Legalizzare cannabis per svuotare carceri/ Proposta Gherardo Colombo, ex Mani Pulite

- Niccolò Magnani

Gherardo Colombo propone di legalizzare la cannabis per svuotare le carceri: l’ex giudice di Mani Pulite punta a depenalizzare il possesso delle droghe leggere, “questione educativa…”

Cannabis legale
Sit-in per chiedere il voto sulla cannabis legale: Radicali, Sardine e PiùEuropa (LaPresse, 2022)

LA PROPOSTA DI GHERARDO COLOMBO (EX MANI PULITE) PER LEGALIZZARE LA CANNABIS

Legalizzare la cannabis per poter svuotare le carceri: la proposta arriva dall’ex magistrato del pool “Mani Pulite” durante Tangentopoli, Gherardo Colombo, e viene presentata sul “Domani” come programma “potenziale” alle prossime Elezioni 2022. «Lo Stato consente ai cittadini di comprare alcolici e sigarette, pur se dannosi, eppure vieta la libera vendita della cannabis»: spiega giudice ora in pensione nel suo editoriale sul quotidiano diretto da Stefano Feltri. Il Referendum sulla legalizzazione della cannabis, lo ricordiamo venne presentato dall’Associazione Luca Coscioni di Marco Cappato ma non fu ritenuto costituzionale dalla Consulta che ne bloccò il via libera verso le votazioni. Ora Colombo ritorna su quella proposta e la dettaglia: «o si crede che le persone non sappiano scegliere se e quanto bere, fumare tabacco o cannabis oppure no, e allora si vietano tutte queste sostanze», avanza il giudice del Pool, «oppure si crede che ne siano capaci e allora le si permettono tutte, dedicando competenze e risorse per educare le persone ad un loro uso corretto».

Secondo Gherardo Colombo non ha senso ad oggi vietare la diffusione legale della cannabis, della marijuana in tutto il Paese: il tema del rischio di dipendenza allargata a giovani e giovanissimi, l’ex giudice ritiene che il problema sia prima di tutto educativo nel comunicare loro piena libertà con al contempo consapevolezza dei propri limiti. Di contro, Colombo allontana la tesi secondo cui vi sarebbe un rischio di correlazione tra legalizzazione cannabis e criminalità organizzata: «legalizzando il prodotto e il suo consumo, con ferme limitazioni ai minorenni come per alcool e tabacco, si limiterebbero intruditi e presenza nella criminalità, tutelando nel contempo anche la salute dei consumatori». La proposta specifica del giudice, adottata dal “Domani”, vede la possibilità per l’appunto di legalizzare in pieno la diffusione della cannabis avendo come effetto indiretto anche lo svuotamento delle carceri: ad oggi, il sistema carcerario costa allo stato 3 miliardi all’anno ma il 30% degli attuali detenuti è in prigione per reati legali alle droghe leggere.

LEGALIZZARE CANNABIS PER SVUOTARE LE CARCERI: QUALI POSSIBILI CONSEGUENZE AL “PROGRAMMA” DI GHERARDO COLOMBO

Sempre per l’ex magistrato Gherardo Colombo, legalizzare significa «controllare il prodotto, evitando che chi ne faccia uso sia esposto al consumo di sostanza la cui composizione non è sempre nota e può essere manipolata per aumentare la percentuale di thc per favorirne la dipendenza». Legalizzare per ridurre il problema del sovraffollamento delle carceri: per il giudice e scrittore, un’ulteriore conseguenza della proposta di legge potrebbe esser quella di non penalizzare il possesso di quantità che oggi consentono l’arresto, seppur destinate all’uso personale. Secondo la visione di Colombo, membro di una stagione giudiziaria dal fortissimo connotato giustizialista, la restrizione della libertà tramite la carcerazione «serve solo nei confronti di persone pericolose, negli altri casi si tratta di esercizio della vendetta». Da anni, va detto, Colombo ha modificato i propri antichi principi arrivando anche a contrastare l’assunto giustizialista di Tangentopoli: «giustizia non è vendetta e il carcere deve essere disposto solo se indispensabile». Seguendo questa linea, la posizione di Gherardo Colombo sulla cannabis è presto che spiegata: «legalizzare coltivazione, trasporto, vendita, consumo di cannabis» e completa «depenalizzazione» in ambito giudiziario. «Anche il piccolo spacciatore dovrebbe essere rieducato attraverso altri canali educativi e non immesso nel circuito carcerario che non limita la recidiva e anzi spesso diventa scuola di delinquenza».

Colombo cita un’analisi del professor Marco Rossi dell’Università La Sapienza di Roma in merito alla legalizzazione della cannabis: «a parità di livello di consumi, porterebbe nelle casse dello stato tre miliardi di euro di imposte, aumenterebbe il reddito nazionale di mezzo miliardo, farebbe risparmiare 600 milioni di euro per la lotta al contrabbando e diminuirebbe i costi sanitari legati agli effetti delle sostanze contraffatte», spiega ancora l’ex giudice citando i dati dello studio. In poche parole, la sua proposta prevede un costo minimo per lo Stato con possibili conseguenze secondo lui virtuose: «Non costa, ma anzi genera risparmi e nuove entrate che possono essere investiti in percorsi di educazione e sostegno contro le dipendenze». Nell’analisi del docente universitario non sono compresi al momento i costi del sistema carcerario, ma è qui che si inserisce la proposta dettagliata di Gherardo Colombo: «sul sistema giustizia, limiterebbe introiti e presenza della criminalità, tutelando nel contempo anche la salute dei consumatori». Al netto di ciò, il problema per Colombo è ancora una volta prima di tutto educativo: «cosa c’è dietro il consumo di sostanze come alcolici, tabacco o cannabis? Disagio sociale e individuale, desiderio di fuggire dalle proprie condizione e insoddisfazione […] Più che proibire acriticamente, equiparando droghe leggere e pesanti, lo Stato ha il dovere di intervenire sulle cause che generano il ricorrervi». In un intervento sul nostro quotidiano lo scorso giugno, la senatrice Paola Binetti rispose a “distanza” all’invito di  Gherardo Colombo in tv per la legalizzazione della cannabis: «il rischio è che il consumo di droghe leggere possa aumentare le probabilità di consumare in futuro droghe pesanti come cocaina o eroina. Il rischio esisterebbe soprattutto nell’adolescenza, quando il cervello è più sensibile agli effetti delle sostanze psicotrope, dal momento che si tratta comunque di una sostanza che crea dipendenza e comporta rischi per la salute a medio termine».





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