LETTERA DA UNA RSA/ “Ti faccio bella perché incontrerai il tuo Sposo”

- Lettera firmata

Testimonianza da una Rsa dove le infermiere accompagnano nella morte i loro pazienti fino all’ultimo istante

coronavirus italia 29 lapresse1280
Reparto infettivi dell'Ospedale Bassini di Milano (LaPresse)
Pubblicità

Oggi vorrei raccontare alcuni episodi dove ho visto in modo così evidente che la Divina Provvidenza esiste veramente. Ieri alle ore 14 stavamo decidendo chi dei nostri pazienti sottoporre al tampone per la ricerca del covid-19. Dalla Ats abbiamo ricevuto solo 10 tamponi e capite che 10 su 110 pazienti è un numero ridicolo non ci avrebbe portato a nessuna possibilità di azione.

Dopo un’ora di discussione guardo il mio cellulare e trovo un messaggio di una mia amica che mi dice che se avessi avuto la possibilità di andare a Milano avrei potuto portare a casa 100 provette per fare i tamponi. Come ho letto il messaggio non posso dirvi la commozione mia e dei medici. Stando al Cottolengo sento spesso le suore dire che la Provvidenza risponde dandoci esattamente il necessario né una cosa in più né una cosa in meno. Nella mia RSA ci sono sempre stati 120 pazienti ma da una settimana, o meglio da pochi giorni ce ne sono rimasti 110 perché in una settimana ne sono morti.

Sono partita subito con la mia macchina e quando sono tornata da Milano con i 100 tamponi incrocio la mia direttrice che non sapeva ancora nulla e quando le dico che avevo 100 tamponi e che quindi avevamo la possibilità di tamponare tutti i nostri pazienti si è messa a piangere e mi ha detto che ieri era iniziata la novena al santo Giuseppe Benedetto Cottolengo. Cos’è tutto questo?

Pubblicità

Secondo episodio che ci ha veramente cambiato lo sguardo dando  un significato a quello che stiamo vivendo in questi giorni: l’assistenza a pazienti terminali. Viviamo tutti un forte senso di impotenza e anche di paura o meglio di tristezza nel vedere i nostri pazienti morire e morire così soli rispetto agli affetti dei loro cari, degli amici che dobbiamo sostituire noi ma che non potremmo mai sostituire fino in fondo. In tutto questo ho la possibilità di assistere una suora molto anziana ma molto lucida e con una grande fede che ora che non sta bene per il virus  ci chiede sempre di aiutarla a prepararsi nel modo migliore con i vestiti belli puliti, con le medagliette belle pulite in ordine perché vuole essere pronta e bella per incontrare il suo Sposo.
Ecco questa sua gioia vera nel vivere questo momento della vita che è il passaggio nella malattia dalla vita alla morte probabile ha completamente cambiato il mio atteggiamento di fronte  agli altri pazienti morenti. Non è la stessa cosa lavarli, asciugarli, rimboccare le coperte pensando è tutto finito invece lavarli sistemarli pettinarli pensando ti faccio bella perché incontrerai il tuo Sposo. Tale è la commozione per questa verità che quasi senza rendermene conto anziché dire alle mie collaboratrici facciamo piano sistemiamola bene perché sta morendo, perché sono gli ultimi momenti, mi sono ritrovata a dire sistemiamola delicatamente, mettiamola bella perché tra poco vedrà Gesù. Ha davvero cambiato me e a Dio piacendo chi lavora con me. Ragazze anche giovani che tornano indietro,  guardano i pazienti morenti e mi guardano e mi dicono Beh! dai è messa bene è bella! è una grande commozione che fa quasi provare una vertigine e non posso negare che ha introdotto un respiro più grande senza togliere la drammaticità dell’istante ma un respiro davvero più grande. Non è di fronte al Nulla che la vita riprende, che si trova il coraggio di continuare, di lavorare e lavorare bene 
ma solo di fronte ad una Presenza che grazie alla gioia di Suor Elisa ho nuovamente incontrato.

Un abbraccio forte

Franca

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità