LETTERA DAL SUD/ “La sanità lombarda ha regalato 15 anni di vita in più a mia madre”

- Lettera firmata

Si parla spesso di “turismo sanitario” in Lombardia, il cui sistema pubblico-privato è oggi sotto attacco di giornali e pm. La lettera di un paziente del Sud

Immagine di repertorio (Pixabay)
Sala operatoria, immagine di repertorio (Pixabay)
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Caro direttore,
la sanità lombarda non può subire strumentalizzazioni politiche, alimentate da certa stampa che tenta di cambiare od offuscare la realtà. L’emergenza Covid-19 ha sorpreso, spiazzato e ingolfato tutti i servizi sanitari, in Italia come altrove. Invisibile e sconosciuto, il coronavirus in Lombardia è stato fronteggiato con coraggio, impegno, sacrificio, spirito di solidarietà e cooperazione. Le polemiche diffuse e le narrazioni parziali delle ultime settimane rischiano di mortificare il modello sanitario lombardo e lo stesso Servizio sanitario nazionale, a beneficio di chi ha interessi, per la verità non troppo nascosti, per screditare e delegittimare una Regione moderna e organizzata come la Lombardia.

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Sono un cittadino meridionale, che ha vissuto in famiglia il dramma dell’emigrazione sanitaria, trovando negli ospedali di Milano e di Bergamo professionalità, umanità ed eccellenza quotidiane. Mia madre, cardiopatica e trapiantata di cuore, giunta in Lombardia è stata a lungo curata con competenza, scrupolo, rigore, sensibilità e costante vicinanza di tutto il personale sanitario, sia a Milano che a Bergamo. Grazie alle strutture pubbliche della Regione, in cui, peraltro, il privato funziona ed è di elevato livello, ha potuto vivere per 15 anni in più. Per le condizioni in cui si trova la sanità del Sud, se non fosse andata in Lombardia sarebbe venuta a mancare anzitempo, non avrebbe potuto gioire in famiglia né conoscere la sua nipotina.

Oltretutto, la Lombardia, e questo è bene sottolinearlo, ha un volontariato molto attivo, che consente a tanti meridionali di soggiornare vicino ai propri parenti ricoverati e di stabilire legami di amicizia vera, forte e profonda con chi patisce la stessa sorte e con quanti lavorano nei vari reparti. Si tratta di rapporti che prescindono dalle provenienze, dalla mentalità e dai costumi differenti. L’Italia resta una nazione coesa, a dispetto di chi vuole dividerla per ignobili scopi elettorali.

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Perciò, direttore, mi consenta tramite la sua testata di esprimere la mia più sentita e sincera gratitudine all’indirizzo della sanità lombarda, che rimane un esempio straordinario, nonostante i drammi che hanno colpito tante persone per la recente perdita dei loro cari, a causa dell’epidemia in atto.

Carmelo Novello

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