LETTURE/ Dal 700 napoletano al terzo settore di oggi, senza accademie non c’è cultura

- Laura Colantonio

Fin dal Settecento napoletano, la città partenopea vanta una modalità di trasmissione della tradizione culturale che oggi risulta ancora più preziosa

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Napoli, protesta contro il lockdown in Piazza del Plebiscito (LaPresse)

La cultura è il motore essenziale delle nostre vite, messo a durissima prova nel corso di questo interminabile anno nel quale il tempo è stato scandito dalle lancette del Covid.

La compagine culturale che abbraccia l’arte e le mostre, il teatro e la musica, i concerti e gli eventi di comunità resta quella che maggiormente deve riuscire a trovare la chiave di volta per reinventarsi e riscoprire modalità nuove di porsi, magari ispirandosi a modelli culturali che si sono definiti nel corso del tempo. Le associazioni culturali, che si profilano sempre più come enti del terzo settore, rappresentano per certi versi la rinnovata veste, non solo formale, delle attività delle accademie culturali. Ma avviciniamoci con gradualità a queste realtà diverse, distanti diacronicamente eppure poste in condizione dialogica per connotazioni di impostazioni e di modalità di gestione.

Scegliamo per la nostra riflessione comparata il Secolo dei lumi, il Settecento, e in particolare la seconda metà. Nel trattato Dissertazione dell’utilità o inutilità delle accademie (1780) Saverio Mattei, letterato, musicista, avvocato e storico della musica italiana sottolinea come le accademie si stiano estinguendo “per uno spirito di indipendenza” che porta ciascuno a voler “essere maestro e discepolo di se stesso”. Questo riferimento documenta la percezione di una fase critica, ma proprio per questo anche protesa a rinnovarsi implementando ad esempio modi di fruizione sociale, di quella dimensione che si poneva come alternativa di approfondimento formativo rispetto alle opportunità delle università nell’ambito del contesto napoletano così specifico.

La consapevolezza delle disuguaglianze sociali, unita alla crisi dell’accademismo napoletano, porta alla nascita di società letterarie o culturali in senso ampio e olistico, distinte nel promuovere più agevolmente processi d’ istruzione laddove, proprio nel Secolo dei lumi, come Mattei continua a rilevare, l’eccesso di erudizione, dato dalla divulgazione di dizionari e compendi che come esito esasperato hanno fatto di ciascun individuo un dissertatore, promuove isolamento e autoreferenzialità, per dirla con parole più vicine a noi. E soprattutto nel trattato, relativo ad altra tematica, Che la dolcezza delle pene sia giovevole al fisco più che l’asprezza. Paradosso politico, e legale Mattei evidenzia come anche  attraverso la rieducazione formativa l’utilità sociale vada perseguita. Tra socializzazione collettiva del sapere e ogni altra azione o scelta del singolo in tutti i campi, l’utilità sociale deve scandire il progresso della società stessa.

Anche oggi siamo divorati dalle disuguaglianze sociali e culturali, anche oggi i percorsi di formazione rischiano di essere sempre più monadi compiaciute di se stesse solo amplificate dagli isolamenti imposti dalla pandemia, e proprio oggi le associazioni culturali del terzo settore possono rappresentare sempre più l’anello di congiunzione che consente alla scuola, prima comunità, di travalicare se stessa, di creare alleanze con il territorio per comunità educanti ampie e competenti che si prefiggano di contrastare ogni forma di povertà educativa. E dunque le accademie sono state, specialmente nell’ultimo ventennio del XVIII secolo, e le associazioni possono essere, anche in modo sinergico con le attuali e storiche accademie culturali, sempre più quei luoghi privilegiati, non certo solo fisici ma di apprendimento e di mediazione, per proposte di rinnovamento sociale, civile e culturale sempre più accolte dalle politiche sociali e per la famiglie a ogni livello.

Spianiamo la strada dunque a quelle associazioni che possono divenire modello di promozione di sodalizi responsabili e perpetui, promuovendo quella sana contaminazione tra pubblico e privato, tra istituzioni laiche ed ecclesiastiche, tra scuole e atenei, tra sistemi integrati di formazione e di istruzione perché ogni adolescente abbia opportunità di crescere non solo nella prima base educativa che è ciascuna famiglia come ciascuna scuola.

Di particolare significato è lo sviluppo delle valutazioni dell’economista Antonio Genovesi, maestro di Saverio Mattei, quando sottolinea, rispetto al tema considerato in questo articolo, il ruolo dei finanziamenti privati come dell’iniziativa pubblica, sinergia già stimata quindi come strategia risolutiva. Tale riflessione comparata non vuole certo essere esaustiva, anche in relazione a quanto di questi barlumi avrebbe concorso al flusso di bisogni espressi dalla Rivoluzione francese.

Concludiamo per ora queste considerazioni con il riferimento all’articolo XII dello Statuto di Mattei per una tipologia di Regolamento delle accademie che pone già l’accento sul tema predominante dell’aggiornamento: dedicare una sera la settimana alla conversazione letteraria in accademia. Alle lettere e ai versi, universalmente culla di ogni civiltà educante.

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