LETTURE/ “I promessi sposi” di Testori: un capolavoro vive solo grazie a noi

- Giuseppe Frangi

Tornano in scena al Teatro Franco Parenti di Milano “I Promessi sposi alla prova” di Giovanni Testori. Ciò che credevamo di sapere viene rivissuto e riprende vita. Un sfida per ogni maestro

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Giovanni Testori (1923-1993) (Foto da brandmilano.org)

“Dopo il ‘quel’ la parola ramo deve incarnare, deve essere, veramente e interamente essere, lui, proprio lui, il ramo. Il! Quel! Non un altro”. È il maestro che sta guidando un gruppo di allievi non tanto a mettere in scena i Promessi sposi, quanto a viverli, a sentirli in tutta la loro verità poetica e umana. Il Maestro è la figura indimenticabile protagonista di questo testo di Giovanni Testori che oggi torna in scena nel teatro che ne aveva visto l’esordio nel 1984, il Teatro Franco Parenti.

Proprio Parenti, grandissimo attore, era stato il protagonista di quell’edizione coronata da un incredibile successo di pubblico; oggi nel suo ruolo c’è Luca Lazzareschi, che si è calato perfettamente in questo personaggio, che è l’anima dello spettacolo: il punto di continuità tra il 1984 e l’oggi è dato dalla mano della regista, Andrée Ruth Shammah, che in questo testo ha sempre creduto con incredibile intelligenza e passione.

Il Maestro: Testori non lo chiama in altro modo, ma l’aver immaginato una figura così dice tantissimo non solo di questo suo spettacolo, ma soprattutto di come lui immagini il rapporto con un testo “classico” come il capolavoro manzoniano.

La forza e la sorpresa dei Promessi sposi alla prova, questo è appunto il titolo dello spettacolo, sta proprio nella capacità di rendere inaspettatamente vivo e presente un qualcosa che tutti magari amiamo ma che consideriamo un “già saputo”. Con Testori invece nel rapporto con quel grande libro non c’è più nulla di scontato, a partire da quelle parole che fanno da “risaputissimo” incipit. Se il Maestro insiste affinché i suoi giovani attori imparino a “dire” quelle parole, non è per un mero fatto di qualità interpretativa; lui vuole e chiede che quelle parole pronunciate contengano e quindi esprimano la verità e l’unicità della “cosa” di cui sono nome: dietro e dentro le parole ci deve essere la realtà di “quel ramo”, precisa, circostanziata e amata.

Nella figura del Maestro Testori gioca la sua sfida: quella di mettere in campo un rapporto diverso tra la vita di oggi e un grande capolavoro del passato. Il Maestro è colui a cui è affidato il compito di colmare la distanza, di combattere ogni scontatezza. Per questo I Promessi sposi alla prova, pur nella fedeltà sostanziale al meraviglioso prototipo, sono un esercizio stupefacente e a tratti anche esilarante, di smontaggio e rimontaggio del romanzo. Ogni situazione è reinterpretata dai protagonisti con l’aria di chi voglia sempre verificare la tenuta e la credibilità di quel che è chiamato a mettere in scena. Per questo lo spettacolo di Testori a tanti anni di distanza non solo mantiene la sua vitalità ma resta come un suggerimento di metodo per come si può proporre un classico uscendo da una logica “scolastica”. È uno spettacolo pensato per chi insegna e in particolare per chi ha a cuore il mestiere di insegnare: non è quindi un caso che il Maestro sia ancor più che il protagonista, l’anima, l’agitatore instancabile e a tratti anche stupefatto per gli esiti che il suo agire determina. Maestro che incoraggia ad aprire percorsi, consapevole che insegnare più che un mestiere è un’avventura.

Che la compagnia che va in scena sia l’equivalente di una classe lo rivela il meraviglioso e commovente finale, in cui il Maestro chiama gli allievi attori a venire sul proscenio e dire il loro vero nome, come se fosse un appello, quasi che la vita reale alla fine sbucasse dalle trame del romanzo, sovrapponendosi ad esse. Per questo I Promessi sposi alla prova sono un grande regalo non solo per chiunque creda che i classici siano parole vive. Ma anche per i tanti che fanno quotidianamente della scuola un’avventura di vita.

“I Promessi sposi alla prova” di Giovanni Testori, adattamento e regia di Andrée Ruth Shammah. Teatro Franco Parenti, Milano, dall’11 al 23 febbraio 2020

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