LETTURE/ “Un giorno dopo l’altro”: l’ottimismo non regge al Covid, la speranza sì

- Giorgio Paolucci

Ne “Un giorno dopo l’altro. Per non dimenticare né adesso né dopo” Guido Mezzera offre una guida originale per vedere con occhi nuovi i tempi che vivamo

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Foto Claudio Furlan (LaPresse)

In un’epoca intrisa di smarrimento, rassegnazione, rabbia e impotenza come quella che stiamo vivendo, è consolante poter contare su qualche compagno di viaggio con cui condividere la fatica dei giorni. Senza pretendere che ci sollevi miracolosamente dal peso che portiamo sulle spalle e nel cuore, propinandoci ricette miracolose che ben presto rivelerebbero la loro inconsistenza, ma almeno facendoci intravedere dei punti di luce che buchino l’oscurità e ci ricordino che la vita ci regala ogni giorno un’alba.

Ha provato a farlo Guido Mezzera, scrittore, interprete e regista di spettacoli teatrali, osservatore acuto delle grandi cose che la realtà regala a chi sa guardare con curiosità alle piccole cose. E così, prendendo appunti a partire dalla rivoluzione che mister Covid-19 ha portato nell’esistenza quotidiana di noi tutti, settimana dopo settimana ha condiviso scoperte, intuizioni e giudizi con alcuni amici, poi li ha postati sulla pagina Facebook “I canzonieri” e ora li propone in un e-book che offre squarci di realtà illuminati da uno sguardo positivo, intitolato Un giorno dopo l’altro. Per non dimenticare né adesso né dopo.

In questo viaggio dell’anima si fanno compagni del lettore romanzieri, poeti, artisti, cantanti, mistici, ognuno con un cammeo che impreziosisce un percorso segnato da quell’inquietudine che tutti abbiamo sperimentato da quando la pandemia ha steso il suo manto di dolore sul mondo. Incontriamo Tolstoj, Dostoevskij, Hugo, Calvino, Montale, Tolkien, Lewis, Fromm, Alda Merini, Etty Hillesum, Madre Teresa e Papa Francesco che nelle prime pagine del libro viene rappresentato nella sua imponente testimonianza di sofferenza e di fede offerta al mondo da piazza San Pietro la sera del 27 marzo 2020. 

Quando si utilizzano tante fonti e tante parole “pesanti”, c’è il rischio di fare annegare il lettore in una sorta di enciclopedismo d’autore, generando una babele infinita di linguaggi e di messaggi. Mezzera sta alla larga da questo pericolo e si cimenta nel paragone tra i passaggi d’autore e la carne dell’esistenza quotidiana: “Se le parole, invece di essere impiegate per dar vita a sottili ragionamenti, piuttosto che per esprimere pareri sotto forma di sentenze, sono quelle che descrivono una reale esperienza, ecco che tornano a significare quello che davvero sono. È il racconto della vita, e non l’opinione su di essa, che può aiutare una vera comunicazione, una reale comprensione”. Anche perché, per dirla con Henrik Ibsen, “un migliaio di parole non lasciano un’impressione tanto profonda quanto una sola azione”.

Nella seconda parte dell’e-book gli “appunti” lasciano spazio a una serie di riflessioni, ciascuna focalizzata su una parola evocativa e dipanata in forma di trittico: un primo link rimanda al video di una canzone di un cantautore italiano, un secondo rimanda a un video in cui Mezzera legge un suo racconto ispirato al brano musicale, il terzo a un’opera pittorica o a un luogo suggestivo. E così Enzo Jannacci regala il suo sguardo acuto sull’umanità lacerata e piena di desiderio del barbone protagonista di “El purtava i scarp del tennis”, Lucio Dalla – con Lanno che verrà” – racconta alla sua maniera l’attesa di una novità capace di cambiare la vita, Davide Van De Sfroos – con “E semm partii” – rievoca l’epopea dei migranti e di cosa significa mettersi in cammino sorretti da una speranza che possa reggere l’urto di circostanze avverse. 

Oggi, a distanza di mesi dall’esordio della pandemia, frasi come “andrà tutto bene” che popolavano balconi, finestre e post su Facebook o che punteggiavano le nostre conversazioni, mostrano tutta la loro strutturale fragilità. L’ottimismo non ha retto all’urto del coronavirus, la speranza, quella no, non si spegne, ma ha bisogno di essere continuamente alimentata. “La speranza – scrive Václav Havel – non è per nulla uguale all’ottimismo, non è la convinzione che una cosa andrà a finire bene, ma la certezza che quella cosa ha un senso indipendentemente da come andrà a finire”. Questo libro ci aiuta a coltivare la speranza. 

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