Formazione insegnanti e mass-media

Cosa scrivono  le principali testate giornalistiche on-line  in tema  di formazione docente? La risposta in una rapida esplorazione fra le pagine del web. MAURO ZUCCARI

16.05.2013 - Mauro Zuccari
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La formazione degli insegnanti, che spazio ha nei mass media? Soprattutto, come viene trattata? Con una rapida e del tutto parziale esplorazione fra le pagine on line di alcune importanti testate giornalistiche italiane, abbiamo trovato pochi articoli su questo problema cruciale per il futuro della scuola; molti di più, invece, sono stati pubblicati a riguardo del “concorsone” e dei TFA, insomma sul reclutamento degli insegnanti. 

Vediamo qualche testo significativo. Gian Arturo Ferrari, sul Corriere della Sera del 30 gennaio 2013, lamenta la “pressoché totale assenza dal dibattito elettorale … del complesso formazione – istruzione – educazione, ossia valorizzazione del capitale umano.” (www.corriere.it/editoriali/13_gennaio_30/ignoranza-elezioni-riforma-elettorale-Ferrari_7a0cb538-6aa6-11e2-9446-e5967f79d7ac.shtml).

Il riferimento qui è a tutta la tematica scolastica, non solo alla formazione dei docenti: su quest’ultima, quasi un anno prima, l’Ocse sollecitava il nostro Paese a darsi una mossa. “… investite per formare i prof, ma l’Italia in 10 anni quasi azzera i fondi”, spiegava un articolo di Salvo Intravaia, apparso su La Repubblica del 1 maggio 2012: “Soldi per la formazione decimati: sono diminuiti dell’81,4% per arrivare a 8,4 milioni. Mentre gli osservatori internazionali valutano che i migliori rendimenti degli alunni si registrano dove si investe di più sulla scuola”. (www.repubblica.it/scuola/2012/05/01/news/fondi_formazione_tagliati-34266384/?ref=search). Lo stesso Intravaia è autore di un saggio, “L’ Italia che va a scuola”, edito da Laterza, nel quale sostiene fra l’altro che : “… gli allievi che escono dalle scuole elementari italiane sono ai primi posti della classifica europea per formazione. A cosa si deve? …. è merito degli insegnanti, in prevalenza di sesso femminile, con una buona formazione in psicologia e pedagogia. Materie che vengono ignorate o trascurate nella formazione dei docenti degli altri ordini, tant’ è che la formazione degli allievi e la qualità del prodotto-scuola comincia a decrescere già alla scuola media”.

Mariapia Veladiano, sempre su Repubblica, il 2 luglio 2012 si chiedeva: “Perché non lavorare diversamente grazie alla formazione degli insegnanti, all’ aggiornamento?” E rispondeva: “Ad esempio perché quest’ anno per la formazione in servizio il Ministero ha stanziato 18,75 euro per insegnante. Per tutto l’ anno. Poi perché in Italia la formazione in servizio non è un obbligo e di solito “la fa chi non ne ha bisogno”, ha detto … a un incontro pubblico Giovanni Biondi, capo dipartimento del Ministero dell’ istruzione”. Come già detto, fiumi d’inchiostro, anche in formato digitale, si versano da tempo sul tema del reclutamento degli insegnanti, strettamente collegato a quello della formazione; questione “bollente”, oggetto di innumerevoli proteste e ricorsi giudiziali da quando l’allora Ministro Gelmini decretò di escludere dalla Graduatorie ad esaurimento chi si è iscritto a Scienze della Formazione Primaria dopo il 2008.

Si veda ad esempio, l’articolo pubblicato da Davide Lessi su L’Espresso del 21 novembre 2011, intitolato: “Abilitati a far nulla” (espresso.repubblica.it/dettaglio/abilitati-a-far-nulla/216527). Parole di fuoco sui «percorsi formativi abilitanti speciali» scrive Andrea Ichino sul Corriere della Sera del 7 febbraio 2013, in un pezzo intitolato “La beffa per i docenti che valgono” (www.corriere.it/opinioni/13_febbraio_07/ichino-beffa-docenti-valgono_f88e459e-7112-11e2-9be5-7db8936d7164.shtml). Molti altri articoli su questo tema sono apparsi fra settembre e novembre dell’anno scorso: “..se c’è chi spera di sistemare la propria carriera, e dunque anche la propria vita, c’è pure chi protesta, come i precari … perché ritiene di aver già superato tutte le prove che doveva affrontare e con lo slogan «Ritiro dei tagli, no al concorso», si oppone con decisione alla prova” (Flavia Fiorentino, corriere della Sera, 12 settembre 2012 (www.corriere.it/cronache/12_settembre_23/concorso-prove-professori_3e44e2c2-0553-11e2-b23b-e7550ace117d.shtml).

Sul cosiddetto “concorsone”, un paio di mesi prima Dario Di Vico, sempre sul Corriere, il 17 dicembre 2012, scriveva: “Il solo fatto … che si torni ad assumere tramite concorso è una discontinuità che va salutata con favore perché chiude una parentesi lunga 14 anni”. L’autore proseguiva con quest’osservazione: “La scuola, dunque, è sotto sforzo e rimane comunque un comparto del terziario debole nonostante gli insegnanti ricoprano un ruolo chiave nella produzione di conoscenza e capitale umano. Dovrebbero far parte del terziario avanzato e invece l’impiego scolastico resta per molti ancora un refugium o come dicono più benevolmente gli anglosassoni un second best, una seconda scelta.” (www.corriere.it/opinioni/12_dicembre_17/di-vico-concorso-occasione-cambiare-scuola_91d2bb78-4827-11e2-9b8b-e1acb7544763.shtml). 

A questo tema “Il Sussidiario.Net” dedica un vero e proprio “speciale”, reperibile all’indirizzo: www.ilsussidiario.net/Speciali/Il-caso-TFA/. E’ interessante notare come la selezione degli insegnanti abbia un ruolo fondamentale nel determinare il successo dei sistemi scolastici e, indirettamente, dei sistemi economici di interi Paesi: è quanto emerge da una ricerca su 50 sistemi educativi diversi, realizzata dall’Economist Intelligence Unit per la multinazionale dell’educazione Pearson e descritta sinteticamente in un articolo di Cristina Taglietti, apparso sul Corriere della Sera il 27 novembre 2012 (www.corriere.it/cultura/12_novembre_27/taglietti-scuola-giusta-paese-top_edfda238-3886-11e2-a2c7-8d9940659020.shtml). Lo studio dà origine ad una vera e propria classifica internazionale: “I due Paesi al vertice …, Finlandia e Corea del Sud, propongono due sistemi educativi completamente diversi …. Ciò che (li) accomuna … è l’importanza attribuita all’insegnamento … (Finlandia e Corea del Sud scelgono gli insegnanti tra i migliori laureati). Entrambi fanno leva sul senso di responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi e sono caratterizzati da un’idea morale diffusa nella società che motiva docenti e studenti (in entrambe le società il rispetto per l’insegnante è considerato fondamentale).  D’altro canto l’importanza dell’insegnamento è l’indicazione principale che emerge dalla ricerca e si basa soprattutto sul riconoscimento del ruolo sociale, mentre il salario … sembra avere scarsa rilevanza sui successi scolastici e pochi collegamenti con lo sviluppo delle capacità cognitive misurate secondo i test internazionali.” Un esperimento innovativo a riguardo è segnalato da un articolo apparso sul “Corriere di Verona” del 2 febbraio 2013, a firma “A. Pri”: “Verona, la prima scuola elementare dove gli alunni scelgono i maestri – Le selezioni dei docenti dopo i colloqui con i bambini” (www.corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2013/2-febbraio-2013/verona-prima-scuola-elementare-dove-alunni-scelgono-maestri-2113816321680.shtml).

Tornando a parlare di formazione dei docenti, alcuni articoli si soffermano su aspetti molto particolari. Ad esempio, la “alfabetizzazione informatica”, per mettere gli insegnanti in grado di usare le nuove tecnologie, su cui spesso i loro giovanissimi alunni sono molto più esperti di loro; per questo è stata inventata la “Patente per la Didattica Digitale” (Paddi), illustrata ampiamente in un articolo del Corriere datato 30 ottobre 2012 (www.corriere.it/scienze/12_ottobre_30/paddi-patente-didattica-digitale_9e0a40aa-2293-11e2-a409-d9bbe43caf7e.shtml). Da leggere anche le «Raccomandazioni per la gestione del bambino allergico a scuola» di Federasma e Società italiana di allergologia pediatrica; l’opuscolo del l’Associazione lucana assistenza diabetici; il Cd-rom curato dalla Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica …”: tanti vademecum con consigli pratici per i docenti che “A volte … sono riluttanti a somministrare le cure agli allievi, perché hanno paura di non saper gestire eventuali reazioni gravi: temono di assumersi una responsabilità con effetti legali, che in realtà è di chi prescrive la medicina”, come scrive Maria Giovanna Faiella in un articolo apparso sul “Corriere” del 2 ottobre 2012, con il titolo “I timori infondati degli insegnanti” (www.corriere.it/salute/12_ottobre_02/farmaci-scuola-timori-insegnanti_29dc3d34-095a-11e2-8adc-b60256021bbc.shtml). 

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