Consapevolezza e curiosità: così il liceo proietta alla scelta della professione

Cosa succede quando uno stage e buoni docenti aiutano lo studente a ri-conoscersi e a iniziare il suo cammino nel mondo? Ce lo racconta ANDREA TORRANO

02.10.2013 - Andrea Torrano
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Foto Frassati

Un neodiplomato del liceo linguistico di Civitanova Marche (MC), scrivendo alla sua ex-insegnante di lettere, fa un bilancio dei suoi anni di scuola , riflettendo su ciò che lo ha aiutato a mettere a fuoco le sue inclinazioni, orientandone gli studi successivi e predisponendo in lui un’attitudine costruttiva nei confronti di tutta la realtà.

Non è stato affatto facile scegliere quale potesse essere il mio futuro. Ma oggi, da ragazzo “neo-maturato” del 2013, mi sento di poter dire che una minima possibilità per determinare il mio destino e, chissà, forse anche quello della mia famiglia, mi è stata concessa. Il mio trascorso di liceale di indirizzo linguistico è stato un viaggio molto intenso tra materie, lingue e mondi diversi, a volte discordanti ma sicuramente complementari, per i quali sono entrato in contatto con sensibilità ed opinioni diverse. Particolarmente il viaggio nel V anno mi ha permesso di costruire qualcosa di nuovo e di personale.

La scuola e i miei “accompagnatori”, comunemente chiamati professori, sono stati determinanti. Ognuno di loro ha aperto di fronte alla classe un ventaglio di possibilità, un metodo diverso e specifico, ciascuno a proprio modo mi ha incuriosito; e proprio la curiosità mi è stata trasmessa, quella che mi ha dato la spinta per affacciarmi ad un altro mondo, quello della cosiddetta vita “vera”, la vita da ragazzo “maturo”, adulto, a partire dalla scelta importante del momento: quella di iscrivermi all’Università di Lingue per la comunicazione ed i mass-media.

Quello stage che mi ha aperto gli occhi

Nelle ultime tre settimane del IV anno tutti noi studenti del linguistico abbiamo avuto l’opportunità di partecipare allo stage lavorativo in ambiti da noi scelti; tale iniziativa ha spinto a metterci in gioco sul serio, superando i banchi di scuola ed entrando nelle vesti di quello che per me era il mondo poco noto e misterioso del lavoro.

Fin da piccolo ho sempre avuto curiosità per la medicina, più precisamente per chi con il semplice movimento delle mani sapeva curare dolori lancinanti del corpo. Crescendo ho scoperto prima di tutto il nome di quella medicina curativa, la fisioterapia, successivamente quanto difficile ma affascinante fosse il lavoro di quelle persone dalle mani “magiche”.

Con lo stage ho colto subito l’occasione per sperimentare se la fisioterapia fosse davvero la mia strada futura, o meglio, il mio progetto di “self-made man” quale mi sentivo e mi sento un po’ tutt’ora. L’esperienza di “Alternanza scuola-lavoro” è stata una delle più costruttive tra le tante opportunità offertemi dal liceo e con cui ho potuto capire i confini reali di quello che fin allora era stato un sogno. Sono entrato a contatto con i pazienti confermando ciò che mi aspettavo e che desideravo: vedere come studi specifici con i relativi sacrifici si possano trasformare poi in un mezzo concreto e pratico per far stare meglio chi soffre fisicamente e non solo.

Quelle tre settimane spese cercando di soddisfare la mia sete di curiosità, facendo domande su cure e trattamenti, convivendo con momenti ora di sollievo ora di sconforto dei pazienti, però, sono state necessarie per capire che quel bellissimo mondo, nella mia infanzia “magico”, in realtà non mi apparteneva.

Vivendo immerso completamente nel lavoro che sarebbe potuto essere in futuro il mio lavoro personale, ho scoperto a fine esperienza che le pareti bianche, asettiche così come la musica rilassante trasmessa nelle sale di cura e nei corridoi non facevano per me.

La scoperta di un nuovo mondo

L’anno sicuramente decisivo per la mia scelta universitaria, per aggiungere quindi un tassello fondamentale al progetto che ho sempre voluto costruire e che continuo a sostenere con fatica per il mio futuro, è stato sicuramente il V anno, l’ultimo, quello in cui si tirano le somme e in cui anche chi non si sente abbastanza maturo, è costretto ad esserlo per il proprio bene.

Durante l’intero percorso scolastico, fin dalla scuola media, ho avuto la fortuna di viaggiare e di raggiungere posti che nemmeno i miei genitori hanno ancora potuto vedere. Proprio grazie a questi viaggi, dal nulla è nata in me una nuova passione, tutta mia, maturata insieme a me, quella delle lingue. Passione purtroppo poco a poco affievolitasi nel corso dei cinque anni di liceo, sia per la prospettiva a volte sbagliata, sia per contingenze problematiche con cui mi affacciavo alle materie linguistiche. La passione delle lingue, per destino, forse immanente, sicuramente latente in me, si è resa nuovamente viva proprio nell’ultimo anno scolastico, quando, dopo tanti interrogativi e supposizioni sono riuscito a capire cosa davvero dovevo cogliere da ogni insegnante, cercando inoltre di ricomporre e ahimè razionalizzare i miei desideri.

E’ stato proprio in occasione della mia partecipazione alle “Olimpiadi delle Lingue” ad Urbino che ho avuto il piacere di riscoprire quanta curiosità avessi ancora per le lingue, è stato proprio in quel momento che mi sono sentito nel posto giusto ed ancora una volta è stato proprio il liceo a farmelo capire. 

Nello stesso anno, soprattutto, io e i miei compagni, abbiamo sostenuto con i nostri professori un dialogo intenso, un interscambio sicuramente costruttivo, arricchito ogni volta dalle opinioni e sensibilità diverse: solo nel confronto vero e, oserei dire, anche adulto tra studente e professore ho potuto realmente metabolizzare e chiarire molti dei tanti dubbi che separavano me dalla mia scelta universitaria.

Ogni professore, nel suo piccolo e gratuitamente mi ha lasciato qualcosa, un piccolo frammento di sé e della sua materia che ha permesso ad un liceale come me di raggiungere quella che a mio parere è una delle mete più ambite di uno studente, ovvero la consapevolezza. Grazie al liceo sono diventato infatti cosciente della ricchezza con cui ne sono uscito, una ricchezza che non potrei ora mostrare concretamente, ma che sicuramente è stata essenziale per il mio progetto futuro, per le mie aspettative di cambiamento e per i miei desideri.

 Il quinto anno è stato per noi quello delle lezioni sul campo, in spiaggia, ad assaporare il gusto de “L’Onda” di D’Annunzio in primavera, l’anno in cui è stato regalato dalla professoressa un libro in lingua inglese, adatto e specifico per la personalità di ciascuno studente, l’anno in cui le famose e da sempre “temute” mappe concettuali o tabelle della professoressa di italiano in realtà si sono definitivamente riscoperte fondamentali per la stesura della tesina. Il quinto anno è stato, infatti, quello della preparazione al tanto “sospirato” esame di maturità, quello in cui partecipare ai rientri di italiano o delle diverse lingue, non era più un obbligo, ma una necessità personale, morale. L’ultimo anno è stato in definitiva il più duro, ma anche il più ricco: mi sono addentrato, grazie ai consigli dei professori, oltre le semplici righe scritte nei libri di testo per abituarmi a costruire qualcosa di mio.

Per queste ed altre vie siamo tutti giunti all’esame di stato. Io ho allora scelto di preparare qualcosa di nuovo come presentazione del mio colloquio, più precisamente un video che proponesse diversi tipi umani contemporanei, rilevati nelle varie letterature, di fronte al “mostro” del Reale, ognuno raccontando il proprio fallimento o nel migliore dei casi la propria soluzione. La tensione tra “Razionalità geometrica e groviglio delle esistenze umane”, titolo della mia tesina tratto da una citazione delle “Lezioni americane” di Italo Calvino, era infatti un argomento che mi aveva colpito molto, avendomi aperto gli occhi su una prospettiva assolutamente e drammaticamente attuale con cui l’uomo alienato e reificato di oggi si affaccia alla vita. E’ stato proprio grazie a questa ulteriore curiosità che ho scoperto un nuovo mondo, quello delle comunicazioni, della programmazione multimediale, in cui ho speso molto del mio poco tempo, ma volentieri. Ecco allora che la scelta universitaria, che segue alla mia passione per le lingue, non poteva che essere improntata al campo delle comunicazioni e dei media.

In conclusione, le ricchezze del percorso di studi le sto vivendo sulla mia pelle ora che gli anni del liceo sono già un ricordo, ora che ho riscoperto la mia attrazione curiosa per le lingue, traducendola in scelta universitaria.

E’ solo in questo momento che capisco che, se non avessi fatto il liceo e se non avessi colto i frutti offerti dalla scuola a me e ai miei compagni, probabilmente non starei ancora lottando con tutte le mie forze e con convinzione, superando le difficoltà, per un futuro migliore per me e per le persone che amo. Sono convinto che quello che ho imparato dalle letterature, dall’arte, dalle lingue e dai professori che mi hanno consentito l’accesso ad esse, abbia contribuito di gran lunga a mantenere viva la mia curiosità per il mondo e la mia consapevolezza nel viverlo, valori che reputo essenziali, costanti rispetto all’idea – che continuerà a crescere con me -, che vivere bene è pormi nel modo più costruttivo possibile di fronte a ciò che mi aspetta attorno a me, fuori da me. 

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