Libia, Haftar andrà a Conferenza di Berlino/ Ok tregua “ma senza mediazione Turchia”

- Niccolò Magnani

Libia, Haftar andrà alla Conferenza di Berlino ma “fissa” le sue condizioni: “ok tregua con Sarraj ma senza mediazione Turchia”. Italia ed Egitto ci saranno in Germania

Libia, Al Sarraj vs Haftar
Fayez Al Sarraj e Khalifa Haftar (LaPresse)

Colpo di scena, l’ennesimo, che se confermato potrebbe dare un senso in più alla Conferenza di Berlino che dovrebbe sancire la pace-tregua permanente in Libia domenica prossima: Turchia e Russia apparecchiano il tavolo del confronto, Italia ed Egitto saranno invitate come esponenti di “primo piano” per dirimere la linea da tenere nel Paese libico nei prossimi anni. Per ora Sarraj ha detto Sì, mentre Haftar ha chiesto due giorni per poterci pensare: la novità di queste ultime ore arriva dai media di Al Arabiya, «il generale Khalifa Haftar, ha accettato l’invito della Germania a partecipare alla Conferenza di Berlino sulla Libia». Pare poi che il generale del Governo di Tobruk abbia chiesto alla Russia una specifica commissione dell’Onu per monitorare l’effettivo cessate il fuoco che si instaurerà una volta firmata la tregua in Germania. Erdogan e Putin, secondo fonti di stampa russe, sarebbero alquanto irritati per la “svolta” di Haftar che ha lasciato Mosca per discutere con gli alleati sul campo la strategia da comporre nei prossimi giorni, ma i margini per la firma della pace a Berlino restano comunque ipotizzabili. Con un secondo tweet, sempre Al Arabiya riferisce di una “condizione” richiesta da Haftar per la firma della tregua: «rifiutiamo che la Turchia faccia da mediatore. Gli Stati mediatori siano neutrali ed abbiano come scopo la stabilità della Libia e non quello di rafforzare le milizie armate o dispiegare estremisti». Non solo, le fonti vicine al generale di Bengasi ribadiscono le altre “condizioni”: «Un termine tra i 45 e i 90 giorni alle milizie per restituire tutte le armi e un comitato guidato dall’esercito nazionale libico che, insieme all’Onu, censisca le armi in mano alle milizie».Intanto il Ministro degli Esteri Di Maio, intervenendo a Cartabianca su Rai3, smentisce la candidatura di Minniti come mediatore in Libia, «Secondo me non serve un inviato speciale europeo, ci sono già i ministri degli Esteri». Piuttosto, specifica il leader M5s, «Servirà un inviato speciale dell’Italia dopo le conclusioni della conferenza di Berlino. Non è stato affrontato nessun discorso a livello di governo. Ricordo che sono il ministro che difende di più i memoranda con la Libia firmati da Minniti».

BERTOLINI “INVIO MILITARI ITALIA? POSSIBILE”

«Di una missione di interposizione si può parlare se c’è un trattato, una tregua, un accordo tra le parti», il commento del generale Marco Bertolini, già comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, ai microfoni di Adnkronos a proposito del possibile invio di altri militari in Libia. Per Bertolini, l’alternativa risiederebbe «l’ipotesi di intervento militare in operazioni ‘di pace’ ma non credo che ci sia l’interesse a condurre operazioni del genere: sarebbe troppo dispendioso e oneroso oltreché rischioso». Poi a proposito della Turchia: «A suo tempo fu esclusa dall’ingresso nell’Ue e mi pare difficile che la Turchia accetti volentieri una presenza dell’Unione europea, a meno che non si presenti sotto la bandiera della Nato». Bertolini conclude: «Un discorso analogo si può fare anche per l’Italia: al-Serraj ha avuto qualche screzio con l’Italia, uno è stato l’incidente diplomatico della sua visita a cui ha rinunciato anche se poi pare tutto sia rientrato. E con Haftar, anche se abbiamo sempre parlato con tutti, abbiamo sempre avuto un rapporto inferiore». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

LIBIA, HAFTAR VS SARRAJ. CONTE: “NON ESCLUDO INVIO MILITARI ITALIANI”

Continuano le operazioni di diplomazia internazionale con l’obiettivo di far firmare la pace al generale Haftar e ad Al Sarraj. Pochi minuti fa è intervenuto il presidente del consiglio, Giuseppe Conte, in prima linea sul fronte libico, che in merito alla questione dell’invio di truppe in Italia ha spiegato: “Ne discuteremo a Berlino e se ci saranno le premesse l’Italia è disponibile. Ma non manderemo uno solo dei nostri ragazzi se non in un contesto di sicurezza e con un mandato chiaro”, ha continuato Conte. “L’Italia ovviamente, se si tratta di dare ogni forma di contributo per la pacificazione è disponibile. In un contesto chiaro e certo, l’Italia farà questa valutazione”. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministero della difesa russo, altra nazione che sta lavorando senza sosta con l’obiettivo tregua: “Il risultato principale dell’incontro è l’accordo di principio tra le parti opposte di mantenere e continuare indefinitamente il cessate il fuoco, il che crea un’atmosfera più favorevole per la conferenza di Berlino sulla Libia. Mosca propone di unire gli sforzi e agire in un’unica direzione per spingere tutte le parti libiche a raggiungere accordi piuttosto che sistemare le cose militarmente”.(aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LIBIA, HAFTAR NON FIRMA LA TREGUA: CONTE CONFERMA L’INCONTRO DI BERLINO

Haftar nelle prossime 48 ore valuterà la proposta di tregua permanente siglata dal rivale Al Sarraj a Mosca nella giornata di ieri: al momento, essendosene andato dalla Russia senza firmare alcunché, lo sforzo diplomatico messo in campo da Russia, Turchia e in parte Italia non ha portato a risultati convincenti. Restano ancora però diversi punti di “speranza” per trovare un confronto proficuo, a cominciare dalla Conferenza di Berlino del prossimo 19 gennaio che resta confermata: «E’ appena arrivato l’invito della cancelliera Merkel per la conferenza di Berlino che salvo imprevisti si terrà domenica prossima 19 gennaio. Queste ore saranno determinanti per gli ultimi preparativi», ha confermato poco fa dall’Egitto il Premier Giuseppe Conte dopo un lungo incontro con il Presidente Al Sisi. Haftar intanto dopo 7 ore di negoziati nella notte moscovita, ha lasciato la capitale russa per non precisate “consultazioni” con gli alleati sul campo in Libia. Intanto Putin, che come ovvio che sia non parla di “fallimento” della missione diplomatica per la Libia, fa sapere che la tregua resta in vigore a tempo indeterminato in attesa della risposta di Bengasi alla proposta di pace avanzata da Turchia, Russia ed Europa (con ruolo però minore, ndr). Ancora Conte specifica dal Cairo «Il fatto che non si sia sottoscritta l’intesa, che la componente di Haftar non l’abbia firmata, non deve distrarci, l’importante è che ci sia un cessate il fuoco sostanziale. Non escludiamo affatto la possibilità di mandare altri soldati italiani in Libia: Ne discuteremo a Berlino e se ci saranno le premesse l’Italia è disponibile. Ma non manderemo uno solo dei nostri ragazzi se non in un contesto di sicurezza e con un mandato chiaro».

ERDOGAN VS HAFTAR “PRONTA DURA LEZIONE SE RIPRENDE GUERRA”

Continuano le reazioni politiche internazionali in merito alla decisione del generale Haftar di non firmare la tregua con il governo di accordo nazionale guidato da Al Sarraj. Stizzita la Turchia, che appoggia le forze di Sarraj, e tramite il suo presidente, Recep Tayyip Erdogan, ha promesso di “infliggere una lezione” proprio a Khalifa Haftar nel caso in cui questi dovesse riprendere i suoi attacchi. Sulla vicenda si è espresso anche il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, che ha detto: “se Haftar continua così, la conferenza di Berlino non avrà senso“. La conferenza dovrebbe tenersi il prossimo 19 gennaio, come comunicato dalla Germania ai paesi partecipanti fra cui anche l’Italia. Bisognerà però capire se si terrà o meno, visti gli ultimi risvolti non proprio positivi. Secondo Cavusoglu la mancata firma di Haftar fa chiaramente capire “chi vuole la guerra e chi vuole la pace”, spiegando poi che la Turchia ha fatto la sua parte e “continuerà a farla“. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LIBIA, HAFTAR NON FIRMA LA TREGUA E LASCIA MOSCA

Nessun cessate il fuoco in Libia. Il generale Khalifa Haftar ha infatti lasciato Mosca senza firmare la tregua con il nemico Al Sarraj. Stando a quanto specificato dal primo, le richieste dello stesso non sarebbero state rispettate, di conseguenza, l’alto militare di Bengasi ha ripreso l’aereo, ed ha abbandonato la Russia. A riguardo vi sono comunque diverse interpretazioni, a cominciare dal fatto che Haftar non avrebbe chiuso definitivamente ad una tregua, ma piuttosto, avrebbe preso del tempo, per valutare con più attenzione tutte le richieste effettuate dalla controparte. Haftar ha puntato il dito nei confronti del fatto che la sua richiesta di ritiro delle truppe turche dalla Libia non sarebbe stata esaudita, ed inoltre, avrebbe chiesto la revoca dell’accordo fra la Turchia e il governo di accordo nazionale. E’ probabile che nelle prossime ore Haftar incontri i paesi che lo supportano per capire come muoversi. La Russia ha intanto fatto sapere che “proseguirà nei suoi sforzi per arrivare a un cessate il fuoco in Libia”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LIBIA, MEZZA TREGUA: SARRAJ FIRMA, HAFTAR NO

Una tregua a “metà” quella che arriva dalla Russia: al tavolo dei negoziati – dove per tutto il giorno non si sono mai seduti, nello stesso momento, Haftar e Sarraj – tra diplomatici russi, turchi e libici di Tripoli e Bengasi, è solo il Premier del Governo di unità nazionale ad aver firmato l’accordo verso la Conferenza di Pace. Haftar ha invece preferito prendere tempo ed entro domani mattina dovrebbe dare la sua risposta definitiva: «Sarraj ha firmato l’accordo sulla tregua in Libia, mentre Haftar ha chiesto tempo fino a domani mattina», è il comunicato lanciato direttamente dal Ministro degli Esteri di Putin, Sergei Lavrov, a capo della delegazione di diplomatici che da giorni a Mosca prepara la tregua permanente con la complicità di Turchia e Italia. «Spero che il maresciallo Haftar decida di firmare il documento», aggiunge lo stesso Lavrov alla stampa dopo una intensissima giornata di negoziati in vista della probabile Conferenza di Pace a Berlino per il prossimo 19 gennaio. Sarrraj ha firmato, il Presidente del Consiglio di Stato con sede a Tripoli – Khaled al-Mechri – mentre il presidente del parlamento libico con sede a Tobruk, Aguila Salah, ha chiesto tempo fino a domani per esaminare la bozza di accordo, esattamente come il generale della Cirenaica. «Questo weekend c’è un vertice a Berlino, il presidente Conte, Putin e io stesso abbiamo la volontà di partecipare a questo vertice, siamo decisi», ha ribadito in serata il n.1 di Ankara, Recep Tayyip Erdogan.

NO ACCORDO SULLA PACE IN LIBIA (PER ORA)

Dossier Libia, per il momento nulla di fatto: non è stata raggiunta un’intesa in quel di Mosca. Le due parti, ovvero quella facente capo a Fayez al-Sarraj e quella facente capo a Khalifa Haftar, non hanno concluso un accordo sulla tregua, a darne annuncio il ministro degli Esteri della Russia Sergej Lavrov: «Sarraj ha firmato l’accordo, Haftar ha chiesto tempo fino a domani mattina. Ci sono stati dei buoni progressi, spero che il maresciallo Haftar decida di firmare il documento». Il premier del Governo di Accordo Nazionale e il generale non si sono incontrati e sono attesi aggiornamenti nel corso delle prossime ore. Hafed Gaddur, ambasciatore libico in Italia, ha spiegato: «Il documento messo a punto dalla Russia e dalla Turchia è buono e equilibrato e noi lo abbiamo firmato. Ma Haftar non accetta il testo. Ora Haftar ha preso tempo fino a domani mattina: se non firma tutto il mondo saprà chi non vuole la pace in Libia», riporta Il Fatto Quotidiano. (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

LIBIA, CONTE-ERDOGAN: “TREGUA PERMANENTE”

Erdogan e Conte da Ankara rilanciano la prospettiva di una «tregua permanente» in Libia, confermando la Conferenza di Pace a Berlino per il prossimo 19 gennaio: la missione del Premier italiano dall’alleato turco in Nato ha cercato di ristabilire una preminenza dell’Italia all’interno della coalizione pro-Sarraj e nello stesso tempo una visione di “dialogo” tra i due contendenti sul campo libico. «Il cessate il fuoco può risultare una misura molto precaria se non inserito in uno sforzo della comunità internazionale per garantire stabilità alla Libia», ribadisce nella conferenza stampa unitaria con Erdogan il leader del Governo italiano. Come anticipato dal piano di tregua siglata a Mosca tra Haftar e Sarraj, Italia e Turchia hanno auspicato la possibilità di una presenza dell’Onu, con osservatori, a presidio dei luoghi strategici e delicati della Libia. «L’Ue a Berlino avrà un grande ruolo ma anche Turchia e Russia lo avranno», spiega Conte dopo il colloquio con Erdogan, ribadendo «Abbiamo condiviso l’urgente necessità di porre fine all’escalation sul terreno libico per garantire un cessate il fuoco duraturo». Non si può parlare di pace fatta in Libia, avverte Conte, ma restano comunque buoni segnali di speranza per l’immediato futuro: «Vogliamo che il cessate il fuoco in Libia diventi permanente e mi auguro che il più presto possibile si sottoscriva una tregua, apprezziamo anche tutti gli sforzi della parte italiana per raggiungere questo obbiettivo», ha spiegato Erdogan salutando il Premier Conte ad Ankara.

CONFERENZA DI BERLINO IL PROSSIMO 19 GENNAIO

Dalla Germania si dicono certi: il prossimo 19 gennaio dovrebbe tenersi la Conferenza di Berlino per la pace in Libia, con tra i Paesi partecipanti anche un ruolo di primo piano per l’Italia. «I preparativi sono in corso, e la conferenza dovrebbe tenersi in ogni caso a gennaio a Berlino», ha ribadito un portavoce della cancelliera Merkel questa mattina dal Bundestag, dopo le insistenti richieste da parte di Conte e Di Maio affinché a livello europeo si indicasse il prima possibile la data del vertice di pace. La tregua intanto tra Sarraj e Haftar, che dovrebbe valere almeno fino alla Conferenza di Pace, viene siglata a Mosca in alcuni punti “nodali” rilanciati poco fa dal Corriere della Sera, da fonti Al Arabiya: «congelamento dell’intervento turco, l’invio di militari russi per la supervisione dell’attuazione dell’accordo, un ritiro bilanciato delle truppe alle caserme e il disarmo delle milizie». Non solo, l’Onu dovrebbe interporsi tra le truppe avversarie come forza di peacekeeping non armata, con la richiesta al generale Haftar di provvedere alla lotta al terrorismo Isis e alla protezione dei pozzi petroliferi. Infine, la tregua prevederebbe una sorveglianza costante di porti e spazio aereo da parte della comunità internazionale, in modo da evitare l’invio di ulteriori armi in Libia. Nel frattempo il Ministro degli Esteri Di Maio, in visita al Presidente della Tunisia Kais Said – in contemporanea alla missione di Conte in Turchia da Erdogan – ribadisce la linea del Governo sulla Libia: «Con il presidente c’è stato un incontro cordiale e proficuo. Abbiamo affrontato vari temi tra cui ovviamente la Libia. Come Italia riteniamo sia importante coinvolgere la Tunisia e i Paesi limitrofi alla conferenza di Berlino. Non ci può essere una soluzione concreta e duratura senza il coinvolgimento di Paesi vicini alla Libia, così come l’Algeria e il Marocco. È insieme che bisogna lavorare verso un nuovo approccio, che coinvolga tutti al tavolo del dialogo».

SARRAJ E HAFTAR IN RUSSIA PER LA TREGUA

Giornata forse cruciale per la guerra per ora solo “sospesa” in Libia: a Mosca, il Presidente russo Vladimir Putin ospita insieme (questa volta senza incidenti diplomatici, come invece successo solo una settimana fa in Italia) il Premier di Tripoli Al Sarraj e il generale della Cirenaica, Khalifa Haftar. L’obiettivo, come voluto da tempo nell’accordo Russia-Turchia, è la firma di un tregua solida che prolunghi il cessate il fuoco in atto ormai da sabato notte su tutto il territorio libico. L’annuncio dato ieri da Lev Dongov, il responsabile del gruppo di contatto russo in Libia, viene oggi confermato dalle agenzie russe con l’incontro imminente ormai al Cremlino tra i due leader in guerra fratricida da mesi: «La firma di questo accordo aprirà la strada al rilancio del processo politico», ha spiegato il presidente del Consiglio di Stato (il Senato libico, ndr) Khaled al-Mechri, sulla televisione libica al-Ahrar. Poco prima di partire alla volta di Mosca, lo stesso leader del Governo di unità nazionale Fayez al-Sarraj ha dichiarato alla nazione «Chiedo a tutti i libici di girare la pagina sul passato, di rifiutare la discordia e di favorire la stabilità e la pace».

LIBIA VERSO LA PACE? CONTE DA ERDOGAN

Con la Russia che appoggia Haftar e la Turchia in sostegno di Sarraj il dialogo e il confronto tra le due parti in guerra sono state aumentate, con rapidità e velocità assai ben maggiori di quanto combinato dagli emissari europei in un anno intero di tentati vertici, non da ultimo quelli in Italia negli scorsi mesi. Mentre intanto a Mosca si cerca la tregua definitiva – con l’impostazione dei punti cardine verso la conferenza di pace a Berlino – ad Ankara il Premier Conte incontra il leader turco Erdogan, sempre con la Libia sullo sfondo come tema primario del vertice. Il tentativo italiano è sia trovare un punto di contatto per risolvere il conflitto libico, ma nello stesso tempo evitare che la Turchia possa avere totale controllo sul Mediterraneo a seguito dell’alleanza stretta con Al Sarraj: oggi Erdogan, domani il presidente dell’Egitto Abdel Fattah Al Sisi, al centro dei colloqui del Premier Conte vi è appunto la Libia e il futuro stesso del Mediterraneo. «Un partner di assoluta rilevanza geo-strategica nella regione, membro della Nato e interlocutore fondamentale» per le questioni di sicurezza, migranti e politica regionale in Medio Oriente, fa sapere il Presidente del Consiglio nella lunga intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera.

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