LINDA MESSERKLINGER/ L’intervista: “Dove gli angeli osano”

- int. Linda Messerklinger

Personaggio noto nel mondo del cinema e del teatro, Linda Messerklinger sta concludendo il suo primo disco solista. Ne abbiamo parlato con lei

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Linda Messerklinger, frame dal suo ultimo video

Un’artista in continua evoluzione, mai paga, alla ricerca di una dimensione personale in cui far coinvolgere stimoli ed esperienze. Linda Messerklinger è più nota come attrice (Faccia d’angelo, Quando corre Nuvolari, Fai bei sogni, il recentissimo Boys uscito a fine giugno fra gli altri), ma anche musicista e cantante.

Nel 2015 infatti dà vita insieme a Gigi Giancursi dei Perturbazione al bel progetto acustico Linda and the Greenman dove si mette in mostra per la splendida vocalità tenue e al tempo stesso sofisticata. Da un paio di anni è al lavoro con Luca Vicini “Vicio” bassista dei Subsonica per il primo suo progetto interamente a suo nome, dove si è spostata verso ambientazioni elettroniche di grande presa, oniriche e magiche. Due i brani già pubblicati, Voyage Dans La Lune e da inizio luglio Splash Auf Wiedersehen che anticipano l’album “anima-L” previsto in uscita in autunno. Abbiamo parlato con lei.

Da Linda and the Greenman a queste nuove canzoni c’è una cambiamento radicale, come è avvenuto?

In realtà è stato un percorso fatto di tappe, di cui Linda and the Greenman è stata una tappa bellissima, ma in cui essenzialmente ero ospite dello stile e del genere di Giancursi, un cantautore meraviglioso. Mi ha condotto nel suo mondo di cantautore pop, io ho dato una mano completando alcuni testi che aveva nel cassetto. E’ stato un progetto condiviso ma che nasceva dal suo approccio musicale.

Un progetto destinato a rimanere unico?

Sì. Ho cominciato subito a fare altre cose, ho pubblicato due singoli con gli The Arch3type, proseguendo la mia ricerca estetica personale, sempre più verso l’elettronica, ricordo una serata meravigliosa in cui ho aperto per Ginevra Di Marco.  “anima-L” sarà un disco con tanta elettronica, ma anche tanta vita strumentale. Luca Vicini ha un senso del ritmo, una pulsazione primordiale, quel groove che ti danno batteria e basso. Un suono che esprime profondità e che mi fa sentire molto bene anche sul palco.

Per quanto un artista non non si possa mai dire che abbia concluso la sua ricerca, si può dire che stai raggiungendo quel suono, quelle atmosfere a cui anelavi?

Sì, è una dimensione che in questo momento mi fotografa. Un suono che ho cercato a lungo e che con Vicini abbiamo creato in due anni di lavoro.

Ci puoi spiegare questi titoli così misteriosi, Splash Auf Wiedersehen e “anima-L”?

Splash auf wiedersehen è un tuffo interdimensionale, l’idea di un passaggio che per me è stata la morte di mio nonno, ma anche qualunque saluto è un allontanarsi da qualcosa. C’è l’elemento dell’acqua tanto che qualcuno mi ha chiesto se la canzone parlava di una storia d’amore al mare con un tedesco…

Ovviamente no…

No davvero. “anima- L” è un gioco di parole con la parola animal, tra l’anima e la L che è anche l’iniziale del mio nome ma anche l’animale. Sottintende un lavoro di rinnovamento, di comunione fra specie viventi, un invito affinché l’uomo si senta parte del creato nella biodiversità.

“Al di là del cuore” è una frase molto bella. Inoltre tu tieni molto a all’arte intesa come una dimensione non suscettibile ai limiti del tempo e dello spazio come possibilità di ricongiunsi alle persone amate.

Credo che l’arte sia legata alla sua diffusione e accessibilità, oggi per molti grazie anche alla tecnologia possiamo metterci in contatto con mondi lontani e a maggior ragione c’è bisogno di una maggior fruizione, dovrà sempre di più essere accessibile al maggior numero di persone. Ritengo sia una attività che debba essere proposta ai giovani in età formativa, ad esempio il teatro a scuola. Calarsi nei panni di un altro è un atto di cuore, che espande la comprensione ad altro da te così come la musica che viene insegnata poco e male. In qualche modo sono dei nutrimenti come il cibarsi.

Per Splash Auf Wiedersehen hai creato un video davvero affascinante, visioni oniriche, immagini di tuo nonno a cui è dedicata la canzone, e immagini del famoso film francese “Les Enfants Du Paradis” (Amanti perduti). Nel video appare anche la sociologa Elenea Battaglini, puoi spiegarci la sua presenza?

La si vede dietro di me mentre interpreto il ruolo del mimo leggere le Elegie Udinesi di Rainer Maria Rilke, scrittore e poeta tedesco, la lingua madre di mio nonno che era austriaco. Ci siamo conosciute a un Festival di filosofia mentre spiegava un suo progetto di stare nella città e nel paesaggio in modo meditativo, approcciarsi al territorio, camminare e osservare in comunione con l’esterno, una forma che tiene insieme la scienza sociologica ma anche un senso artistico. Ci siamo trovate nel comune desiderio di cercare forme di ibridazione tra i linguaggi.

C’è molto altro nel video…

Ho voluto creare un mondo abitato da artisti e creatori di spettacoli, funamboli dell’amore che scelgono l’Arte come mezzo, collegandomi al film “Les Enfants Du Paradis”, molto amato da mio nonno Michael Messerklinger, a cui il brano è dedicato.

Domanda ovvia: differenza fra fare l’attrice e la musicista?

Una vera differenza di approccio non c’è, ma ovviamente con la musica faccio quello che voglio dal punto di vista artistico. Come attrice entro nei mondi altrui scritti e diretti da altri, non sempre nella recitazione questo capita. Nell’ultimo film a cui ho lavorato, Boys, tra l’altro un film che parla di musica con la colonna sonora di Mauro Pagani, il regista Davide Ferrario ha scoperto che stavo lavorando a un film e così mi ha chiesto di includere nel film il mio ultimo brano.

(Paolo Vites)

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