GENOCIDIO ARMENO/ Uccisi perché cristiani. Con buona pace di certi giornali…

- Renato Farina

Carlo Panella, sull’Huffington Post di ieri, nega il genocidio armeno. Rimproverando papa Francesco di essere male informato e di fare cattiva politica. La risposta di RENATO FARINA

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Papa Francesco (Infophoto)

Qualche volta la menzogna non deriva dall’ignoranza, ma dal pregiudizio, o forse dall’eccesso di informazione che si trasforma in presunzione. Così Carlo Panella, autore dell’eccellente Libro nero dell’Islam, ora nega il genocidio armeno. Forte della sua patente di esperto, insospettabile di essere tenero con le canaglie fondamentaliste e i loro eccidi, dà sulla voce al Papa, che avrebbe gravemente sbagliato, offendendo i turchi e contribuendo non alla verità pacificante ma al “marchiano errore” che scatena violenza. Lo scrive sull’Huffington Post diretto da Lucia Annunziata, che ora sfidiamo a pubblicare qualche testo negazionista o minimizzatore sull’Olocausto. Che cosa dirà? Che l’Olocausto è un fatto, il genocidio armeno invece è un’opinione? Roba da vergognarsi. 

Posso dirla tutta? E’ un’indecenza para-scientifica questo scritto di Panella. Egli sostiene che gli armeni non perirono in massa perché armeni, né tantomeno perché nazione cristiana, ma perché costoro avrebbero parteggiato con i russi, in quel momento in guerra contro i turchi. Dunque i morti sono stati causati da un esagerato zelo degli ottomani nel tutelarsi dal nemico interno, o per dirla altrimenti da “orrende ragioni belliche”. Non nega i massacri Panella, ma la qualificazione di “soluzione finale” che è la caratteristica dei genocidi. Infatti — sostiene — furono sterminate solo le popolazioni prossime al confine russo.

Egli accusa coloro che denunciarono al tempo le stragi armene “amplificandole” (scrive proprio così, Panella) di essere a libro paga degli inglesi o interessati a mentire per ragioni politiche.

Faccio un’osservazione. I testimoni di quel tempo non parlano mai di genocidio, perché quella parola non esisteva ancora. Essa fu inventata — e stupisce che Panella non abbia informato i suoi lettori del particolare — proprio osservando i fatti del 1915 in Anatolia. È notorio infatti che fu Raphael Lemkin, giurista polacco ebreo, a fondare la descrizione del reato di genocidio nel diritto internazionale sulle dinamiche del genocidio armeno, coniando così il termine stesso che sta alla base della Convenzione Onu per la Prevenzione e la Punizione del Crimine di Genocidio del 1948. Quando coniò questo termine, non c’era stata la soluzione finale ebraica. E’ vero però che Hitler ce l’aveva già in testa. E — pensate un po’ — proprio prendendo esempio dal trattamento ottomano verso gli armeni. Già il 22 agosto 1939 a Obersalzberg, prima dell’invasione della Polonia, allorché diede l’ordine «di uccidere senza pietà tutti gli uomini, donne e bambini di razza o lingua polacca», tranquillizzò i suoi comandanti sulle future conseguenze dicendo: «Chi parla ancora oggi dello sterminio degli armeni?».

Non viene a Panella il dubbio che ci sia qualcuno che ne sa più di lui? Che esistano archivi a cui persino lui non ha attinto e che i turchi non incoraggiano certo ad esaminare? Il Papa ha certo potuto contare infatti — oltre che portato dall’istintiva simpatia che si ha per le vittime — su ricerche certe e nuove, che non si limitano a confermare l’eccidio ma attestano il crimine di genocidio. 

Ci fu il tentativo di annientare in Turchia qualunque cosa non fosse conforme alla turchizzazione islamica voluta dai Giovani Turchi. Il pretesto delle “quinte colonne” russe in casa fa molto comodo. Allo stesso modo si è usato questo argomento da parte dei nazisti per giustificare l’internamento degli ebrei, e Lucia Annunziata sarà lieta di documentare tutto questo sull’Huffington

1. Andrea Riccardi ha pubblicato alcuni mesi fa una ricerca preziosissima: La strage dei cristiani. Mardin, gli armeni e la fine di un mondo (Laterza). Mardin è una città dove per secoli avevano convissuto cristiani di ogni confessione e musulmani. Ora che cosa accade durante la “Grande Guerra”? I turchi non si limitano a deportare e a uccidere tutti gli armeni, ma eliminano tutti i cristiani! Questo, secondo Riccardi, prova la natura genocidiale del massacro armeno. Essi furono vittima principale di un genocidio anticristiano. Per questo il Papa — che non è affatto malconsigliato, ma studia un po’ di più — si è espresso così: “Il primo genocidio del XX secolo ha colpito il vostro popolo armeno — prima nazione cristiana —, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi”. Fu un genocidio anticristiano, colpiva la nazione armena perché cristiana, non perché filo-russa. Del resto come si fa a pensare che i bambini possano essere “quinte colonne” del nemico. Sostenerlo fa indignare i sassi, caro Panella, cara Annunziata.

2. Forse Panella non sa che è in corso la pubblicazione della raccolta di documenti contenuti nell’archivio segreto vaticano. Saranno alla fine 7 (sette) volumi curati da padre Georges Ruyssen S.I., docente presso il Pontificio Istituto Orientale, autore della monumentale opera di raccolta di documenti storici La Santa Sede e i massacri degli armeni (ed. Orientalia Cristiana). Non lo chiama genocidio, il titolo. Per rispetto alle parole che avrebbe dovuto dire definitivamente il Papa. Egli sostiene che questi massacri sono genocidio, senza se e senza ma. Tant’è vero che si protrassero ben dopo la fine della guerra. Racconta a Zenit che “All’inizio sembra un episodio ordinario di repressione turca contro l’ennesima rivolta rivoluzionaria armena. Infatti mons. Angelo Maria Dolci, delegato apostolico a Costantinopoli, interpreta gli eventi in questo senso. Egli inizia tuttavia a capire che si tratta piuttosto di una vera e propria deportazione di massa nel luglio ’15, quando in un telegramma fa sapere in Vaticano che ‘giungono sicure notizie che centinaia di armeni, tra i quali molte famiglie cattoliche, si sottraggono alla persecuzione facendosi musulmani. Voci di massacri veri e sparsi accentuano questo movimento…‘. È in questo momento che si comprende ciò che sta realmente accadendo nell’Impero ottomano. Il rapporto del 28 agosto 1915 è quindi molto chiaro: ‘Orrori raccapriccianti sono stati commessi da questo Governo ai danni di armeni innocenti all’interno dell’Impero. In alcune regioni sono stati massacrati, in altre deportati in luoghi incogniti per farli morire di fame durante il tragitto. Madri hanno venduto i figli per sottrarli a certa morte. Lavoro incessantemente per arrestare queste barbarie‘”. 

Il Vaticano si muove contro la barbarie. Dice padre Ruyssen: “In un primo momento, si prova a salvare la vita almeno ai cattolici. Mons. Dolci chiede al Gran visir (primo ministro dell’Impero ottomano, ndr) di risparmiare i cattolici facendo tornare quelli già arrestati nelle loro terre. Più tardi, la Santa Sede si rende conto dell’entità del massacro e smette di fare distinzione tra cattolici, protestanti e ortodossi armeni perseguitati. La data spartiacque in tal senso è il 10 settembre 1915, quando papa Benedetto XV invia una lettera al Sultano con queste parole: ‘Ci strazia l’animo, Ci giunge pure dolorosissimo l’eco dei gemiti di tutto un popolo, il quale nei vasti domini ottomani è sottoposto ad inenarrabili sofferenze. La Nazione armena ha già veduto molti dei suoi figli mandati al patibolo, moltissimi tra i quali non pochi ecclesiastici ed anche qualche Vescovo, incarcerati o inviati in esilio‘. E ancora: ‘Noi crediamo, Sire, che tali eccessi avvengono contro il volere del Governo di Vostra Maestà. Ci rivolgiamo pertanto, fiduciosi a Vostra Maestà ed ardentemente La esortiamo di volere, nella Sua magnanima generosità aver pietà ed intervenire a favore di un popolo’“.

Errore grossolano anche quello di Benedetto XV? Disinformato padre Ruyssen? Disinformati i turchi che hanno osato scrivere di genocidio e sono stati incarcerati da Erdogan? Invito tutti, e specialmente Panella e Annunziata, a vedere l’ultimo film sul genocidio armeno, Il Padre (The Cut), realizzato dal cineasta turco Fatih Akin. Dire la verità non è contro i turchi. 

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