Lingard: “Inchiesta covid? Ministero mentì”/ Ma per Bassetti è pericoloso precedente

- Lorenzo Drigo

Robert Lingard e Matteo Bassetti hanno commentato l'inchiesta sul covid, parlando del mancato aggiornamento del piano pandemico che avrebbe potuto salvare delle vita

Conte e Speranza Emergenza Covid nel febbraio 2020: Premier Conte con il Ministro Speranza e Angelo Borrelli nella sede della Protezione Civile (LaPresse)

Robert Lingard, consulente dei familiari delle vittime del coronavirus, esperto in analisi delle politiche pubbliche presso la London School of Economics e l’Università di Oxford, nonché colui che ha dato origine all’inchiesta covid, scoprendo il report censurato di Francesco Zambon sugli errori dell’OMS e parlandone con i media, è stato intervistato durante il programma Diario del giorno, in calce al TG4. Assieme a lui, sempre per commentare questi difficili passaggi dell’inchiesta sul covid di Bergamo, è intervenuto anche Matteo Bassetti, Professore Ordinario di UNIGE e direttore della Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico San Martino.

Lingard: “Inchiesta covid? Il ministero ha mentito spudoratamente”

Partendo dalla presunta archiviazione delle implicazioni di Speranza e Conte in ambito dell’inchiesta sul covid, Robert Lingard spiega che entrambi “sono ancora indagati, perché l’archiviazione di cui si parla riferisce al 2019. L’inchiesta di Bergamo è chiusa, ora c’è un Tribunale dei Ministri, quello di Brescia, che dovrà pronunciarsi sulle opposizioni di Conte e Speranza, ma sapremo nelle prossime settimane quale è la sua decisione”.

Parlando ancora dell’inchiesta covid, Lingard spiega che “nel frattempo si è aperto un filone a Roma rispetto al mancato aggiornamento del piano pandemico e alle autovalutazioni false mandate all’OMS e all’Unione Europea”. In questo filone sarebbero indagati anche alcuni dirigenti del Ministero perché “secondo la procura di Bergamo i documenti mandati erano completamente falsi“, spiega l’esperto. “Il 4 febbraio 2020, due settimane prima dell’arrivo del covid in Italia, il direttore, o chi ha compilato il documento, attesta che il piano pandemico è stato regolarmente aggiornato, cosa che noi sappiamo oggi non essere vera perché la Procura di Bergamo ha attestato che l’ultimo aggiornamento sia stato fatto nel 2006″. Lingard, chiudendo il discorso inchiesta covid, spiega che “con il piano secondo la procura e le analisi di Crisanti sarebbe cambiato molto e più di 4mila vite si sarebbero potute salvare. Rimane da capire se l’accusa di epidemia colposa e omicidio colposo plurimo in relazione alla mancata attivazione del piano pandemico e alla chiusura della zona rossa, vengano considerate delle scelte politiche o ci siano presupposti per dei reati penali”.

Bassetti: “L’inchiesta aprirà un pericoloso precedente”

Dopo l’intervento di Lingard, poi, è intervenuto anche Matteo Bassetti, commentando anche lui l’inchiesta covid. “L’aggiornamento del piano pandemico del 2006 era basato su un modello di influenza, e quindi sarebbe stato indirizzato all’influenza e non ad un virus con una contagiosità molto maggiore, ma è sicuramente meglio avere un piano pandemico vecchio che non averlo affatto. Il problema non è stato quello, ma che il SSN era impreparato a ricever qualsiasi tipo di infezione con così facile diffusione. Io credo che sia giusto guardare indietro, ma lo farei in maniera un po’ diversa, perché accusare un tecnico creerà un pericoloso precedente. Se in futuro ci saranno da prendere decisioni, i medici e i sanitari non le prenderanno più. Bisogna forse riconsiderare il tutto alla luce dei momenti difficili che abbiamo affrontato o nessuno prenderà più decisioni di responsabilità”.





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