LUCA BARBAROSSA/ “La canzone su mia mamma nacque dopo averla vista ballare”

- Davide Giancristofaro Alberti

Luca Barbarossa si è raccontato ai microfoni di Oggi è un altro giorno e fra i numerosi argomenti trattati anche la nascita della sua canzone più famosa “Portami a ballare”

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Luca Barbarossa (Oggi è un altro giorno)

Luca Barbarossa ha parlato anche della sua canzone più famosa, quella portata a Sanremo e dedicata alla mamma “Portami a ballare”: “Quando mia madre l’ascoltò la prima cosa che mi disse: fu ‘I giornalisti ti faranno a fette’, ma aveva ragione, lei aveva la preoccupazione che andare a Sanremo con la mamma… io volevo esprimere un sentimento un po’ diverso da ‘le mamme son tutte belle e brave’, questa è una canzone in realtà di domande, noi sappiamo poco di genitori, li identifichiamo con il ruolo che hanno nei nostri confronti, non sappiamo cosa è successo prima di diventare genitori”.

Ma come nacque questo capolavoro? Luca Barbarossa spiega: “Tutto nasce perchè vidi ballare mia madre il rock and roll con un nostro amico, mi sono stupito, non sapevo ballasse così bene, ho rivisto gli anni 50, il rock and roll, la liberazione, gli americani, e mi son detto, ‘ma io che ne so chi è veramente mia madre?’. Dopo la canzone ho imparato a chiederle, ad ascoltare. Mi ha raccontato della sua infanzia e delle sue storie, e una di queste è in ‘Via Margutta’, una mia canzone in cui parlo di ebrei”. Sul suo desiderio attuale: “Di tornare a vivere, a riavvicinarci alla vita. Io mi son già vaccinato con AstraZeneca, anche mamma”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

LUCA BARBAROSSA: “I MIEI PRIMI 60 ANNI… A 19 IL SUCCESSO, IMPOSSIBILE GESTIRLO”

Luca Barbarossa ospite quest’oggi del programma di Rai Uno “Oggi è un altro giorno”. “Io sono un uomo che piange? Si perchè c’è qualcosa di male?”, esordisce così l’artista che ha presentato il suo libro ‘Non perderti niente’: “E’ un’esortazione soprattutto per i giovani, è un invito a vivere anche se detto in questo periodo fa male. Nei posti bisogna andarci, rischiare, senza nessuno che ti dice come potrà andare a finire. Mi sono perso qualcosa? Diciamo che mi è piaciuto molto quello che ho trovato”.

E ancora: “Il 15 aprile ne ho fatti 60, il libro nasce da quello – ha proseguito Luca Barbarossa – è un giro di boa importante. Cosa ho provato? Sono in un periodo molto divertente e sereno della mia vita nonostante il contesto doloroso, stanno accadendo tante cose fra cui il libro, nato dalla volontà di condividere con gli altri le mie esperienze, molte sono divertenti e alcune dolorose. Ma non sono Garibaldi, stiamo parlando di un cialtrone”. Da giovane era molto timido Barbarossa: “Il primo disco che ho fatto avevo 19 anni, a Sanremo, un grande successo, chi è preparato al successo? Quindi mi piaceva suonare ma tutto ciò che avveniva attorno era più grande di me”.

LUCA BARBAROSSA: “LA MIA ADOLESCENZA BURRASCOSA”

Sull’episodio raccontato nel libro in cui viene abbandonato dalla tata ai giardinetti, Luca Barbarossa ha aggiunto: “Ci muovevamo in branco, eravamo tanti ragazzini e tante tate, e tornando a casa non si sono accorti che ne mancava uno, per fortuna sapevo l’indirizzo a memoria. Avevo pochi anni quindi questa storia me la ricordo un po’ perchè mi ha traumatizzato e un po’ perchè me l’han raccontata. Ricordo che quando tornai a casa c’era tutto il palazzo fuori”. Sull’adolescenza burrascosa: “Si è vero, erano gli anni ’70, ero un militante, attivista e persona seria, fino ad un certo punto. Avevo un rapporto conflittuale con tutto ciò che era istituzione, scuola, servizio militare. Io frequentavo un liceo fuori Roma e non ci volevano fare le riunioni”. La sua esperienza a Londra: “Per me Londra era la vita, la musica dal vivo, vedevi esibirsi gruppi che poi sarebbero divenuti famosi”. Sui suoi amori: “Mai una romana? E’ vero, sono stato più romano nelle canzoni che nei sentimenti. Ho frequentato un’americana, la mia prima vera ragazza, con cui non è finita benissimo, mai più cercata su Facebook. Sophie è una ragazza francese, l’ho conosciuto quando l’eroina aveva invaso le città. Io suonavo per strada e ho incontrato molte persone, lei era una ragazza splendida, dall’animo gentile, era molto esile ma aveva questa dipendenza dell’eroina. Avevo 18 anni, era una mia coetanea e pensavamo che l’amore potesse sconfiggere tutto ma dell’eroina non sapevamo nulla, abbiamo fatto tutto da soli, e non andò bene. Per fortuna comunque si è salvata. Io buchi mai nella vita”.

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