Madre torna a scuola per figlio autistico/ “Era condannato a crescere sepolto vivo”

- Silvana Palazzo

Madre si licenzia e torna a scuola per aiutare il figlio autistico: entrambi si sono diplomati. “Era condannato a crescere sepolto vivo”, racconta la mamma coraggio

Banchi in un'aula
Scuola, immagine di repertorio (Pixabay. 2018)

Le mamme per i propri figli sono disposte a tutto, a qualsiasi sacrificio. Non c’è niente di più importante che il loro bene, anche se questo comporta delle rinunce. Ma per Mara Gariup rinunciare al suo posto di lavoro è stata una scelta obbligata per seguire il figlio Alessio nella sua sfida più grande. È tornata sui banchi di scuola per aiutare il figlio autistico: insieme hanno conseguito la maturità e ora pensando a diventare imprenditori. La 51enne, ragioniera e contabile in un’azienda, si è licenziata cinque anni fa per «non condannarlo a crescere sepolto vivo». Non è stata una scelta facile perché il marito Stefano fa il magazziniere, quindi il suo stipendio serviva, ma la possibilità di far vivere al figlio una vita normale ha prevalso. In uno Stato nel quale chi soffre di autismo è ignorato, la famiglia Gariup ha provato a uscire da questo limbo infernale. E ha raccontato la sua storia a Repubblica. L’autismo è un disturbo pervasivo dello sviluppo neurologico. Compromette relazioni e limita la capacità di comunicazione. Alessio ne è stato colpito in modo grave: ha anche problemi di comportamento. Comunica, ma non articola un discorso, scrive al computer ma risponde scegliendo una delle risposte che vengono presentate. Ma con l’aiuto di sua madre ha completato la scuola superiore e ha conseguito il diploma come perito agrario con voto finale 81. E ora lei denuncia le mancanze statali: «Per queste persone manca però un progetto di vita, figure che le seguano a scuola e nell’inserimento al lavoro. Uno straordinario giacimento di talenti finisce semplicemente bruciato».

MADRE SI LICENZIA E TORNA A SCUOLA PER IL FIGLIO AUTISTICO

L’aiuto di sua madre è stato fondamentale. Si è licenziata e iscritta a scuola, come un’allieva normale, tornando indietro di trent’anni. Si è messa al banco col figlio che soffre di autismo e ogni giorno, per cinque anni, lo ha accompagnato nel percorso scolastico. All’inizio erano soli, poi si sono ritrovati vicini i compagni di scuola, i professori e il personale dell’istituto, tutti pronti a dare una mano. «Non ci hanno regalato niente, ma hanno voluto partecipare alla nostra scommessa», ha raccontato Mara Gariup a Repubblica. Sui libri il figlio Alessio ha scoperto di avere una memoria prodigiosa. I professori hanno poi proposto alla mamma di sostenere la maturità col figlio. È il primo caso in Italia: madre e figlio diplomati nella stessa classe. «Ho imparato che se le famiglie non reagiscono vengono emarginate come i loro figli». Ma la scuola dell’obbligo finisce e tanti giovani autistici vengono risucchiati nel buio. «Per loro non esiste un pubblica piano esistenziale, l’affiancamento al lavoro, incentivi a chi assume, un sostegno medico». Oggi Alessio lavora in un’azienda vitivinicola, ma non ha nessun incarico e nessun compenso, altrimenti perde l’indennità mensile di 500 euro. Come se quella cifra bastasse per costruirsi un futuro. E ora la madre vuole provare a superare un’altra missione impossibile: «L’ultimo sogno è una piccola impresa agricola, tutta nostra. Questione di dignità: ci stiamo lavorando, so che ci riusciremo».



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