MANOVRA/ Più tasse, meno Pil: ecco cosa c’è dietro le ultime mosse del Governo

- int. Francesco Forte

Si avvicina il momento in cui il Governo dovrà varare la manovra. E per i cittadini c’è il rischio che le tasse non scendano

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Giuseppe Conte alla Camera con Paolo Gentiloni e Roberto Gualtieri (LaPresse)

Manca una settimana alla scadenza fissata per la presentazione della Nota di aggiornamento al Def, un documento importante che serve da base per la Legge di bilancio. Il Premier Conte ha fatto capire che il Governo punta molto su un taglio del cuneo fiscale, che potrebbe riguardare i redditi più bassi per essere poi esteso agli altri negli anni successivi. “Bisognerebbe sperare in una manovra che migliori il tasso di crescita del Pil. Se non ci saranno operazioni efficaci in questo senso, allora siamo nei guai, perché è chiaro che si arriverebbe ad aumentare le imposte, visto che questo Governo non sembra disposto a ridurre le spese, salvo dare una mancia pseudo elettorale per una parte dei redditi da lavoro dipendente”, ci dice Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie.

Secondo lei verso che direzione si sta muovendo l’esecutivo?

Mi sembra che voglia perseguire una sorta di spesa corrente fiscale, non una manovra per ridurre le imposte con effetti sulla crescita. Il risultato sarà che non avremo degli sconti in sede europea, salvo un modestissimo “bonus”, intorno allo 0,3% del Pil, giustificato dall’output gap. Il rischio è che ci possa essere un aumento parziale dell’Iva.

Secondo lei quindi il taglio del cuneo fiscale non aiuta la crescita?

No, e senza dovuti accorgimenti rischia anche di indebolire il sistema pensionistico tramite la diminuzione dei contributi del lavoratore. Questo quando negli ultimi mesi abbiamo continuato a sentire allarmi sulla sostenibilità del sistema pensionistico del nostro Paese. Il taglio del cuneo fiscale, inoltre, non genera produttività. Dal mio punto di vista sarebbe meglio utilizzare le risorse per ridurre le imposte sui contratti di produttività, perché così si aiuterebbe la crescita. Inoltre, l’Ue vedrebbe bene un intervento di questo tipo proprio perché volto ad aumentare la produttività e a colmare l’output gap. Certo, la via maestra per la crescita resta quella degli investimenti.

E il Governo vuole varare un piano di investimenti “verdi”…

Guardi, il problema degli investimenti in Italia è che abbiamo una serie di procedure per cui le somme stanziate o stanziabili non vengono spese. Quindi è su questo che bisognerebbe intervenire prima di tutto.

Come giudica l’atteggiamento che sta tenendo l’Ue nei confronti dell’Italia?

Certamente le azioni di Salvini erano provocatorie e pericolose, per cui loro hanno accettato qualsiasi Governo che le sterilizzasse. Il punto adesso è che questo esecutivo dovrebbe cercare di risolvere dei problemi che l’Europa stessa sa che non è in grado di affrontare. Per questo tergiversano, cercano di guadagnare tempo, sperando che nel frattempo il “problema Salvini” venga disinnescato. L’operazione di Renzi è per loro in questo senso utile.

In che senso?

L’ex premier può far cadere il Governo quando vuole. Se Salvini ritornasse nell’alveo di una chiara alleanza di centrodestra o qualora non dovesse più rappresentare un rischio nel caso di ritorno alle urne, allora l’attuale esecutivo per l’Europa non avrebbe più ragion d’essere.

Nel frattempo il Governo sembra aver scelto di legarsi a Macron…

È uno degli aspetti che più lo caratterizza, forse più per la presenza del Pd che di M5s. E c’è un tentativo non casuale di Macron di approfittare della debolezza dell’Italia per offrire un aiuto in cambio dell’estensione dell’influenza francese sul nostro Paese, anche dal punto di vista economico. Il problema è che la stessa cosa al contrario non sarebbe concepibile. Non potremmo pensare di sviluppare ancora una televisione in Francia, o un’impresa elettrica: c’è da scordarselo. Così come in un’area dell’Africa dove Parigi pensa di poter esercitare dei diritti sovrani storici post-coloniali.

(Lorenzo Torrisi)

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