Marco Carta assolto, motivazioni Appello/ “Manca la prova del furto di magliette”

- Emanuela Longo

Marco Carta, le motivazioni della sentenza d’Appello che ha assolto il cantante dall’accusa di furto delle magliette alla Rinascente: “Manca la prova”

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Marco Carta a "Vieni da me" (foto dal web)

Sono state rese oggi le motivazioni della sentenza con la quale i giudici della corte di Appello di Milano hanno assolto Marco Carta dall’accusa di aver preso parte al furto delle magliette avvenuto alla Rinascente nel capoluogo lombardo il 31 maggio 2019 per un valore di 1200 euro. A carico del cantante sardo, secondo i giudici, non ci sarebbe la “prova certa” della sua responsabilità, pertanto la decisione dell’Appello coincide con quella presa dai giudici del primo grado ritenendo “pienamente condivisibile” l’assoluzione di Carta sotto il profilo della “ricostituzione dei fatti”. Quanto scritto dai giudici presieduti da Giuseppe Ondei, riferisce Repubblica.it, fa riferimento alle motivazioni della sentenza di assoluzione dello scorso ottobre.

Nel documento a firma dei giudici del secondo grado, inoltre, si legge che “rimane tuttora ragionevole” la “prospettazione più favorevole all’imputato”, ovvero la sua totale estraneità ai fatti come ribadito dal suo difensore, l’avvocato Simone Ciro Giordano. Ad assumersi pienamente la responsabilità del furto delle sei magliette è stata Fabiana Muscas, amica 54enne di Marco Carta, con lui alla Rinascente. La donna nel frattempo è stata ammessa all’istituto per la messa alla prova, svolgendo lavori di pubblica utilità.

MARCO CARTA ASSOLTO DAL FURTO DI MAGLIETTE: MOTIVAZIONI APPELLO

Secondo quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di Marco Carta da parte dei giudici dell’Appello, inoltre, “l’accusa non ha potuto dare oggettiva contezza della censurata attendibilità della ricostruzione del fatto fornita dalla Muscas”. C’è spazio anche per le “presunte imprecisioni e lacune nel racconto” da parte del cantante ed ex vincitore di Amici e Sanremo in sede di interrogatorio, “riconducibili, in realtà, alla sua dichiarata estraneità ai fatti”. Nel provvedimento si legge anche che “la natura autoassolutoria della ricostruzione fornita dall’imputato” non può che risultare “compatibile con la dichiarata mancata conoscenza delle modalità e delle circostanze fattuali relative alle condotte di trafugamento delle maglie, distacco dei cartellini, forzatura dei dispositivi antitaccheggio poste in essere dalla Muscas”. Stando alla ricostruzione dei giudici, quindi, fu proprio l’amica 54enne di Marco Carta ad entrare nel camerino “attendendo che Carta si allontanasse per non essere vista, salvo poi uscire immediatamente al suo arrivo”. La stessa, dalla ricostruzione, avrebbe ripetuto la condotta per la seconda volta contribuendo così a definire il suo atteggiamento “difficilmente riconducibile a un previo accordo criminoso con il complice”.



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