Maria Chindamo: arrestato 53enne/ “L’imprenditrice è stata barbaramente assassinata”

Maria Chindamo è stata barbaramente assassinata: arrestato un uomo di 53 anni ritenuto vicino al clan di Limbadi dei Mancuso

Maria Chindamo
Maria Chindamo, imprenditrice scomparsa (Chi l'ha visto, 2019)

Possibile svolta in merito al caso della scomparsa di Maria Chindamo, l’imprenditrice di Laureana di Borrello, sparita tre anni fa mentre si trovava a Limbadi, nella sua tenuta agricola in provincia di Vibo Valentia. Come disposto dalla procura locale, il gip ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del 53enne Salvatore Ascone, ritenuto molto vicino al potente clan della ‘ndrangheta dei Mancuso. L’arresto è stato eseguito stamattina all’alba, e Salvatore avrebbe agito, come riferisce Il Fatto Quotidiano, assieme al figlio Rocco (minorenne all’epoca dei fatti), e al 30enne rumeno Laurentiu Gheorge Nicolae. Secondo gli inquirenti, l’assassino avrebbe manomesso il sistema di telecamere della villetta di Chindamo, di modo da impedire che venissero effettuate le registrazioni il 6 maggio del 2016, giorno della scomparsa della donna.

MARIA CHINDAMO: ARRESTATO 53ENNE

In base a quanto ricostruito dai carabinieri, Ascone e Nicolae avrebbero fornito “un contributo alla commissione dell’omicidio della donna, agevolando gli autori materiali che operavano sapendo di poter agire indisturbati e con la sicurezza di non essere ripresi e, dunque, successivamente, individuati”. Secondo gli stessi, inoltre, Maria Chindamo sarebbe stata barbaramente uccisa a Limbadi il giorno prima del ritrovamento della sua autovettura presso la località Montalto, mezzo tra l’altro ritrovato con il motore acceso, la musica ad alto volume ed “evidenti tracce di sangue sulla fiancata”. “Solo oggi – scrive il gip che ha firmato l’ordinanza di arresto – si può affermare che siano stati accertati elementi che consentono di individuare, con alto grado di probabilità razionale,almeno due dei correi dell’efferato delitto”. Ascone era stato accusato anni fa di essere uno dei fornitori di droga del clan Giamà di Lamezia Terme, poi assolto in primo grado, quindi condannato in appello e condanna poi annullata con rinvio dalla Cassazione. Ora nuove pesantissime accuse nei confronti del 53enne che potrebbero fargli passare il resto della sua vieta dietro le sbarre.



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