Mario Cerciello: “Comandante mentì su pistola Varriale”/ Al vaglio bugie Carabinieri

Nuovi aggiornamenti sulla morte di Mario Cerciello Rega, carabiniere ucciso a Roma nella notte tra 25 e 26 luglio: Varriale non è l’unico ad aver mentito.

Cerciello Rega
Mario Cerciello Rega (Foto Profilo Facebook)

Nuovi aggiornamenti sul caso del carabiniere ucciso, il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ammazzato con undici coltellate nella notte tra il 25 ed il 26 luglio 2019. Tra discrepanze e bugie, arrivano clamorosi sviluppi sulla tragedia di Roma: come riporta il Corriere della Sera, Andrea Varriale non è l’unico ad aver mentito a proposito della dinamica dei fatti. Al vaglio delle forze dell’ordine anche il racconto del suo capo, Sandro Ottaviani: il comandante della stazione Farnese ha infatti affermato di aver ricevuto l’arma di Varriale in ospedale, ma i fatti – l’ammissione dello stesso Varriale e dei suoi colleghi – hanno dimostrato che la pistola fosse stata lasciata in caserma. E, spiega Fiorella Sarzanini, i verbali e le informazioni dell’indagine sui due americani accusati di omicidio, Lee Finnegan Elder e Gabriel Natale Hjorth, alimentano nuovi dubbi.

MARIO CERCIELLO, CARABINIERE UCCISO: “COMANDANTE HA MENTITO”

«Quella sera quando siamo usciti sia io che Cerciello avevamo in dotazione le manette, ovviamente i tesserini, ma abbiamo lasciato le pistole in caserma proprio in relazione al tipo di servizio che dovevamo fare… Credo di aver già riferito la circostanza anche ai miei superiori gerarchici», l’ammissione di Andrea Varriale dopo le smentite di cinque carabinieri sulla precedente versione fornita agli inquirenti. Una bugia che è stata coperta dal suo comandante Sandro Ottaviani, come testimonia il verbale dell’1 agosto 2019 riportato dal Corriere della Sera: «Riguardo all’arma in dotazione a Varriale? Varriale mi ha consegnato l’arma al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito dove aveva appreso che Cerciello non aveva l’arma al seguito». In programma nuovi accertamenti, con l’indagine che potrebbe allargarsi dopo l’ennesima bugia: la Sarzanini evidenzia che dietro a questa discrepanza c’è il sospetto che «in realtà ci siano affinità tra alcuni carabinieri e i pusher della zona e questa catena di bugie contribuisce ad alimentarlo». Attesi aggiornamenti nei prossimi giorni, continua la caccia alla verità sulla morte di Mario Cerciello Rega…



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