Martina Benedetti, infermiera simbolo covid/ “Stress e insonnia, ma vedo la luce…”

- Davide Giancristofaro Alberti

Le parole di Martina Benedetti, la 28enne infermiera dell’ospedale di Massa, divenuta simbolo della prima pandemia di covid con il suo scatto

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Martina Benedetti, infermiera simbolo covid (Storie Italiane)

Martina Benedetti, l’infermiera simbolo della prima ondata di covid, divenuta famoso dopo il suo scatto post-lavoro in cui mostrava gli evidenti segni sul volto lasciati da mascherina e dispositivi di protezione vari, è stata intervistata stamane dal programma di Rai Uno, Storie Italiane. “Sto bene – esordisce la stessa parlando in collegamento con Eleonora Daniele – vi ringrazio per questo invito, sono onorata sul serio, continuo a lavorare in prima linea nella terapia intensiva covid e la situazione non è facile, però mi faccio molta forza e cerco di vedere la luce in fondo al tunnel della speranza che potrà esserci se tutti continueremo a comportarci bene e a seguire le regole”.

Martina Benedetti, infermiera di 28 anni, lavora presso l’ospedale di Massa Carrara, e pochi giorni fa ha avuto un leggero malore: “Sono svenuta? No non è stato uno svenimento ma un malore durante un turno di lavoro, forse lo stress accumulato in questi mesi non ha giovato alla mia condizione di salute, più che altro ho accusato molta insonnia, il non riuscire a dormire mi ha portata ad una stanchezza estenuante”.

MARTINA BENEDETTI: “OLTRE A CURARE I PAZIENTI FACCIAMO ANCHE DA TRAMITI CON I FAMIGLIARI”

Martina Benedetti prosegue: “Non è facile vivere queste situazioni perchè noi siamo anche i tramiti fra pazienti e mondo esterno, i pazienti vedono solo i nostri sguardi e attraverso gli occhi dobbiamo comunicare tutto, rassicurarli, essergli vicino e fargli capire che ci siamo e che andrà bene e dargli la speranza, è la cosa più importante. Questo fare da tramite è molto pesante – ha proseguito Martina Benedetti – è un macigno emotivo non indifferente che si va a sommare alle varie difficoltà legate agli aspetti clinici, noi dobbiamo occuparci a 360 gradi del paziente sul letto, dalla testa ai piedi. Cerchiamo sempre di ricordarci che c’è un essere umano sul letto – ha aggiunto – e cerco di lavorare così. È normale instaurare un rapporto con i pazienti, poi stanno da noi molte settimane se non mesi, e la soddisfazione più grande è vederli uscire, ci sono state persone con cui sono ancora in contatto”. Sul vaccino: “Sono pronta a vaccinarmi quando sarà il mio momento e credo fermamente nel vaccino”.

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