Massimo Ghini “Io vittima di snobismo critico”/ “Sono un jolly, non voglio paletti”

- Silvana Palazzo

Massimo Ghini a Weekly ripercorre le tappe della sua carriera: “Io vittima di snobismo critico.Sono un jolly, non voglio paletti”. E sul David di Donatello: “Nomination dopo 110 film…”

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Massimo Ghini a Weekly

Massimo Ghini ripercorre le tappe della sua carriera a Weekly, su Rai 1. Si comincia sin dal provino che gli ha cambiato la vita, quello con Strehler: “Ero stato bocciato all’esame di ammissione all’accademia D’Amico. Poi mi sono levato la soddisfazione quando è entrato mio figlio… Comunque andai a fare questo provino, mi presentai e lo passai, quindi chiamai a mia madre dicendo che forse qualcuno si era sbagliato“. Il debutto avvenne a Parigi, quindi sembrava tutto irreale all’attore, ma da lì è cominciato tutto.

Nel corso dell’intervista al programma Massimo Ghini rivela di “non aver fatto la gavetta”, avendo cominciato ad altissimi livelli. “Ho sofferto molto prima, mi avevano bocciato all’accademia, avevo fatto il militare… Poi è cominciata questa storia ad altissimi livelli“. Il maestro vero è stato Vittorio Gassmann: “Essendo giovane facevo delle piccole parti, quindi studiavo nel resto dello spettacolo. Con lui invece riuscì a uscire fuori. Per questo Zeffirelli mi chiamò“. Fu un passaggio incredibile che l’ha poi portato a fare il cinema.

MASSIMO GHINI SI TOGLIE SASSOLINI DALLE SCARPE…

A proposito del suo ruolo in A casa tutti bene, Massimo Ghini ha commentato ironicamente: “Mi ha dato la prima nomination al David di Donatello dopo 110 film, finalmente… Mi sembrava di essere un extracomunitario a cui avevano dato il permesso di soggiorno“. Il suo personaggio soffre di Alzheimer, una malattia che ha conosciuto attraverso una persona a lui vicina. “Chi è colpito dice o fa cose nel momento sbagliato, che vengono aiutate dal sorriso. Questo è il taglio che con Muccino abbiamo deciso di dare al personaggio“.

L’attore a Weekly parla di una carriera bella e faticosa: “Qui ci sono stereotipi, io voglio essere un jolly, ma in Italia ti mettono in delle categorie. Ogni volta che ho fatto qualcosa c’è stato sempre uno snobismo critico. Ho fatto anche cinepattoni… Ho sempre considerato questo mestiere senza paletti“. Infine, per Massimo Ghini non esiste un metodo nell’arte, ma tanti metodi che portano appunto al risultato artistico.





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