Matteo Messina Denaro è nonno/ Ma la figlia Lorenza non chiama il bimbo come lui

- Andrea Murgia

Matteo Messina Denaro, il superlatitante dal 1993, è diventato nonno. La figlia Lorenza Alagna, però, non ha chiamato il nipote come il boss ricercato

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Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro, l’uomo più ricercato d’Italia e latitante dal 1993, è diventato nonno. La figlia del boss mafioso, Lorenza Alagna, il 14 luglio scorso ha partorito un bambino. Il nipote, però, non non si chiama come il nonno Matteo, non seguendo l’antica tradizione. Lorenza, che porta il cognome della madre e il nome della nonna paterna, ha 26 anni e da tempo ha lasciato la casa della nonna a Castelvetrano, dove viveva insieme alla mamma. Ha scelto di vivere libera, lontana da quel cognome pesante. Secondo gli investigatori, la donna non avrebbe mai conosciuto Messina Denaro.

“Quanto vorrei l’affetto di una persona e purtroppo questa persona non è presente al mio fianco e non sarà mai presente per colpa del destino… “, aveva scritto su Facebook Lorenza Alagna che gli anni scorsi ha preso il diploma al liceo scientifico. Alcuni anni fa, parlando al Tg 2 dietro le serrande abbassate della sua abitazione aveva detto: “Non voglio rilasciare interviste, non voglio stare sotto i riflettori. Basta. Io sono una ragazza normalissima come tutte le altre. Voglio essere lasciata in pace. Dovete fare finta che io non esista”.

Matteo Messina Denaro diventa nonno, è ancora caccia al superlatitante

Di Matteo Messina Denaro si sa, dunque, che è diventato nonno. Non si sa, però, dove sia nascosto, essendo ricercato dal 1993 in tutto il mondo per associazione mafiosa, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materie esplodenti e furto. E’ l’ultimo grande boss mafioso latitante che ha goduto di una fitta rete di protezione nel trapanese anche grazie all’enorme disponibilità di soldi.

Secondo le intercettazioni di Totò Riina del 2013 in carcere, Matteo Messina Denaro era presente in via d’Amelio durante attentato a Paolo Borsellino. Il boss corleonese lo aveva indicato con il nome in codice di “quello della luce”, perché si interessava del mercato e gli appalti sull’eolico. Riina vedeva in Messina Denaro il suo naturale “erede”, ma nel corso degli anni rimase deluso dalla mancanza di adesione di Messina Denaro allo schema “stragista” dei Corleonesi. Al super boss morto in carcere il 17 novembre 2017 non andava giù l’investimento sullo sfruttamento della green economy: “Io …visto che questo è cosi intelligente, così stravagante … solo … com’è che non me lo ha passato a me questo discorso di fare pali della luce?”, si lamentava Riina dal carcere.







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