Michele Cucuzza/ “La Rai? Non si deve essere la pedina di quello o di quell’altro”

- Hedda Hopper

Michele Cucuzza torna a parlare di economia, lavoro e di nomine nella tv pubblica e proprio a riguardo non ha dubbi: “La Rai? Non si deve essere la pedina di quello o di quell’altro”

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Michele Cucuzza

Michele Cucuzza era il re de La Vita in Diretta e non solo. Ha iniziato a fare il giornalista in Rai nel secondo dopo Guerra e adesso si “arrangia” continuando a fare il suo lavoro ma non nella tv pubblica e nemmeno nella rivale commerciale del Biscione. Adesso ad ospitare Michele Cucuzza ci pensa TeleNorba per la quale ha condotto un programma proprio simile al contenitore pomeridiano di Rai1 che lo ha visto protagonista mentre per Radio Uno, il sabato mattina, continua a condurre “Caffè Europa”. In un’intervista a radiocusanocampus.it, il giornalista si racconta parlando di un’Italia che non va avanti a tutta velocità, che lascia scappare via i giovani, e non solo quelli del Sud come un tempo, e che tarda a raggiungere un fronte comune sul lavoro dove ci sono le eccellenze e poi un baratro in cui sono sempre di più quelli alla deriva. Proprio in merito al lavoro spiega:  “C’è una crisi economica che fatichiamo a scrollarci di dosso quindi il lavoro non è facile da trovare, però bisogna stare con le orecchie tese e con l’occhio vispo per cercare di cogliere tutte le possibilità. Se uno ha passione poi ce la fa ad andare avanti”.

L’ATTACCO AI COLLEGHI IN RAI

Il tema più scottante però rimane la Rai e l’influenza politica da cui dipende tutto, forse troppo. Proprio in questi giorni di polemiche tra nomine e giornalisti arrivati a condurre i programmi estivi (Roberto Poletti a Uno Mattina Estate), Michele Cucuzza rivela che la storia della Rai è questa essendo proprio una tv pubblica e, quindi, in balia del suo editore che è il Parlamento: “E’ chiaro che ogni volta che c’è un cambiamento politico di governo c’è un atteggiamento di maggiore attenzione da parte di questi governi nei confronti della Rai”. Quello che però chiarisce il conduttore è che non importa chi ci sia al timone, l’importante è saper fare il proprio lavoro tenendo dritta la rotta: “Io non mi sento di dare lezioni a nessuno. Io ho iniziato nel Tg2 durante la Prima Repubblica. Si diceva che il tg1 era democristiano, il tg2 socialista e il tg3 comunista. La morale è che, anche se ci sono condizioni che la politica determina, si può fare il proprio mestiere senza essere la pedina di quello o di quell’altro”. Michele Cucuzza sta parlando di qualcuno in particolare oppure parla solo dall’alto della sua esperienza?



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