Michele Merlo, papà “Poteva salvarsi”/ “Uno del 118 gli diede del tossicodipendente…”

- Silvana Palazzo

Michele Merlo, parla il papà: “Poteva salvarsi, bastava un emocromo”. E rivela: “Uno del 118 gli diede del tossicodipendente”. La famiglia del cantante vuole la verità sulla morte…

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Michele Merlo, Instagram

Non c’è nulla che possa placare il dolore di un genitore che perde un figlio, neppure la verità. Ma non per questo non va perseguita. Infatti, la famiglia di Michele Merlo continua a battersi affinché venga fatta luce sulla morte del cantante. «Hanno ucciso mio figlio, voglio tutta la verità», dichiara Domenico Merlo al Resto del Carlino. Uno sfogo quello a cui si lascia andare il papà dell’ex allievo di Amici, scomparso sei mesi fa a causa di una leucemia fulminante diagnosticata quando forse ormai era troppo tardi. Dopo che l’inchiesta è passata da Bologna a Vicenza, Domenico Merlo rompe il silenzio: «Bastava un emocromo per salvarlo. Perché un dirigente medico chiese scusa a nome suo e di tutta la categoria?».

Il giorno dopo il «crollo», come lo definisce Domenico Merlo, fu prescritto un antibiotico a Michele. «Ci fu un sanitario del 118 che diede a Michele del tossicodipendente». Non si capacita anche del passaggio dell’inchiesta. «Per me un colpo al cuore. Mi domando per quale motivo? Mi aspettavo che la Procura di Bologna andasse avanti, che i Nas accertassero eventuali responsabilità di quei sanitari che hanno visitato Michele».

MICHELE MERLO, “BASTAVA UN EMOCROMO PER SALVARLO”

Sono molte le cose di cui non si capacita il papà di Michele Merlo. «Oggi mi si dice che una volta arrivato all’ospedale di Vergato tutto era già compromesso». Se così fosse, spiega Domenico Merlo, «perché un dirigente medico del decimo piano del Maggiore, davanti al sottoscritto e a tutti i miei parenti, chiese scusa a nome suo e di tutta la categoria? Di cosa si scusò se non è venne sbagliato niente?». L’uomo tramite i microfoni del Resto del Carlino ha precisato che lui e la sua famiglia non sono alla ricerca di vendette, «nemmeno soldi, ma la verità sì. Se qualcuno ha sbagliato dovrà pagare e noi andremo fino in fondo».

C’è una convinzione che alimenta tra gli affetti di Michele Merlo il dolore per la sua morte: la convinzione che potesse salvarsi. «Questo dicono gli atti. Invece è stato rimbalzato da un posto all’altro quando bastava un emocromo per capirne il problema. È tutto un sistema sanitario che è sbagliato, questo va condannato», conclude Domenico Merlo.

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