Michele Merlo, gli ultimi giorni dall’inchiesta/ Le ecchimosi e la diagnosi sbagliata

- Silvana Palazzo

Michele Merlo morto per leucemia fulminante, gli ultimi giorni del cantante dall’inchiesta: dalle ecchimosi alla diagnosi sbagliata, poi la situazione è precipitata…

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Michele Merlo (Foto: Instagram)

A quasi sei mesi dalla morte di Michele Merlo per leucemia fulminante emergono nuovi particolari finiti nell’inchiesta per omicidio colposo che è stata aperta dalla Procura di Bologna e poi trasferita per competenza ai magistrati vicentini. Dalla perizia del professor Antonio Cuneo e del dottor Matteo Tudini è emerso che sarebbe stato sufficiente sottoporre il cantante all’esame del sangue per scoprire l’emopatia acuta che avrebbe portato al ricovero immediato. «In tale contesto, con elevata probabilità, Merlo entro 24 ore avrebbe iniziato la terapia adeguata». Di conseguenza, se «la terapia fosse stata somministrata a partire dal 27-28 maggio (…) avrebbe avuto una probabilità di sopravvivenza compresa tra il 79 e l’87 per cento».

Dunque, Michele Merlo poteva salvarsi, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera. I primi segnali di malessere sono comparsi il 7 maggio: si tratta di quattro ecchimosi di circa 4 centimetri al deltoide destro e di 2 centimetri all’avambraccio sinistro. Il 16 maggio i lividi si estendono al braccio destro e alla coscia sinistra. Proprio quest’ultima spaventa per le sue dimensioni, tanto che Michele Merlo decide di scattare una foto e inviarla allo studio di medicina generale. Chi l’ha ricevuta non ha intuito che quello era il sintomo di una leucemia fulminante che in pochi giorni ha ucciso l’ex concorrente di Amici e X Factor.

IL MESSAGGIO AL MEDICO DI FAMIGLIA

Alle 11:59 del 26 maggio la richiesta di aiuto di Michele Merlo è stata rimbalzata per la prima volta. Un anonimo assistente di studio non solo non invita il cantante a precipitarsi in ospedale, ma anzi usa dei toni quasi di rimprovero: «L’utilizzo della mail è unicamente per la richiesta di terapia cronica. Per qualsiasi altro motivo, chiamare in segreteria. Inoltre chiediamo di non inviare foto». Secondo la ricostruzione fornita dall’avvocato Marco Dal Ben, che assiste la famiglia di Michele Merlo, dopo quell’e-mail il cantante ha deciso di recarsi al pronto soccorso dell’ospedale di Cittadella perché quell’ematoma gli causava dolore. Al triage, però, nessuno ha sospettato che si trattava di qualcosa di grave, infatti gli è stato assegnato un codice bianco. «Dopo tre ore di attesa mio figlio, scocciato, andò via», ha raccontato il padre, Domenico Merlo, al Corriere della Sera. Successivamente la decisione di presentarsi allo studio del medico di famiglia, ma il dottor Vitaliano Pantaleo si basò sul racconto del cantante per la diagnosi: «Raccontò di aver preso alcune botte facendo un trasloco. Si stava curando con antinfiammatori e una pomata e gli raccomandai di tornare da me entro 3-5 giorni, ma non l’ho più rivisto. Mi sono fidato delle sue parole, francamente credo di aver fatto bene il mio lavoro ma non passa giorno che non pensi a lui…».

I SINTOMI E LA DIAGNOSI SBAGLIATA

Il 28 maggio è il giorno in cui sono cominciate a comparire «piccole ma ben visibili emorragie mucose al cavo orale». Da quel momento la situazione è purtroppo precipitata rapidamente. Il 30 maggio ha cominciato ad avere dolore alla testa e sanguinamento dal naso. Il giorno dopo ha lamentato stanchezza e mal di gola. Il giorno successivo fastidio alla cervicale, in serata però è comparsa anche la febbre. A quel punto però era già troppo tardi secondo i periti. Nessuno però ha compreso la gravità della situazione. Il 2 giugno Michele Merlo ha deciso di recarsi all’ospedale di Vergato, dove però non è stato visitato, ma dirottato dal medico di continuità assistenziale, dove viene posta una diagnosi di tonsillite. La notte tra il 2 e 3 giugno, secondo la ricostruzione fatta dal Corriere della Sera, Michele Merlo ha dormito pochissimo a causa del mal di gola. La sera del 3 giugno ha cominciato a vomitare, poi ha perso conoscenza e sviluppato convulsioni. La fidanzata Luna ha chiamato il 118 e seguito le indicazioni di primo soccorso, notando nuove macchie alla schiena. Quando il 28enne è arrivato all’ospedale Maggiore di Bologna era incosciente. Lì sono stati ordinati esami ematici, ma anche per ricercare sostanze stupefacenti nelle urine, con esito negativo. All’alba del 4 giugno si è arrivati alla Tac alla testa che ha comportato l’intervento d’urgenza «a scopo decompressivo». Solo a quel punto si è capito che Michele Merlo era affetto da leucemia fulminante. «Nel primo mattino del 4 giugno viene avviata una terapia trasfusionale con piastrine». Le condizioni sono peggiorate gradualmente ma inesorabilmente fino alle 21:45 del 6 giugno, quando è stato riscontrato il decesso.

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