Michele Sindona/ “Non mi iscrissi alla P2, sono nato e morirò libero”

- Morgan K. Barraco

Michele Sindona, l’intervista concessa ad Enzo Biagi viene riproposta su Rai3: dai rapporti con il Vaticano e la mafia fino alla loggia massonica guidata da Licio Gelli

Giorgio Ambrosoli
Fabrizio Ferracana interpreta Michele Sindona nella fiction Giorgio Ambrosoli

Sono trascorsi quasi 40 anni da quando Michele Sindona ha incontrato per la prima volta Enzo Biagi. Il colloquio è avvenuto nel carcere di Otisville in cui il boss si trovava da tempo, accusato di bancarotta fraudolenta e di aver ordinato l’omicidio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli. Un faccia a faccia che ha permesso a Sindona di ripercorrere la storia della sua carriera, fin dai successi che lo hanno premiato come l’Uomo dell’Anno in America e Salvatore della Lira agli occhi di Giulio Andreotti. Oggi, domenica 7 giugno 2020, Rai 3 per Enzo Biagi trasmetterà quella vecchia intervista a Michele Sindona, in cui parla dei rapporti con il Vaticano e con la mafia, oltre a quelli con la loggia massonica guidata da Licio Gelli. “Hanno condannato le mie intenzioni. Perché, nel giudizio, la sentenza ha detto chiaramente che non ho rubato”, ha detto in merito all’arresto avvenuto in America, rivelando anche di aver conosciuto il banchiere Roberto Calvi a metà anni Sessanta. “Venne a trovarmi perchè aveva apprezzato quello che avevo fatto con la Banca Privata Finanziaria”, ha detto, “gli dissi che conoscevo l’Ambrosiano, sapevo che si trattava di una banca che godeva di un buon prestigio nazionale ma non internazionale. Ritenevo che un’unione tra il “privatismo italiano”, che era il mio pallino, avrebbe potuto portare a risultati interessanti”. Così Sindona gli ha proposto di espandere la banca in Sudamerica: “Questa era l’intenzione che ci univa, non quella massonica. Gelli aveva grosse relazioni in molti punti vitali del Sudamerica, dove i capi politici e militari sono massoni e lo rispettano: glielo presentai”.

Michele Sindona, l’intervista di Enzo Biagi

Michele Sindona ha sempre tenuto le distanze dal P2, nonostante i suoi legami con uno dei suoi membri, il banchiere Roberto Calvi. Non ha mai negato invece di essersi iscritto alla Loggia di Palazzo Giustiniani, grazie all’appoggio dell’imprenditore Licio Gelli, che gli ha fatto avere i documenti necessari per poi fare il giuramento. “Io non ho voluto né firmare né giurare. Qualcuno mi ha detto che non iscrivermi alla P2 è stato un errore, ma io sono nato libero e voglio morire libero. Non sono stato massone, ma difeso dai massoni sì”, ha detto Sindona tanti anni fa ad Enzo Biagi. Ed è allo stesso giornalista che il banchiere ha rivelato di sentirsi perseugitato dalla giustizia italiana, per via della sua volontà di opporsi “A certi regimi”. Sindona si è sempre definito “Un modesto studioso di problemi economici” che nel nostro Paese ha intrapreso una lunga battaglia per privatizzare delle aziende, “In un momento in cui si andava violentemente a sinistra e questo non poteva essere accolto”. Non ha mai ammesso però di essere coinvolto nell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, incaricato come commissario liquidatore per via del fallimento della Banca Privata Finanziaria avvenuto nel ’74. “Ho detto che era incompetente”, ha sottolineato, “mi dispiace perchè è morto… La gente quando muore diventa un santo. Ambrosoli ha sbagliato, non era completamente competente, ma da questo ai problemi di violenza passa tanta strada e per questa strada io non ci sono passato, non passo mai”.



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