Michele Sindona/ I segreti del banchiere della mafia che costarono la vita a Giorgio Ambrosoli

- Silvana Palazzo

Michele Sindona, il banchiere della mafia: i segreti che costarono la vita a Giorgio Ambrosoli. Pubblicato l’archivio della Banca Privata Italiana. Le ultime notizie

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Michele Sindona e Robert Venetucci (Foto: da Wikipedia)

Domani sarà il giorno del 38esimo anniversario della morte di Giorgio Ambrosoli, il commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona. Quest’ultimo fu il mandante dell’omicidio. L’11 luglio del 1979 Ambrosoli morì davanti al portone di casa dopo quattro colpi di pistola. La sua colpa fu quella di essersi opposto ai piani di salvataggio dell’istituto nato dall’incorporazione di Banca Privata Finanziaria in Banca Unione. Nonostante i tentativi di corruzione, le pressioni politiche e le minacce di morte, Giorgio Ambrosoli fece ciò che ritenne giusto per evitare che lo Stato pagasse con i soldi dei contribuenti per l’enorme buco causato da un singolo. Questa vicenda risulta particolare, considerando quelle dei salvataggi bancari che gravano sui contribuenti.

Ma Michele Sindona, bancarottiere legato alla mafia e a Giulio Andreotti, non era l’unico profilo criminale nel caso BPI. Lo si è scoperto dopo che l’archivio della Banca Privata Italiana è stato riordinato e reso accessibile al pubblico grazie agli sforzi del Centro per la cultura d’impresa e della Camera di Commercio di Milano. Dai documenti della liquidazione è emersa l’architettura tentacolare messa in piedi da Sindona e ricostruita da Ambrosoli. «Se poche persone e pochissime istituzioni non avessero fermato Sindona, la Borsa di Milano oggi avrebbe un azionista di riferimento: la mafia», ha dichiarato il vicepresidente del Centro per la cultura d’impresa Antonio Calabrò a Repubblica.

Dalle carte non emergono solo le manovre, ma anche la trama dei rapporti tra banche e politica attraverso speculazioni edilizie. La politica è stato il salvagente di Michele Sindona, poi la zavorra che portò al naufragio. Decisive nel crac anche le perdite connesse a fidi concessi con disinvoltura secondo criteri non ortodossi. Le ispezioni cominciarono nel 1971: emersero irregolarità, ma non ci furono conseguenze. Il baratro intanto si allargava e Sindona fu il perno di un ecosistema di potere avido. Fu fermato, ma il potere politico-finanziario si è riprodotto in nuove forme. I cittadini restano le vittime, coloro che ne pagano le conseguenze. 

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