Migranti, Lamorgese “no porti chiusi”/ “Hotspot in mare per quarantena, più corridoi”

- Niccolò Magnani

Il piano Lamorgese-Draghi per gestire l’emergenza migranti della prossima estate: “no blocchi navali o porti chiusi. Flussi regolai, più corridoi e…”

Lamorgese e Draghi
Premier Mario Draghi e Ministra Luciana Lamorgese in Senato (LaPresse, 2021)

No ai porti chiusi e nemmeno al blocco navale: il piano del Governo Draghi, dopo la convulsa pre-cabina di regia tenutasi ieri a Palazzo Chigi, vede i Ministri Lamorgese (Interni) e Giovannini (Trasporti) impegnati a smentire le “pressioni” di Matteo Salvini (e Giorgia Meloni) sul intricato e urgente tema immigrazione. Gli sbarchi degli ultimi giorni e il timore di raggiungere 70mila ingressi di migranti entro breve hanno fatto scattare l’allarme nel Governo con le ribadite richieste di intervento alla Commissione Europea, solitamente “immobile” sul fronte immigrazione ormai da tanto tempo.

«Tutte le statistiche storiche evidenziano un aumento degli sbarchi nella stagione estiva. Ora, i numeri assoluti relativi ai primi mesi del 2021 sono superiori a quelli del 2020. Lo sono anche perché la crisi sociale ed economica innescata dal Covid-19 ha colpito in modo duro anche il continente africano. In ogni caso, la situazione va gestita tenendo conto dei picchi stagionali e della pandemia», ha spiegato la Ministra del Viminale ad “Avvenire” introducendo i temi del confronto avuto ieri con Draghi, Di Maio (Esteri) e Guerini (Difesa). Le misure adottare dal Governo vedranno la richiesta urgente a Bruxelles per una tempestiva attivazione «di un meccanismo d’emergenza finalizzato al ricollocamento nei Paesi dell’Unione disponibili dei migranti salvati in mare durante eventi di soccorso e ricerca».

IL PIANO LAMORGESE PER L’EMERGENZA MIGRANTI

In attesa di nuovi incontri a breve sia in Libia che in Tunisia, il Governo italiano prosegue nella linea di aumentare i corridoi per i migranti più vulnerabili, «il governo intende continuare a finanziare progetti che prevedono rimpatri volontari assistiti dalla Libia, assistenza vitale nei centri di detenzione e supporto ai migranti nei contesti urbani». I corridoi umanitari per far arrivare donne, bambini e fragili che hanno diritto d’asilo; i rimpatri volontari assistiti per facilitare chi è bloccato in Libia e infine l’utilizzo di almeno cinque navi quarantena con personale della Croce Rossa a bordo ingaggiate con il bando del 19 aprile: il piano Lamorgese deve ancora scattare ma esprime già una forte critica alla posizione della Commissione Europea, tanto sul fronte Mediterraneo quanto sulla rotta balcanica (anch’essa attenzionata per possibili ingenti arrivi nelle prossime settimane). «Va definita un’adeguata strategia sui canali d’ingresso legale in Europa in una logica di “migrazione circolare”. È un percorso che consente di incrociare le esigenze del mercato del lavoro europeo con la valorizzazione del lavoratore immigrato e con un suo possibile rientro nel Paese d’origine», spiega ancora la Ministra Lamorgese ad “Avvenire”, smentendo la possibilità di “blocchi navali” come invece richiede Fratelli d’Italia «il blocco navale è una classica misura di guerra, ricompresa tra gli atti di aggressione previsti dall’articolo 3 della risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni unite 3314 del 1974. Pertanto il blocco non si può applicare, poiché contrasta con le disposizioni che vietano il ricorso all’uso della forza nelle relazioni tra Stati, come metodo di risoluzione nelle controversie internazionali. Analogo principio è sancito dall’articolo 11 della Costituzione italiana».



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