PROTAGONISTI/ Il “sangue lombardo” nel ritratto manzoniano della madre di Cecilia

- Laura Cioni

La famosa donna creata da Manzoni è ancora oggi un modello di forza, pietà e speranza per l’universo femminile milanese

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Una milanese famosa, indimenticabile figura del più popolare dei romanzi italiani, tanto vera nelle sue movenze composte da costituire quasi un paradigma del dolore trattenuto e dell’amore materno.

La madre di Cecilia accompagna gli italiani di una certa età e muove la loro commozione, anche perché una volta il famoso brano di Manzoni veniva fatto imparare a memoria nelle scuole elementari:

Scendeva dalla soglia d’uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d’averne sparse tante; c’era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un’anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne’ cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov’anni, morta; ma tutta ben accomodata, co’ capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l’avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull’omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, chè, se anche la somiglianza de’ volti non n’avesse fatto fede, l’avrebbe detto chiaramente quello de’ due ch’esprimeva ancora un sentimento. Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d’insolito rispetto, con un’esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, “no!” disse: “non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete”. Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: “promettetemi di non levarle un filo d’intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo e di metterla sotto terra così”. Il monatto si mise una mano sul petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l’inaspettata ricompensa, s’affaccendò a far un po’ di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce l’accomodò, se stese sopra un panno bianco, e disse l’ultime parole: “addio, Cecilia! Riposa in pace! Stasera verremo anche noi: ch’io pregherò per te e per gli altri”. Poi voltatasi di nuovo al monatto, “voi,” disse, “passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola”.

Sia chi legga per la prima volta questo testo, sia chi lo ripercorra con l’amore dovuto a una pagina sublime, non può che riconoscervi la precisione analitica dell’arte manzoniana, documentata del resto da tutta la ricerca storica compiuta dall’autore sulla peste del 1628 nel Milanese, non solo nel romanzo, ma anche nella Storia della colonna infame.

 

La ricostruzione e la denuncia del male non offuscano la statura umana e cristiana di questa madre, che si staglia sullo sfondo di una città piegata dal contagio e dalla malvagità degli uomini.

 

La bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo resta non solo un tratto descrittivo del fisico, ma diventa la cifra di una attitudine di fronte alla vita, ancora oggi rintracciabile nelle donne milanesi e non solo, quelle che portano il peso degli anni e delle fatiche con dignità e persino con una certa lievità popolana.

 

Allora come oggi, in tempi tristi per l’Italia, in cui a lutti e disgrazie si intreccia una stagione politica indecorosa e frastornante, il dolore consapevole di una donna, l’inaspettato sentimento di pietà di un delinquente possono risvegliare una lontana speranza.

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