BUON GOVERNO/ Carlotti: cosa insegna un affresco senese del ‘300 alla politica milanese?

- cristina zorzoli

Arriva a Milano la mostra “Il bene di tutti”. Un’occasione, secondo MARIELLA CARLOTTI, per chiamare chi governa a riprendere coscienza della propria responsabilità

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L'affresco di Ambrogio Lorenzetti

Il 5 novembre è stata inaugurata a Milano la mostra “Il bene di tutti” già esposta all’ultima edizione del Meeting di Rimini: la mostra riproduce gli affreschi del Buon Governo che Ambrogio Lorenzetti affrescò tra il 1337 e il 1339 nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena.

Nel momento più splendido della storia di Siena, il grande artista diede, con il linguaggio della bellezza, una suggestiva interpretazione del tema del bene comune, traducendo in immagini il Costituto senese del 1309, la prima “Costituzione” del mondo in volgare.

Sulle pareti della Sala del governo della città, Lorenzetti ha infatti rappresentato la grande alternativa posta di fronte ad ogni convivenza umana: o una tensione al bene comune che genera una città in cui domina la giustizia e la sicurezza o un prevalere del bene proprio, fonte di ogni ingiustizia e violenza. Con indimenticabili allegorie, Lorenzetti rappresenta il grande dramma di chi governa: o il concepirsi al servizio di un popolo o il favorire una politica che ha come scopo se stessa.

E gli effetti di questa opzione sulla città e sulla campagna sono radicalmente diversi: sulla parete orientale c’è una città in cui si lavora, si costruisce, si commercia, si studia, ci si sposa e si mettono al mondo figli e una campagna che diventa un giardino in cui si viaggia senza paura; sulla parete occidentale un paesaggio urbano e rurale desolato, in cui nessuno più lavora, in cui la violenza è la cifra di ogni rapporto e sul quale aleggia la tetra figura della Paura.

San Bernardino da Siena ricordava questa drammatica alternativa ai suoi concittadini nelle sue prediche in Piazza del Campo, utilizzando proprio questi affreschi a sostegno del suo dire:

«Voltandomi a la pace, vego le mercanzie andare atorno, vego balli, vego racconciare le case, vego lavorare vigne e terre, seminare, andare a’ bagni, a cavallo, vego andare le fanciulle a marito, vego le grege de pecore, etc. … E per queste cose, ognuno sta in santa pace e concordia.
Guarda el suo opposito, a dire guerra! È una cosa ruvida tanto, che dà una rusticheza tanto grande, che fa inasprire la bocca. Voi l’avete dipènta di sopra nel vostro Palazo, che a vedere la Pace dipènta è una allegreza. E cosi è una scurità a vedere dipènta la Guerra dall’altro lato».

La tensione al bene comune della Siena trecentesca si è impressa come bellezza sulle pietre e sui campi di quella terra, a documentare anche visivamente che il bene di tutti è veramente il proprio bene, perchè salva le dimensioni proprie del cuore dell’uomo, non riconducibili a un piccolo possesso, sproporzionato al suo desiderio.

Da dove nasceva un mondo così? Qual è l’origine nell’io di questa tensione al bene di tutti? Una storia, sconosciuta ai più, risponde a Siena a queste domande e ad essa è dedicata la seconda parte della mostra.

Il 23 gennaio 1944, un violento bombardamento alleato colpì la periferia di Siena: la perdita più grave per il patrimonio artistico fu la Basilica dell’Osservanza, che fu quasi rasa al suolo. Sull’altare principale della chiesa era collocato un bellissimo Crocifisso ligneo – di cui erano rimasti ignoti, fino ad allora, autore ed epoca –  che andò distrutto. Tra le macerie i frati ne trovarono però miracolosamente intatta la bellissima testa.

La sorpresa fu rinvenire, nascosta dentro la testa del Cristo, un’ampia pergamena: era un testo autografo dell’autore dell’opera, Lando di Pietro, grande orafo e architetto della Siena del Trecento a cui nessuno avrebbe attribuito una croce scolpita e dipinta. C’era anche la data, gennaio 1337, in cui il grande Crocifisso era stato fatto.

Ma nella pergamena c’è dell’altro: c’è  una lunga, commovente preghiera che Lando rivolge alla Madonna e ai santi, perché affidino a Dio il suo destino, quello della sua famiglia e di tutti gli uomini.

Nello stesso anno in cui Ambrogio Lorenzetti dipingeva il Buon Governo nel Palazzo Pubblico, Lando di Pietro, un altro grande artista senese – autore tra l’altro dell’ampliamento del Duomo – scolpiva il grande Crocifisso, ora andato distrutto. Ma paradossalmente proprio la distruzione dell’opera rivelava a tutti il cuore dell’artista: è questa tensione all’ideale che l’uomo vive nel segreto della sua esistenza quotidiana e che “nasconde” nella sua opera, la radice misteriosa che fiorisce nella concordia della Siena che Lorenzetti ha rappresentato nella Sala dei Nove.

Un mondo nuovo nasce da uomini che nascondono il loro desiderio e il loro ideale in quello che fanno: sembra niente, invece è da uomini così che è nata la nostra civiltà. È questo il punto misterioso in cui germina il bene comune, è questa la responsabilità di ognuno nella costruzione della città.

Proporre questa mostra a pochi mesi dalle elezioni comunali di Milano è chiamare chi governa – o chi si candida a farlo – e chi è governato a riprendere coscienza della propria responsabilità per il bene di tutti.

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