LA STORIA/ Il “non emigrato” che ha trovato l’America in Italia

Intervista all’amministratore delegato della R.Pierre Digital spa: ho fondato l’azienda pur di non dover andare a lavorare fuori dall’Italia

14.12.2010 - La Redazione

LA STORIA – Imprenditore pur di rimanere in Italia. La storia di Franco Cavallaro, amministratore delegato e fondatore della R.Pierre Digital spa, è quella di un uomo che per amore del suo paese e della sua famiglia ha scelto di rischiare il tutto per tutto piuttosto che lasciare la propria terra.

Siamo nel 1994, Cavallaro ha 40 anni ed è un dirigente di un’importante azienda italiana appena acquisita da una multinazionale svizzera. La nuova proprietà gli fa un’importante offerta, che ha però una conditio sine qua non: devi spostarti all’estero.

“Era una condizione inaccettabile per la mia famiglia. Così risposi di no”, dice oggi lui, a 16 anni di distanza. Una scelta difficile, che comportava il rischio di rimanere senza lavoro o dover cambiare mestiere.

“Decisi allora di coltivare una mia idea: mettermi in proprio”. Nascono così il Franco Cavallaro imprenditore e la R.Pierre Digital spa, azienda di Legnano specializzata in telecomunicazioni.

“All’inizio l’attività era nel campo dei centralini telefonici, poi è proseguita facendo messaggi di cortesia sempre per i centralini. Con la liberalizzazione delle telecomunicazioni, a fine anni Novanta, abbiamo potuto crescere ulteriormente e offrire anche altri servizi”.

Servizi come la fornitura e l’installazione di strumenti tecnologici (modem, router, adsl). Nel 2005 Cavallaro ha una trovata geniale: “Quell’anno abbiamo inaugurato la nostra linea di attività legata al recupero delle apparecchiature che normalmente vengono buttate o abbandonate”.

 

In pratica la R.Pierre Digital spa recupera modem e affini, li testa e li rimette in commercio come nuovi. Un servizio offerto da poche imprese nel settore. “L’idea è venuta incrociando una serie di elementi. I nostri clienti tradizionali sono i grossi operatori telefonici (Fastweb, Vodafone, Wind…) che danno le apparecchiature in comodato gratuito d’uso alle aziende che sfruttano i loro servizi. Quando questi clienti traslocano, sono soliti buttare via tutto. Ma queste apparecchiature hanno grosso valore e possono essere sfruttate da un nuovo cliente. Così noi le ritiriamo, le testiamo e le rimettiamo a nuovo in modo tale che possano essere riutilizzate. Non è un mercato dell’usato, perché la proprietà rimane la stessa e l’uso delle apparecchiature è lo stesso di prima”.

 

L’iter del riutilizzo ha anche un’importante valenza ecologica e sociale. “Sì, perché il lavoro rimane in Italia e non va in Estremo Oriente e apparecchiature all’avanguardia continuano a servire l’uomo al posto che finire nelle discariche”.

 

Ecco perché la R.Pierre Digital spa ha pensato a un simpatico gioco in scatola, presentato all’ultimo Matching della Cdo, per promuovere la cultura del recupero e della rivalorizzazione degli oggetti con contenuto teconologico.

Se poi ci aggiungiamo che il lavoro “manuale” è svolto da cooperative che curano il disagio sociale…“Le cooperative sono incaricate della gestione dei test delle apparecchiature e dell’imballaggio. Così chi ci lavora è obbligato a usare macchine molto sofisticate, impara un mestiere e svolge un lavoro qualificato che dà grande soddisfazione”.

 

Cooperative conosciute grazie alla Compagnia delle Opere. “Siamo nella Cdo fin dalla nascita. È importante avere altri amici con cui scambiare esperienze e conoscenze. Così abbiamo identificato le cooperative con cui collaborare”.

Il futuro però non è solo il recupero, ma anche l’innovazione. “Banda larga e sviluppo della trasmissione delle immagini HD a distanza, in particolare. La prima perché un’azienda non servita da banda larga parte da una condizione di svantaggio competitivo enorme. La seconda perché il mercato lo richiede: d’altronde un’immagine porta più informazione di mezza pagina scritta e dunque l’esigenza di averla chiede di essere soddisfatta”.

 

La diffusione della banda larga per la R.Pierre Digital spa comporterebbe un doppio vantaggio. “Da una parte un’azienda come la nostra è obbligata ad avere la banda larga, perché la nostra è una struttura a rete con vari operatori disseminati sul territorio e c’è dunque il bisogno di comunicare in tempo reale una marea di dati. Dall’altra, la diffusione della banda larga accrescerebbe il bisogno delle apparecchiature, dunque il nostro lavoro di recupero ne gioverebbe parecchio”.

 

Tirando le somme, Cavallaro ha buoni motivi per essere contento di non essere emigrato all’estero. La sua impresa fattura circa 5 milioni di euro all’anno e tra dipendenti e collaboratori fissi “dà da mangiare” a quasi 100 famiglie. “Quando mi chiedono quale sia uno degli aspetti più interessanti del mio lavoro, io rispondo: pensare che la sera a cena un centinaio di famiglie parla di qualcosa che ha a che fare con noi. E vedere persone che sono cresciute con noi sposarsi e avere una famiglia. Magari con 4, 5 figli”.

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