LOMBARDIA/ Finetti: così il “modello Pisapia” farà perdere la regione al Pd

- int. Ugo Finetti

Dopo il rifiuto di Umberto Ambrosoli, il Partito Democratico si prepara alle primarie anche in Lombardia. La complessa situazione del centrosinistra vista da UGO FINETTI

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Foto: InfoPhoto

Il Partito Democratico si prepara alle primarie nelle primarie. Dopo il rifiuto di Umberto Ambrosoli a correre alla presidenza della Lombardia, il centrosinistra si è ritrovato senza un valido candidato in grado non solo di tenere unita la coalizione ma anche eventualmente di allargarla all’area moderata e centrista. Mentre si rincorrono i nomi dei possibili pretendenti a occupare il posto oramai lasciato da Formigoni, il Pd lombardo comunica la nascita del Coordinamento regionale per le Primarie 2012 del centrosinistra. Formato dai rappresentanti della coalizione “Italia Bene Comune”, come riporta la nota pubblicata sul sito internet del partito, il Coordinamento avrà il compito di verificare il corretto svolgimento del voto per la scelta del candidato di centrosinistra. Le primarie, si legge ancora, si svolgeranno domenica 25 novembre, con possibilità di secondo turno domenica 2 dicembre. IlSussidiario.net fa il punto dell’attuale situazione insieme a Ugo Finetti, giornalista e condirettore di “Critica Sociale”.

Come si spiega questa confusione all’interno del centrosinistra?

Credo sia sostanzialmente in atto quello che può essere definito “effetto primarie”, un momento di effettiva divaricazione all’interno del Partito Democratico. Una spaccatura frontale, in cui la competizione è ormai sfuggita a quel controllo che sembrava essere stato stabilito durante l’ultima assemblea nazionale. 

Cosa pensa delle primarie anche in Lombardia?

Adottare le primarie, nella situazione in cui si trova il Pd in Lombardia, significa in parte affidarsi a un’estrazione a sorte. Il partito ha la possibilità di potersi candidare in modo decisamente più credibile rispetto alle volte scorse, proprio perché l’attuale destabilizzazione sembra aver aperto un varco inedito rispetto al passato. Non sembra però in grado di approfittarne e, per farlo, il Pd avrà bisogno di una candidatura seria e solida, non come quella di Ambrosoli che giustamente si è tirato indietro.

Eppure veniva considerato da molti il candidato ideale…

Proporre il suo nome significa solamente cavalcare un’onda scandalistica, non una proposta forte di governo in Lombardia. Se il Pd vuole vincere non deve pensare a una candidatura unicamente di propaganda, soprattutto se nel centrodestra si candida Albertini.

Secondo lei è vero che, soprattutto nel caso in cui il centrodestra si faccia avanti con Albertini, allora per il Pd dovrà essere fondamentale un’apertura con l’Udc?

Certo. La Lombardia non è una Regione qualsiasi e il Pd deve essere in grado di trovare un candidato che si dimostri credibile e che possa prendere adeguatamente il posto di Formigoni. Il centrosinistra non può pensare di presentare un’immagine simbolica ed esclusivamente massmediatica, altrimenti dimostrerà di non aver capito e compreso l’attuale situazione regionale e nazionale che, come sappiamo, è a tratti drammatica.

Come vede invece un’alleanza anche con Sel e Idv?

Se il Pd ha intenzione di avanzare una seria proposta di governo dovrà probabilmente evitarla. Nel caso in cui dovesse andare in porto l’alleanza con l’Udc sarà impensabile poter tener dentro anche Sel e Italia dei Valori. in ogni caso bisognerà probabilmente aspettare l’esito delle primarie nazionali per sapere se il partito sceglierà di rivolgersi principalmente a Vendola o a Casini. Riguardo a questo è ormai necessario tener conto di una eventuale sconfitta di Bersani.

Come mai?

Proprio perché ha scelto di modificare il regolamento delle primarie e di inserire il ballottaggio, lo stesso Bersani teme seriamente di non riuscire a farcela al primo turno. E nel caso in cui non dovesse raggiungere il 51% verrà automaticamente destabilizzato come leader di coalizione. E’ un problema che poi riguarderà anche il Quirinale: come può Bersani pensare di governare l’Italia con il consenso di un terzo dell’elettorato?

Crede si stia creando una spaccatura anche lombarda tra bersaniani e renziani?

Certo, anche in questo caso si può creare una netta divisione che però andrà sempre a ricalcare il dubbio di un’alleanza con l’Udc o con Sel e Idv. Quello che deve capire il Pd è che una formula Pisapia oggi non è più ripetibile in Lombardia. Si pensa che la caduta di Formigoni abbia portato a giocare a porta vuota ma non è così, soprattutto se nel centrodestra viene candidato Albertini.

Quando crede si calmeranno le acque nel centrosinistra?

Finché sono in atto le primarie nazionali le acque non potranno mai calmarsi veramente. Al momento la divisione interna è netta e, osservando anche le accuse reciproche che si stanno lanciando Renzi e Bersani in queste settimane, è evidente che tutto si risolverà solamente alla fine del confronto. La prima tappa è però l’elezione siciliana di domenica, un test importante che comincerà a chiarire i rapporti con l’Udc.

 

(Claudio Perlini)     



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