LETTURE/ Il senso della “profezia” di Alda Merini

- Franco Camisasca

Alda Merini è scomparsa tre anni fa. Ma spesso un filo misterioso lega i poeti soprattutto quando appartengono alla stessa città. Come Delio Tessa e Antonia Pozzi. FRANCO CAMISASCA

aldamerini_ppianoR400 Alda Merini (1931-2009) (Infophoto)

Un filo misterioso lega i poeti soprattutto quando appartengono alla stessa città; richiami che si rincorrono nel tempo per rendere permanente il loro ricordo. È singolare che Alda Merini ci abbia lasciato il giorno dei Santi, lei che tutto pareva fuorché l’emblema della santità, o forse lo è stata in quel suo trasandato atteggiarsi fino agli ultimi giorni della sua vita. 

La santità non è infatti il buonismo che tanto confonde bontà con santità; sempre, per fortuna, i santi si mostrano come combattenti indomiti per la conquista della verità, difficile da decifrare nel magma dell’esistenza. I santi spesso gridano, talvolta imprecano, sempre elemosinano. Alla venerazione dei santi la Chiesa, ma anche il sentire comune, accostano i morti. Mi ha sempre colpito quella frase di Delio Tessa L’è el dì di mort, alegher! che dà il titolo alla sua raccolta. Perché allegri nel giorno dei morti? Cinismo o realismo? Tessa è un maudit come Alda, avvocato di poco successo, ha cantato il dolore della Milano dei primi decenni del Novecento. Una generazione prima della Merini, Tessa ha cantato la solitudine, la diversità, il male: un canto spesso sconsolato ma sempre ripiegato con amore sul dolore degli uomini, quasi a voler consolare, curare chi soffre. 

Alda nascondeva spesso dietro l’ironia la sua fatica, una ironia forte, talvolta sconcertante. Ma non è lo sconcerto proprio dei profeti, come i poeti? Così nel ricordo di Alda accomuniamo Delio Tessa, lui viveva intorno a piazza Missori – era nato in via Fieno – una zona centrale, non come i Navigli, nel cuore di una città ormai perduta, perché perduti sono i legami di solidarietà tra gli uomini, come sempre con insistenza lamentava Alda. Ma non si tratta di rimpiangere nulla: i profeti ci aprono al futuro con speranza, basta riscoprire il profondo del cuore, spogliarlo delle sovrastrutture che illusoriamente ci creiamo. I poeti lo fanno per noi, ci aiutano in questo lavoro. 

Nella sequenza di questa improvvisata linea milanese sta una poetessa morta pochi mesi prima di Tessa, Antonia Pozzi. Giovane della Milano bene, di corso Magenta. Anche per lei infelici trame amorose si intrecciano a solari immagini della Valsassina, dei boschi intorno al Ticino, delle marcite verso Chiaravalle.

In una plaquette la Merini scriveva: Ci sono paternità che non sono solo/di carne, il desiderio della maternità/paternità, dell’amore generativo, è probabilmente la cifra entro cui si può racchiudere l’esperienza poetica di questi tre profeti, secondo un aforisma ancora di Alda: A volte Dio/uccide gli amanti/perché non vuole/essere superato/in amore.

Ricordiamo Alda, oggi, con I fiori del poeta

Il poeta raccoglie dolori e sorrisi
E mette insieme tutto i suoi giorni
In una mano tesa per donare,
in una mano che assolve
perché vede il cuore di Dio.
Ma la città è triste
Perché nessuno pensa
Che i fiori del Poeta
Sbocciano per vivere molto a lungo
Per le vie anguste della grazia.

Grazie Alda!





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