VENDITA QUOTE SEA/ Gallera: dopo le intercettazioni, i milanesi hanno poco da ridere

- Giulio Gallera

Ancora polemiche fra maggioranza e opposizione a Palazzo Marino per la controversa vendita delle quote di maggioranza SEA alla F2I di Vito Gamberale. L’opinione di GIULIO GALLERA

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Come tutti i cittadini milanesi anche noi consiglieri comunali di Milano abbiamo appreso dagli articoli pubblicati in questi giorni sul giornale l’Espresso (15 e 16 marzo 2012) che il bando per la vendita del 29,75% della quota Sea possedute da Palazzo Marino è stato fatto su misura per la società F2I di Vito Gamberale, unico concorrente.

Vengono riportate  sconcertanti intercettazioni  di fine luglio 2011 tra il protagonista Vito Gamberale e  Riccardo Contiresponsabile nazionale Pd per le infrastrutture nonché  consigliere di amministrazione di F2i dove si discute della vendita del 29,75% della Sea e Gamberale chiede garanzie sul capitolato d’asta.

L’articolo riporta che “Il patron di F2i fa molte domande su come sta venendo impostato il bando del Comune di Milano e si raccomanda che non ci siano sorprese. L’altro lo tranquillizza e dice che tutto sarà costruito su misura, proprio in base a quanto il fondo desiderava. E insieme ridono della faccenda” .

Ed è naturale che i due ridessero visto che si tratta di un affare da quasi 400 milioni di euro che porta F2I ad accaparrarsi  una fetta importante di una società strategica per i trasporti aerei del nord Italia.

Chi non ride invece, sono certamente i milanesi che  assistono impotenti alla svendita di asset importanti del patrimonio del Comune  per gli interessi di qualche amico. Se poi  si apprende che l’operazione così come è stata realizzata, era già in programma fin dall’insediamento della nuova Giunta  come apparso in un articolo de “Il Sole 24 ore” del 28 settembre 2011  dove si riporta che “il Comune di Milano per la sua controllata Sea ha già in mente un paino B, vendere una quota consistente a Vito Gamberale” allora non solo non c’è nulla da ridere ma è giusto che la magistratura  e la politica prendano opportuni provvedimenti.

E infatti la procura di Milano, seppur con notevole ritardo (le carte con la trascrizione della telefonata intercettata dai magistrati della procura di Firenze è stata trasmessa a cavallo tra ottobre e novembre ndr) ha aperto un’indagine per turbativa d’asta e personalmente come presidente della Commissione Verifica e controllo aziende a Partecipazione Comunale di Palazzo Marino ho voluto far luce sull’accaduto convocando una commissione in data mercoledì 21 marzo per l’audizione del Direttore Centrale Bilancio dr. Michele Petrelli e del Direttore Settore Enti Partecipati dr.ssa Mariangela Rimoldi in merito all’iter per la predisposizione del bando di gara per vendita quote S.E.A.

 

I dirigenti hanno tuttavia negato accordi privati con la società di Gamberale. Ho già fissato altre sedute della commissione per  andare a fondo della vicenda  ascoltando tutti i soggetti coinvolti, già a partire da mercoledi 28 marzo  dove verrà ascoltato il Presidente SEA S.p.A. dr- Giuseppe Bonomi e chiederò se, come società, avevano aperto la trattativa col patron di F2i.

Occorre chiarire come mai questa Amministrazione ha fatto di tutto per rendere inappetibile la vendita di Serravalle prevista dal bilancio previsionale del 2011 redatto dalla giunta Moratti (infatti durante la seconda asta durata 14 giorni, la Provincia ne ha varato lo statuto che permetteva al futuro socio 1 posto nel Cda proprio al 14esimo giorno, di fatto una Serravalle appetibile è rimasta in vendita 1 solo giorno!!), perché a fine settembre 2011 i principali quotidiani nazionali riportavo l’esistenza di un piano b del Comune di Milano per vendere una quota consistente della Sea a Gamberale quando ufficialmente con delibera di metà novembre 2011 il consiglio comunale ha dato mandato all’Amministrazione di redigere un bando per la vendita del 20% di Sea insieme al 18,6% di Serravalle o la sola alienazione del 29,75% della Sea.

E come mai se lo scopo reale è la vendita della maggioranza delle azioni Sea per averne il controllo (il 9 marzo 2001 Tabacci a margine di un convegno della Cisl su SeA e A2A ha affermato la necessità di vendere altre quote Sea  da reinvestire nel trasporto pubblico) non si è proceduto direttamente con un bando internazionale in tal senso? In termini economici le casse del Comune ne avrebbero tratto sicuramente giovamento, ma forse qualche amico avrebbe avuto meno ragioni per ridere…

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