LOMBARDIA/ Fontana (Anci): Monti prenda esempio da Formigoni

Per ATTILIO FONTANA, i Comuni lombardi hanno fondi per 6 miliardi di euro bloccati dal patto di stabilità. Grazie al Pirellone una parte di queste risorse potranno essere utilizzate

10.08.2012 - int. Attilio Fontana
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La Regione Lombardia ha deciso di triplicare le risorse destinate agli enti locali per consentire loro di sbloccare le somme congelate dal patto di stabilità nazionale. In tutto si tratta di 210 milioni di euro, contro i 70 milioni dell’anno scorso, e consentiranno investimenti cruciali per la realizzazione di scuole, strade, palestre e ponti. Solo nei Comuni lombardi i fondi a disposizione e inutilizzabili per il patto di stabilità sono in tutto 6 miliardi di euro. Il presidente Roberto Formigoni ha sottolineato che “queste sono le buone pratiche che Regione Lombardia, grazie a una buona amministrazione, riesce a realizzare per i propri territori. E’ chiaro che un domani, quando avremo realizzato la macro-regione del Nord e sottoscritto un nuovo patto con lo Stato, potremmo fare ancora di più”. Ilsussidiario.net ha intervistato Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese e presidente di Anci Lombardia.

Fontana, è soddisfatto della cifra stanziata dal Pirellone?

E’ un’iniziativa sicuramente molto positiva, che Regione Lombardia e Anci Lombardia hanno intrapreso prima di chiunque altro tre anni fa. Quest’anno c’è stato un allargamento delle risorse, e di questo siamo molto soddisfatti. Se la Lombardia avesse più disponibilità e autonomia, sicuramente ci sarebbero maggiori possibilità di allargare il patto di stabilità a livello regionale. Si tratta comunque di un messaggio già di per sé molto importante, e che dimostra come la Regione anche su questo fronte stia facendo sicuramente molto meglio rispetto ai nostri governanti.

A quali esigenze saranno destinate queste risorse?

I Comuni lombardi hanno residui attivi, cioè fondi presenti nelle nostre casse e che non possiamo spendere, per 6 miliardi di euro. Una parte di questi soldi potranno essere spesi per interventi in conto capitale, cioè per asfaltare le strade e costruire scuole, palestre e ponti. Si tratta di interventi che oltretutto daranno un po’ di fiato alla nostra economia.

Per quale motivo la Regione ci riesce e il governo Monti invece no?

La Regione ci riesce perché nell’ambito del suo bilancio ha la possibilità di rinunciare a determinate spese per fare sì che questi soldi vengano spesi dai Comuni. Lo Stato invece non ci riesce perché non rinuncia a nulla dei suoi investimenti, delle sue spese e dei suoi sprechi, e questo fatto ci blocca completamente.

Lei ritiene che anche i Comuni lombardi possano tagliare degli sprechi?

Non escludo che ciò sia possibile, ma in ogni caso sarebbero delle cifre assolutamente irrisorie. So con certezza ciò che avviene a Varese, ma posso anche confermare che negli altri Comuni della Lombardia sprechi nel senso più tecnico del termine non ce ne siano. Ormai siamo nelle condizioni di non avere più la possibilità di offrire i servizi di nostra competenza. E’ stato razionalizzato e ridotto non solo ogni tipo di spreco, ma anche i soldi gestiti in modo non oculato.

 

In un momento in cui il governo sta ipotizzando di vendere le partecipate statali, anche i Comuni dovrebbero cedere le loro aziende?

 

Da sempre sono assolutamente contrario a questa iniziativa e oggi il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, mi ha dato ragione. In un’intervista ha dichiarato che non venderà i gioielli di famiglia, come Eni ed Enel, perché farlo adesso vorrebbe dire svenderli o addirittura regalarli. Non capisco per quale motivo il ministro Grilli possa fare questa considerazione per i gioielli di famiglia dello Stato, e un analogo ragionamento non lo si possa fare per le aziende degli enti locali. In quanto sindaco di Varese sono socio di una partecipata che ogni anno mi fornisce utili e un reddito alto. Cederla adesso in un momento di crisi delle borse vorrebbe dire svenderla, anzi regalarla ai soliti noti. Sono anni che mi batto contro questa assurda imposizione agli enti locali da parte dei governi nazionali, ma evidentemente per i gioielli dello Stato vale un discorso mentre noi Comuni dobbiamo subire sempre ogni tipo di angheria.

 

Ritiene che nel settore dei servizi alla persona il privato sociale possa fare di più e meglio delle aziende comunali?

 

Quando si parla di volontariato non si deve fare di tutta l’erba un fascio. Da un lato non bisogna mitizzarlo, dall’altra occorre fare sì che tutto ciò che rappresenta una risorsa per il territorio sia messo nelle condizioni di operare e collaborare con gli enti locali perché possa sfruttare al meglio le sue risorse.

 

(Pietro Vernizzi)

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