IL CASO/ Zecchi: l’orgoglio gay potrebbe “spaccare” Pisapia

- int. Stefano Zecchi

Il Comune di Milano tramite l’assessore Majorino ha fatto richiesta di includere Milano tra le candidate al gay pride europeo nel 2015, l’anno dell’Expo. Il commento di STEFANO ZECCHI

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Milano capitale europea dell’orgoglio gay. E’ quanto chiede l’assessore alle politiche sociali Majorino annunciando la candidatura (le altre città in lizza sono Riga, Barcellona e Manchester) di Milano al gay pride europeo del 2015. Non una data qualunque: è la data dell’Expo e infatti l’assessore ha voluto sottolineare questo aspetto, dicendo che “ottenere l’Euripide a Milano nell’anno dell’Esposizione universale avrebbe grande carattere simbolico”. Secondo Stefano Zecchi, contattato da Ilsussidiario.net, una proposta come questa “non fa altro che riflettere la posizione di questa giunta, una posizione ampiamente annunciata durante la loro campagna elettorale e che dal loro punto di vista fanno bene a portare avanti”. Una giunta però che spesso e volentieri si spacca di fronte ai temi etici, basti vedere il recente esempio del testamento biologico: “E’ il problema di questa amministrazione, che mette insieme tante anime diverse e che ha dunque forti contraddizioni dentro se stessa”.

Zecchi, Milano capitale europea dell’orgoglio gay nell’anno dell’Expo, che cosa ne pensa?

Onestamente non mi scandalizzo più di tanto. Capisco la loro posizione, quella di questa amministrazione, capisco anche che c’è una coerenza con il programma elettorale e che quindi lo applicano. Il commento che posso fare è piuttosto come andrebbe amministrata Milano. Aggiungerei che il problema del gay pride è il problema minore, l’ho avuto anche quando ero assessore del Comune.

Nella sua richiesta l’assessore  Majolino dice esplicitamente che “la città di Milano ha deciso di intraprendere la strada verso un pieno riconoscimento dei diritti civili”. Oltre ai gay, pensiamo alle unioni civili, al testamento biologico, si parla anche di stanza del buco per i tossicodipendenti…

In realtà avrebbe fatto meglio a dire che l’amministrazione della città di Milano ha deciso di intraprendere questa strada, non la città di Milano.

Di fatto la stessa giunta Pisapia continua a correre il rischio di rompersi ogni volta che si affrontano questi temi.

Lei ha messo il dito nella piaga. Questo infatti è un aspetto non secondario di una giunta che ha forti contraddizioni dentro se stessa. Queste contraddizioni toccano aspetti legati alla società ce ne sono altri legati molto profondi al bilancio, al progetto economico della città. Effettivamente Pisapia si trova a mettere insieme realtà politiche che culturalmente non sono omogenee.

Majorino ha detto che il gay pride avrà un grande valore simbolico. Quale simbolo vuole applicare a Milano Pisapia?

Un simbolo di  forte laicizzazione, del tipo di quanto fece Zapatero in Spagna. Un simbolo che però non tiene conto del sentimento religioso di gran parte della popolazione. Però, torno a dire, i milanesi nella maggioranza lo hanno votato. La democrazia si basa sui numeri, credo che il centro desta possa piuttosto ripensare agli errori che ha commesso nel presentare la Moratti e nel non riuscire a costruire le alleanze necessarie e soprattuto a non mandare al voto i cittadini.

In che senso non mandare al voto i cittadini?

 

La sinistra non ha preso più voti della volta precedente in cui aveva perso, ma certamente il centro destra non ha preso i propri voti perché in molti sono rimasti a casa. Questa è una riflessione che dovrebbe essere fatta anche in prospettiva politica nazionale.

 

I milanesi che hanno votato Pisapia però lo hanno fatto con anime e aspettative diverse: lo voterebbero di nuovo oggi? 

 

Questo non lo so, non faccio la psicologia dell’elettore di Pisapia. Io penso che la sinistra comunque abbia uno zoccolo duro da più elezioni e i numeri sono quelli. Se tanto mi dà tanto, lo scarto dei voti credo sia irrilevante. La partita piuttosto si deve giocare sul centro destra se vogliamo dare una lettura politica del problema.

 

Di cosa ha bisogno oggi Milano, secondo lei?

 

La questione è complessa, ha bisogno di un programma di governo in cui si deve cercare di far emergere tutte le energie creative della città. Dare incentivi e spazi economici a chi sa fare impresa, aiutare la cultura cittadina a potenziarsi dove si sa che c’è grande margine. Noi abbiamo dei gioielli culturali a Milano. Sono convinto che Milano abbia bisogno di un’altra guida e che la guida di oggi non la rappresenti.

Se dovesse citare una emergenza che lei affronterebbe subito?

 

Per mia esperienza il Comune ha dalla città di Milano queste richieste fondamentali: viabilità, sicurezza e cultura. Sono i tre problemi che il Comune deve risolvere e corrispondere ai cittadini. Se lei vede, con la vicenda dell’area C c’è una infinità di incertezze in questa amministrazione. Il problema dell’inquinamento non è risolto, la città diventa ostile a vecchi e bambini, la sicurezza è un problema assolutamente sentito da tutti.

 

Cosa intende esattamente con potenziamento della cultura?

 

Cultura significa non solo potenziare i grandi centri culturali ma cercare di legarli a due realtà. Quella delle esperienze giovanili defilate e con meno quattrini, premiando quelle che veramente valgono, e legare tutto questo  alla scuola e all’università. Non dimentichiamo che Milano ha più università di tante altre città europee con un numero molto alto di studenti e insegnanti. 

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