SCUOLA/ L’indagine: Cassano Magnago e Lodi in testa, Como maglia nera in Lombardia

È stata presentato ieri il primo Rapporto sulla qualità nella scuola in Lombardia, curato da Tuttoscuola. Quella lombarda è una “strana” scuola d’eccellenza. MAURIZIO AMOROSO

16.01.2013 - Maurizio Amoroso
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Una scuola capace, dinamica, plurale, di qualità, che ha saputo coniugare la tradizione, conservata nei suoi aspetti migliori, alla modernità e all’innovazione. Una scuola ricca, con più servizi e maggiore efficienza, con docenti più giovani rispetto al resto d’Italia e con risultati sopra la media. È un sistema scolastico che merita, quello della Regione Lombardia. Ai primi posti della classifica nazionale. Con una maggiore ricchezza di strutture e risorse, con scuole tecnologicamente bene attrezzate, con una invidiata organizzazione scolastica e dei servizi, di gran lunga superiore alla media nazionale.

I risultati del primo Rapporto sulla qualità nella scuola in Lombardia, curato da Tuttoscuola, dicono che il sistema scolastico regionale regge, anche in un periodo di crisi. Certo – ma per decisione del ministero – aumenta il numero medio di alunni per classe, fatta eccezione per la scuola dell’infanzia. E crescono le assenze per malattia del personale, 4-5 giorni in più rispetto agli ultimi due anni. Ma ci sono meno precari, soprattutto nella scuola primaria e dell’infanzia, anche se il problema non è certo risolto, e scende drasticamente la percentuale di trasferimenti di personale, garantendo così una maggiore continuità didattica.

E non basta. A sorpresa, nella classifica dei 68 Comuni con più di 20mila abitanti, realizzata per la prima volta dal rapporto di Tuttoscuola, in base allo stato di salute del sistema di istruzione, in vetta ci sono molti piccoli comuni e non le grandi città. Sono infatti le scuole di Cassano Magnago, in provincia di Varese, le migliori dei 68 comuni più grandi della Lombardia, quelle dove si rende – globalmente – un servizio di più alta qualità agli studenti e alle famiglie. A ruota seguono le scuole di Segrate (provincia di Milano), Cesano Maderno (Monza), Lainate (MI) e Senago (MI), scuole che ai risultati scolastici degli studenti coniugano una corretta gestione del personale, adeguate dotazioni didattiche e informatiche, interventi e politiche finanziarie virtuose degli enti locali e una buona funzionalità dei servizi e degli edifici scolastici. Nella classifica dei Comuni, Milano è al diciottesimo posto. Tra i primi dieci classificati ci sono sette comuni del milanese e due della provincia di Monza-Brianza.

Al fondo della classifica, maglia nera per i comuni di Como, Voghera (provincia di Pavia) e Castiglione delle Stiviere (Mantova) e, a sorpresa, per le scuole dei comuni capoluogo come Sondrio, Brescia, Mantova, Pavia e Bergamo, che si collocano anche al di sotto della media dei comuni lombardi.

Piccolo è bello, insomma? Se si parla di scuola lombarda, certamente sì. Degli 11 Comuni con più di 70mila abitanti, solo 3 si trovano nella metà alta della classifica, di cui il primo (Busto Arsizio) solo al 12° posto, e ben cinque (Monza, Varese, Bergamo, Brescia e Como) in coda, negli ultimi 20 posti su 68. Nei primi 10 posti della graduatoria regionale si collocano Comuni con una popolazione tra i 21 mila di Cassano Magnago (leader assoluta) e i 47 mila di Cologno Monzese (settima). E nei primi 15 posti figurano solo 4 dei 24 Comuni con più di 40mila abitanti. Non solo. Molti Comuni fanno meglio delle città capoluogo di Provincia e devono la loro buona posizione di graduatoria principalmente al loro impegno nell’area “Organizzazione e servizi” (migliore rapporto alunni/classe, più tempo pieno, più mense ecc.). Cassano Magnago capeggia invece la classifica grazie alla maggiore disponibilità di Strutture e risorse e alla buona performance in Risultati scolastici. Mentre il comune di Como deve la sua ultima posizione in classifica alla scarsità di Strutture e risorse, nonostante faccia molto bene quanto ai Risultati scolastici.

La graduatoria deriva da un centinaio di indicatori tratti dalle ultime rilevazioni ufficiali (Miur, Istat, ministero dell’Interno, Ragioneria Generale dello Stato, etc). Una base imponente, di decine di migliaia di dati, elaborata con rigore scientifico, da cui si ricava una approfondita e inedita radiografia del sistema scolastico della Regione Lombardia.

Il Rapporto permette anche di individuare il trend della scuola lombarda negli ultimi anni. Rispetto ai risultati dei Rapporti nazionali del 2007 e del 2011, curati sempre da Tuttoscuola, la scuola della Lombardia, che aveva già ottenuto ottime valutazioni, essendosi collocata al secondo e al terzo posto nella graduatoria delle Regioni, si conferma complessivamente ai primi posti della classifica nazionale e in alcuni indicatori al primo assoluto, collocandosi nuovamente sopra la media italiana di tutte le Regioni, con una media finale di 591 punti complessivi contro i 577 della media nazionale.

Quanto invece alla classifica delle 12 Province lombarde, sono le scuole di Lodi al primo posto. Milano è seconda e Varese è terza. All’ultimo posto, unica provincia lombarda sotto la media nazionale, la Provincia di Como, che è maglia nera come per la classifica dei Comuni. Nelle precedenti edizioni nazionali del 2007 e del 2011 nessuna provincia lombarda era mai scesa sotto la media nazionale della qualità nella scuola.

Lo studio ha permesso di stabilire che la Lombardia è tra le regioni italiane con più basso tasso di mobilità del personale docente, dato dalla somma degli insegnanti che si trasferiscono e di quelli che vanno in pensione. Insegnare in Lombardia, insomma, piace. Ed è sbagliata la diffusa convinzione che gli insegnanti, soprattutto quelli che provengono da altre regioni, non gradiscono lavorare in Lombardia e che il clima, il costo della vita, la lontananza da amici e parenti inducono a cercare di trasferirsi il prima possibile. Secondo i dati del rapporto, tutte e 12 le Province lombarde si collocano sotto la media nazionale (11,3%) in termini di tasso di mobilità.

Un ultimo dato va quantomeno segnalato, visto che in questi ultimi anni il tema del merito sembra diventato centrale nella valutazione scolastica. Ebbene, dai dati relativi ai risultati scolastici degli studenti lombardi, si evidenzia una notevole differenza tra i buoni risultati conseguiti nelle prove Invalsi e in quelle comparative internazionali e le assai meno buone valutazioni che gli studenti della Lombardia ricevono negli scrutini e negli esami di maturità, peggiori di quelle conseguiti in altre Regioni. All’esame di maturità,  basato sulle valutazioni soggettive dei docenti, si diplomano per esempio con il massimo dei voti (100/100) solo il 3,9 per cento dei maturandi lombardi, contro il 5,7 per cento della media nazionale. E tra questi, la lode viene assegnata dai docenti lombardi solo nel 10 per cento dei casi rispetto al 16,8 per cento della media nazionale. In Calabria, tanto per citare un caso, ci sono più 100 e lode alla maturità che in Lombardia (285 rispetto a 217). Proprio la Calabria però, nelle rilevazioni Ocse-Pisa sulle competenze dei quindicenni, è il fanalino di coda a livello nazionale, mentre la Lombardia è prima o seconda.

Questa disparità di valutazione tra i docenti che insegnano nelle diverse regioni può avere un peso non indifferente. Un tema che il ministero dell’Istruzione in particolare, e il paese in generale, non può più far finta di ignorare.

 

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