DA NIGUARDA A LAMPEDUSA/ Kabobo, e quel manicheismo travestito da solidarietà

- Aldo Brandirali

ALDO BRANDIRALI commenta quanto fatto in tema di immigrazione dalla politica italiana prendendo come esempi la strage di Lampedusa e il caso Kabobo, l’assassino del quartiere Niguarda

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Cecile Kyenge, immagine d'archivio (infophoto)

Kabobo, l’assassino di Niguarda, malgrado i tre morti che non avevano nessuna colpa, viene assolto per incapacità di intendere e volere. La valutazione scientifica della malattia mentale di Kabobo è da non discutere. Ma avevamo detto sin dal giorno dopo di quei delitti che Kabobo aveva dato segnali di violenta follia già tre anni fa, dal suo arrivo come clandestino nel centro di accoglienza pugliese. Immaginate come può essere vissuto fra noi in tutto questo tempo? Nelle zone oscure della nostra città. Perché non si prendono in carico le presenze anche di clandestini, domandandosi di cosa vivranno? I servizi sociali devono avere i mezzi per seguire le situazioni che non si risolvono con l’espulsione. Dunque ci sono dei responsabili di quei morti di Niguarda, in particolare quelli che hanno sostenuto il ricorso legale di Kabobo contro l’espulsione. Questi buonissimi avvocati che lavorano per le cause promosse dai centri sociali, che vedono solo diritti e non doveri, non si sono domandati come avrebbe vissuto Kabobo durante i lunghi mesi della causa avviata. Questa non è solidarietà, questa è visione manichea, la parte sostenuta senza considerare il tutto della persona.

La stessa cosa si manifesta oggi con la tragedia dei morti di Lampedusa. Si riduce la questione alla condanna della legge Bossi- Fini, ovvero all’introduzione del reato di clandestinità. Come se la mafia dei barconi che incassa montagne di denaro da povera gente ammassata su fatiscenti barconi avesse agito così perché la clandestinità in Italia è considerata reato.

La tragedia dei migranti che muoiono in mare chiede una sola cosa: interventi sulla partenza e sui luoghi di ammassamento dei candidati alla partenza in mare. Si tratta di interventi che deve fare la Comunità Europea verso i paesi del Mediterraneo. Interventi non solo di dissuasione e repressione delle mafie degli scafisti, ma anche di regolazione dei flussi, fino a depotenziare la pressione, e avviare le politiche economiche a sostegno dello sviluppo nei paesi di partenza dei migranti. La vergogna della demagogia della Boldrini e della Kyenge consiste nel trasformare la responsabilità di tutti in una responsabilità della parte politica contraria a loro. Si chiama demagogia.

Ricordo che la Boldrini, quando era commissario dell’ONU sui migranti, condannò l’Italia perché reprimeva gli sbarchi di clandestini. Mentre non fece nulla per sollecitare l’intervento unitario dell’Europa.

Ricordo che la Kyenge si preoccupava del rilascio del diritto di cittadinanza italiana ai bambini dei migranti, ma non si è preoccupata dei servizi sociali che devono controllare le azioni di sostegno all’integrazione, come si vede dal caso di Kabobo.

Se ha una qualche ragione la modifica della Bossi- Fini è che ci sono incongruenze a inapplicabilità evidenti, ma questo è il normale processo di assestamento di nuove leggi. Parla l’esperienza, come il caso delle navi militari che non hanno raccolto i profughi da una barca di pescatori perché “il protocollo non lo prevede”. E’ una cosa che viene dalla legge che proibisce di favorire gli sbarchi di clandestini, ma che non prevede la prevalenza delle ragioni umanitarie. Ma non è certo dipeso da queste rigidità burocratiche il fatto che ci siano stati quei morti.

Dunque, in Italia bisogna smetterla di speculare sugli esseri umani al fine di giocare negli antagonismi della politica. Sia nel buonismo che nel cattivismo ( alla Salvini, che diceva di Kabobo: in galera fino alla morte ) Vergogna! Il bene comune ci dice che le cose sbagliate vanno corrette, che bisogna fare azioni utili, ma nel contempo che bisogna piangere sulle tragedie umane e agire su tutto quello che è possibile fare.

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