SCISSIONE PDL/ Cattaneo (Lombardia): i consiglieri regionali stanno con Alfano, ecco perché

- int. Raffaele Cattaneo

RAFFAELE CATTANEO spiega lo scostamento tra le percentuali del Consiglio nazionale, dove dominano i falchi, e quelle degli enti locali, dove la partita è ancora aperta

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Regione Lombardia (Infophoto)

I falchi, probabilmente, hanno sottovalutato il fatto che, tra le immediate conseguenze della scissione, si sarebbe determinata una ricomposizione all’interno degli enti locali; e che questa non necessariamente sarebbe stata in loro favore. E, infatti, così non è stato. Le percentuali relative a chi, nei consigli comunali, provinciali e regionali ha seguito Alfano, non sono affatto analoghe a quella nazionali, dove il Nuovo centrodestra annovera solamente 28 senatori (37 secondo Formigoni) e 24 deputati. La Lombardia è il caso più clamoroso. Benché sia la patria del berlusconismo (ma anche del falchismo, del pitonismo e via dicendo), in Consiglio regionale ben 9 consiglieri su 19 hanno aderito al nuovo gruppo. Tra questi, c’è anche Raffaele Cattaneo, che ci spiega come potrebbe evolvere la situazione.

Anzitutto, la scissione a livello locale è conseguenza automatica di quella nazionale? Oppure, ci sono state ragioni diverse, maggiormente legate al territorio?

Scissione, tutto sommato è un termine improprio. E’ rinata Forza Itala. Il Pdl non esiste più. Molti di noi avevamo chiesto che il nuovo partito avesse una serie di caratteristiche, quali la possibilità di scegliere dal basso i dirigenti e introdurre un sistema democratico. Non è stata data risposta soddisfacente e, semplicemente, in tanti hanno deciso di non aderire alla nuova formazione dei falchi. Il disagio che ha condotto persone come Alfano, Formigoni, Lupi, Quagliariello, Sacconi, Schifani o Cicchitto a non entrare in Forza Italia è il medesimo di quanti, operando sul territorio, non si sono ritrovati in questa impostazione dirigista. Anzi, oserei dire che ciò che è avvenuto a livello nazionale è anche il frutto dei malumori a livello locale.

Ora che farete?

Dal momento che non esiste più il gruppo del Pdl, in Regione daremo vita a due gruppi distinti. In Lombardia, come in tutte le altre Regioni, mi aspetto una distinzione delle posizioni, pur nella permanenza all’interno del centrodestra e nella disponibilità a un lavoro con gli amici che hanno scelto di restare in Forza Italia.

Uno spostamento verso il centro è escluso?

Vede, la nascita di Scelta civica è stata un’operazione fallimentare perché, nella testa della gente, si è ormai sedimentato uno schema bipolare. Per questo, con quanti militano in Scelta civica, ma anche nel Pd (penso a Fioroni e agli ex popolari della Margherita), e hanno una sensibilità simile alla nostra, è possibile ipotizzare un progetto comune. Ma nell’ambito di una scelta di campo finalizzata a costruire un bipolarismo più sano. In sostanza, per semplificare, devono decidere da che parte stare, sul modello della tradizione europea: con i socialisti, o con i popolari.

 

Nelle amministrazioni in cui governa il centrodestra, la maggioranza è a rischio?

Non c’è alcun rischio di questo genere. La separazione, infatti, non ha comportato un riposizionamento politico. Indubbiamente, casomai, con la nascita del Nuovo Centrodestra si aggiunge ovunque un gruppo consiliare. Sarà necessaria, quindi, una redistribuzione delle responsabilità, per dare pari dignità politica a tutti i gruppi.

 

Come interpreta il fatto che, in Regione, Forza Italia e il Nuovo Centrodestra siano pari?

E’ un dato estremamente significativo. Si dà il caso che buona parte dei membri del Consiglio nazionale siano stati nominati dall’alto. Basti pensare a tutti i deputati e i senatori che, in virtù dell’attuale legge elettorale, sono nominati dalla segreterie dei partiti; i consiglieri comunali, provinciali e regionali, invece, vengono eletti direttamente dal popolo. Ora, dato che esiste un profondo scostamento tra le percentuali del Consiglio, dove dominano i falchi, e le amministrazioni locali, dove la partita è ancora aperta, è evidente che nella base del partito la sensibilità affine a quella di chi è andato con Alfano potrebbe essere addirittura maggioritaria.

 

Com’è andata nelle altre Regioni?

Non disponiamo ancora dei dati precisi, come in Lombardia. In ogni caso, parlando con molti colleghi di altre zone d’Italia, ho registrato un fenomeno analogo. Laddove i rappresentanti sono eletti con le preferenze, le percentuali di chi non si ritrova in un partito che ha come modello un certo approccio estremista, sono molto più alte.

 

(Paolo Nessi

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