SCUOLA/ Due studentesse: la nostra risposta a chi vuol chiudere le paritarie

Le recenti proteste studentesche contro il buono e la dote scuola in Lombardia sono preconcette e sbagliano bersaglio. BENEDETTA e CRISTINA MARTINOLI (Liceo Leonardo, Milano)

24.12.2013 - La Redazione
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Scuole statali e non statali – Nella nostra scuola, il Liceo scientifico statale “Leonardo da Vinci” di Milano, ultimamente c’è stato un po’ di movimento a livello di proteste studentesche: il 9 dicembre è stato distribuito da alcuni ragazzi del Collettivo un volantino firmato “Unione degli Studenti” (un’associazione nazionale autonoma, di ispirazione sindacale) in cui si invitava alla manifestazione del 16 dicembre presso il Pirellone per richiedere l’abolizione immediata del buono scuola e di ogni altra forma di finanziamento alle scuole “private”, come definite da loro. Successivamente ne è stato distribuito un altro da alcuni ragazzi di Gioventù Studentesca, fra cui le sottoscritte, in cui si rispondeva alle diverse provocazioni. Infatti, oltre ad aver citato senza motivo il movimento di Comunione e Liberazione, mettendolo in cattiva luce, venivano riportati dati imprecisi usati in modo ambiguo. 

Così ci è sembrato opportuno approfondire in un articolo la questione in modo ancora più dettagliato di quanto non lo fosse già nel nostro volantino, offrendo una visione più ampia dello stato attuale dell’istruzione in Italia e suggerendo il nostro personale giudizio, così che si potesse sviluppare un dibattito nel merito delle questioni. 

Spesso si sente parlare di scuole private e pubbliche, senza sapere però che in Italia il sistema scolastico pubblico è costituito da scuole statali e scuole non statali(promosse e gestite liberamente da famiglie, associazioni, cooperative, fondazioni che operano per rispondere ad un bisogno e sono chiamate scuole paritarie); con il termine “pubblica”, ci si riferisce quindi sia alla statale che a quella paritaria, in quanto entrambe svolgono un servizio pubblico.Le paritarie sono quindi istituti che “corrispondono agli ordinamenti generali dell’istruzione, sono coerenti con la domanda formativa delle famiglie…” (comma 2, legge 62/2000 presentata dal ministro Berlinguer). Le scuole definite “private”,non statali e non paritarie, non ricevono fondi statali e non possono rilasciare titoli di studio aventi valore legale né attestati intermedi o finali con valore di certificazione legale (ad esempio gli istituti per il recupero di anni).

È quindi un grave errore chiamare “private” le scuole paritarie, perché non lo sono: sono pubbliche a tutti gli effetti e lo sono perché contribuiscono a rispondere al bisogno di istruzione e di educazione cui lo Stato è tenuto e lo può fare secondo le sue modalità garantite dalle legge dell’autonomia e dalla legge di parità scolastica.

Spese per le scuole – Secondo i dati del Miur (2009) le scuole statali costituiscono il 74,6% delle scuole totali e accolgono l’87,6% degli studenti; le paritarie raggiungono il 24,1% accogliendo circa il 10% degli alunni. 

Nel 2009 la spesa totale pubblica per l’istruzione è stata di 54.648 mln; di questi il finanziamentostatale alla scuola paritaria è stato di 522 mln, circa l’1%, mentre quello per la statale è stato più di 54.000 mln. Si può notare perciò che il contributo per le paritarie  è dieci volte minore rispetto a quanto spetterebbe loro se si considerasse il numero di studenti che accolgono.

Come si vede in tabella, in riferimento al costo all’anno per allievo, le scuole paritarie consentono un risparmio annuo allo Stato di oltre 6 mld di euro, che è quanto spenderebbe se tutti gli alunni che le frequentano passassero alla scuola statale. È più che giustificato chiedersi cosa ne sarebbe della finanza pubblica se questo avvenisse.

Quando si sostiene che si tolgono risorse alla scuola statale per darle alla scuola paritaria bisognerebbe fare attenzione: alla luce di questi dati si può affermare che non è poi così vero!

Finanziamenti alle famiglie − La dote scuola è un contributo concesso dalla Regione Lombardia rivolto agli studenti residenti nella Regione. La dote scuola per gli studenti delle scuole statali si divide in due componenti: il “merito” e il “sostegno al reddito”. Quest’ultimo è un contributo economico sotto forma di voucher (buoni) che agevola la famiglia nelle spese connesse all’acquisto del materiale scolastico. Beneficiarie sono le famiglie con certificazione Isee inferiore a 15.458,00 euro. Il contributo per gli sudenti delle superiori va dai 140,00 ai 290,00 euro, in base all’ Isee della famiglia. 

La dote scuola per gli studenti delle scuole paritarie si divide anche questa in due componenti: il “merito” e il “buono scuola”, che a sua volta comprende “integrazione al reddito” e “contributo per disabilità”. Il buono scuola è un aiuto alla libertà di scelta nel settore educativo per le famiglie, attraverso un contributo economico sotto forma di buono virtuale. Possono beneficiare del buono scuola le famiglie con indicatore reddituale (per indicatore reddituale si intende il reddito familiare complessivo rapportato al numero di componenti della famiglia) inferiore a 30.000,00 euro. Il contributo per gli studenti delle superiori va dai 650,00 ai 900,00 euro. L’integrazione al reddito è un ulteriore contributo attribuito alle famiglie se in presenza di un Isee inferiore a 15.458,00 euro, erogato sotto forma di ticket e consegnato direttamente dalla scuola frequentata. Per gli studenti delle superiori il contributo va dagli 800,00 euro ai 950,00 euro. La certificazione Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) è un attestato della situazione economica di una famiglia, definita dal rapporto tra la somma dei redditi, combinata con il 20% dei valori patrimoniali, mobili ed immobili, e il numero dei componenti del nucleo familiare.

Il “merito”, sia per scuole statali che paritarie, è un contributo rivolto agli studenti meritevoli, a partire dalla terza media fino alla quinta superiore. Ne possono beneficiare le famiglie con Isee inferiore o uguale a 20.000,00 euro; il contributo va da 300,00 euro a 1.000,00 euro. (fonte: www.comune.milano.it)

La proposta di bilancio regionale − Per quest’anno è di 30 mln per la scuola paritaria, con una differenza di 3mln rispetto all’anno scorso.

Per le statali la proposta di bilancio è di 5 mln, cioè 5 in meno rispetto all’anno precedente. Si tratta di un preventivo, che non coincide la spesa effettiva, dato che durante l’anno arrivano ulteriori contributi dallo Stato (l’anno scorso il preventivo era di 10 mln a cui si sono aggiunti 13,5 mln di contributi statali, per un totale di 23,5 mln), cosa che non avviene invece per le scuole paritarie. Non si può quindi operare un confronto diretto preventivo-spesa effettiva, che appartengono a voci diverse di bilancio, ma solo preventivo-preventivo.

Inoltre va considerato che i 30 mln sono attribuiti a famiglie che devono sostenere una retta di oltre 2.000 euro, mentre i 5 mln si riferiscono a un pagamento intorno ai 150 euro. (fonte: dati Miur 2009).

Siamo tutti per il diritto allo studio − Noi crediamo che l’istruzione sia un mezzo indispensabile per la nostra formazione perché è proprio attraverso la conoscenza che diventiamo liberi. Lo studio è una grande provocazione per noi perché, andando sempre più a fondo delle cose, attraverso la conoscenza, ci permette di costruire mano a mano un nostro criterio di giudizio, che è ciò su cui ci basiamo per le scelte della nostra vita, e per crescere come uomini e donne.

Il diritto allo studio è di tutti: perché una famiglia dovrebbe essere ostacolata dal vincolo economico nella scelta dell’istituto in cui iscrivere i propri figli? Infatti, chi frequenta una scuola paritaria deve pagare una retta (che generalmente si aggira fra i 2.000 e i 6.000 euro), spesa che invece non devono sostenere le famiglie che scelgono la scuola statale. In Paesi come la Germania la scelta della scuola non è limitata come accade in Italia: chi vuole scegliere l’una o l’altra scuola non è vincolato economicamente. Il buono scuola è uno strumento che va valorizzato in quanto, oltre ad essere un incentivo che in realtà permette allo Stato di risparmiare (come riportato nell’analisi qui sopra), consente alle famiglie meno abbienti di avere una maggiore libertà di scelta nell’ambito educativo. Sottolineiamo inoltre il fatto che è proprio grazie al buono scuola, nonostante copra solo in parte le spese, che la scuola paritaria non è diventata “la scuola dei ricchi” come invece si continua a sostenere senza cognizioni di causa: sono numerose le famiglie che compiono enormi sacrifici per rispondere nella maniera più libera al bisogno educativo! 

Perché quindi abolire i finanziamenti a queste scuole? Noi crediamo che, come in tutto ciò che facciamo scegliamo sempre ciò che più ci corrisponde, secondo determinati criteri e nel rispetto delle norme, questa esigenza così umana non debba essere in alcun modo intralciata in un ambito fondamentale così come è l’istruzione, la nostra formazione. E qui nasce la questione decisiva di quello che dovrebbe essere un dibattito democratico e teso a migliorare le condizioni del sistema scolastico: che cosa intendiamo dunque per libertà? E che cos’è il diritto allo studio se non il mezzo per poter esercitare la libertà, nella scelta della scuola che riteniamo più rispondente al nostro bisogno?

Il buono e la dote scuola sono anche i mezzi che la Regione ha messo in atto per realizzare la legge di autonomia e di parità. Ma perché parliamo di autonomia scolastica? In poche parole, là dove c’è più autonomia cresce la concorrenza tra scuole, che a sua volta porta a un miglioramento della qualità del servizio offerto, che è il punto d’arrivo cui tutti tendiamo. 

Investimenti per il diritto allo studio? Sono quanto mai necessari! In una situazione in cui la scuola è colpita da tagli spesso ingiustificati, che lo Stato investa sull’istruzione è decisivo per la stessa democrazia.

Per questo, invece di protestare perché si taglia più da una parte che dall’altra, bisognerebbe unire le forze per chiedere che Stato e Regione facciano di tutto per garantire alle famiglie le condizioni per poter essere liberi di scegliere, poiché senza soldi la libertà si riduce al lumicino.

 

(Benedetta Martinoli e Cristina Martinoli, del Liceo scientifico statale “Leonardo Da Vinci”, Milano) 

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