ELEZIONI MILANO/ Pisapia e quel “siluro” a Renzi (e Sala) che manda in tilt il Pd

- Gianluigi Da Rold

E’ rottura tra Sala e Pisapia? Il primo avrebbe detto un sostanziale “vai avanti tu” al secondo. Un nuovo problema per Renzi, molto più grande di altri. GIANLUIGI DA ROLD

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Giuseppe Pisapia - Infophoto

Ma com’è possibile che all’improvviso il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, scopra che il suo vicesindaco, Francesca Balzani, è bravissima? La scoperta dev’essere, quanto meno, di lunga data. Solamente che adesso questa bravura è venuta alla ribalta con fragore per mettere in gioco tutte le strategie su Palazzo Marino.

Se non ci si è dimenticato tutto nel giro di un mese, c’è stato il “suggerimento”, spiegato a Milano a chiare lettere da Matteo Renzi, con la Cassa Depositi e Prestiti in retrovia strategica, che prevede la nomina a sindaco della “vestale” dell’Expo, Giuseppe Sala. E Pisapia, a quanto si diceva, non si era affatto dimostrato contrario. Adesso, da qualche giorno, la Balzani è diventata un “fenomeno” e nel frattempo è calato il gelo tra Pisapia e Sala, tanto che quest’ultimo ha sbottato con tono provocatorio: “Giuliano ci ripensi e si faccia avanti, così riesce a tenere unita la coalizione”.

Secondo alcuni “informatissimi” cronisti di Palazzo Marino si rivelerebbe, una volta di più, che “i due non si sono mai amati”. Cosa possibilissima, ma che non sembra decisiva in questa circostanza. Diciamo piuttosto che la questione è forse un po’ più complessa e riguarda “ringraziamenti”, “buonuscite”, un “futuro al centrosinistra” in chiave renziana per Milano.

In tutto questo si può notare che pare scritto nel destino che il presidente del Consiglio e segretario del Pd trovi sempre degli ostacoli nei suoi piani sulle amministrazioni locali, soprattutto quello delle grandi città. Tanto per fare una breve sintesi, non si sa come potrà superare il pandemonio creato dal caso Marino a Roma, dove sono diventati tutti grillini. Nel frattempo sta nascendo nel Pd un parapiglia con la “resurrezione” di Antonio Bassolino a Napoli. E ora, nel partito-nazione, si rischia un polverone anche a Milano.

Facciamo una breve storia. Giuliano Pisapia esce bene dalla sua esperienza di sindaco. La città lo ha sostanzialmente apprezzato e la tenuta del centrosinistra a trazione Pd, anche se la provenienza del sindaco è quella di Sel, è stata salvaguardata. Pisapia sa bene che i prossimi anni non saranno semplici, quindi non intende ricandidarsi e cerca una legittima “buonuscita”.

E’ probabile che nei colloqui tra Pisapia e Renzi, la candidatura di Sala sia nata non solo per il “modello Milano”, battezzato poi con autorevolezza da Raffaele Cantone, ma per dare una continuità di efficienza e di funzionalità alla città, sottraendola definitivamente all’egemonia del centrodestra e facendo del Comune un contraltare della Regione condotta dal leghista Roberto Maroni.

Si è detto che Sala rappresentasse una scelta prevalentemente tecnica, ma, com’è evidente, in gran parte è giustificata politicamente sfruttando il successo dell’Expo e indicando prossime scadenze del dopo Expo. 

Per seguire il piano di Renzi su Milano (compreso il miliardo e mezzo di investimenti della Cdp in 10 anni a Milano), Pisapia garantirebbe indubbiamente la continuità della coalizione di giunta. Ma in cambio di questo può darsi che abbia puntato a un obiettivo ambizioso, forse addirittura al ministero di Grazia e Giustizia.

Non era la prima volta. Ma ancora una volta, come nel 2006 ai tempi del governo Prodi, la magistratura deve essersi fatta sentire. Meglio un ministro “garbato” come l’attuale, Andrea Orlando, che un autentico garantista di sinistra come Giuliano Pisapia.

In questo momento, si dice, la magistratura occupa politicamente lo spazio che sta tra i “grillini” e i personaggi del Pd come il governatore della Puglia, Michele Emiliano, grande anfitrione del congresso dell’Associazione nazionale magistrati a Bari. C’è addirittura chi sostiene, come Paolo Mieli, che sia in corso un braccio di ferro tra Renzi e la magistratura, una sempiterna ripetizione dello scontro tra giustizia e politica.

In sintesi, questa “buonuscita” Pisapia non la può proprio ottenere e con tutta probabilità devono anche averglielo spiegato ampiamente. E’ possibile che si sia ripiegato, a questo punto, sulla nomina alla Corte costituzionale.

Guardiamo un attimo le date. La direzione del Pd si riunisce il 23 novembre per decidere, tra le altre cose, anche sulla nomina di un giudice della Consulta e viene proposto il professor Augusto Barbera. Sarà un caso, ma il giorno dopo la vicesindaco Francesca Balzani diventa per Pisapia tanto brava da far andare fuori dai gangheri Giuseppe Sala. Sarà un “pensiero maligno”, perché le punture di spillo ci sono sempre state tra Sala e Pisapia. Ma nessuno può dimenticare il “modello Milano” lanciato da Cantone, le lodi a Sala, il successo sbandierato dell’Expo. Che cosa è capitato per sparare un siluro così pericoloso al progetto che Renzi aveva entusiasticamente illustrato a Milano a Expo terminata?

La questione ora si è ingarbugliata e se non si trova una ragionevole soluzione, non sarà semplice risolverla. Perché l’uscita di Pisapia ha ridato fiato a Emanuele Fiano, all’assessore uscente Pierfrancesco Majorino che può contare sul sostegno della sinistra del Pd. E naturalmente, in un simile clima, si aggiungerà anche il “tormentone” delle primarie, se farle e come farle.

Sembra più tranquilla la situazione nel centrodestra, con al momento in pole position il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, soprannominato al momento dai sondaggisti il “magnifico perdente” e la possibile candidatura dell’avvocato divorzista Annamaria Bernardini De Pace, che dice di essere stata liberale da quando aveva 16 anni. Praticamente una rivincita postuma di Giovanni Malagodi.

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