EXPO 2015/ La Carta di Milano? Non può sostituirsi a noi

L’ambizioso titolo dell’Expo 2015 “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” prende corpo con un manifesto di impegno globale espresso nella Carta di Milano. La commenta ALDO BRANDIRALI

30.04.2015 - Aldo Brandirali
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Immagine di archivio

L’ambizioso titolo dell’Expo 2015 “Nutrire il pianeta. Energia per la vita” prende corpo con un manifesto di impegno globale espresso nella Carta di Milano. La decisione assunta di produrre questo manifesto supera l’espressione particolare dell’evento, da fiera delle attività produttive delle nazioni diventa scelta consapevole dei popoli. Questa Carta di Milano è più impegnativa della carta dei diritti umani, perché i diritti umani sono concretamente espressi nel diritto all’alimentazione.

Non si può rimanere indifferenti e neppure scadere nello scetticismo. Questa Carta impegna a fare la scelta di diventare partecipi dello scopo, così riassumibile: eliminare lo spreco del cibo; distribuire le risorse alimentari; produrre in modo pulito; prendersi cura di ogni essere umano.

Le dieci pagine della Carta di Milano toccano tutti gli aspetti dell’azione possibile a cui si richiamano le persone, le imprese, i governi, per raggiungere questo scopo.

La consapevolezza umana che si esprime con questo manifesto è il meglio del messaggio di papa Francesco e contemporaneamente il punto più alto della responsabilità che impegna la Nazioni Unite. 

La Carta di Milano si apre così:

Salvaguardare il futuro del pianeta e il diritto delle generazioni future del mondo intero a vivere esistenze prospere e appaganti … comprendere i legami fra sostenibilità ambientale ed equità è essenziale se vogliamo espandere le libertà umane per le generazioni attuali e future.

Ed elenca le azioni da mettere in atto:

condotte e scelte che garantiscano la tutela del diritto al cibo anche per le generazioni future. Sollecitare decisioni politiche che consentano il raggiungimento dell’obiettivo fondamentale di garantire un equo accesso al cibo per tutti.

Nell’individuare le criticità, la Carta denuncia fatti macroscopici: 800 milioni di persone soffrono di fame cronica, due miliardi di persone sono malnutrite, 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sono sprecati ogni anno. Mari e foreste sono sottoposti a sfruttamento irresponsabile.

Le persone vengono richiamate alle azioni possibili: donazione degli alimenti invenduti; recuperare e distribuire le eccedenze; sostenere il reddito di agricoltori, allevatori, pescatori; promuovere la relazione diretta fra produttori e consumatori nei territori di origine. Le imprese vengono richiamate a regole adeguate nella produzione. Infine i governi vanno sollecitati a legiferare per la salvaguardia delle risorse alimentari, e a educare al giusto consumo.

Mi sembra che ci siano tutti i termini di un cambiamento della politica e del rapporto fra i cittadini e la vita comune dei popoli. Possiamo dare valore a questa Carta di Milano? Questa è la scelta che dobbiamo fare. Si tratta di una questione che dobbiamo mettere nella nostra idealità e nel nostro vivere con gli altri, come comunità. 

Si può obiettare istintivamente e da subito che stiamo vivendo un tempo drammatico, una guerra mondiale di nuovo tipo, e che i buoni propositi si scontrano con la realtà. Siamo ancora molto lontani da questo progresso umano, e anzi, tutto sembra dire che si va indietro invece che progredire. Qui si tocca una reale questione di giudizio: la positività del reale è un fatto, oppure no?

Siamo chiamati a prendere posizione proprio su questo sguardo verso la realtà, se decidiamo che la guerra va combattuta con la guerra possiamo dire che la Carta di Milano è una distrazione pericolosa. Sia che la guerra la combattiamo da una parte o dall’altra. Ma se riconosciamo al nostro tempo di essere un tempo in cui la pace è più forte della guerra, e che vivere la pace è azione fondamentale per cambiare lo stato di cose esistenti, allora questa Carta di Milano ci aiuta molto, fissa uno spessore ideale, genera lo scopo del lavoro e della politica. 

Io sono davanti a questa scelta, sono nato nella seconda guerra mondiale, ho vissuto i tempi dei miti rivoluzionari e della lotta di classe, ho abbracciato la fede in Gesù Cristo, e cammino nella letizia che la Grazia del Signore mi ha donato; sono nella pace come scelta esistenziale, e nessuna guerra prenderà il sopravvento nel mio giudizio. Capisco che bisogna essere vigili, prendere misure difensive, ma non mi farò trascinare nello scontro di civiltà. Si tratta di essere vivi e di tenere alta la tensione morale. Per questo guardo con speranza alla Carta di Milano.   

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