IL FATTO/ Un aiuto concreto al Centrafrica, dove per una goccia d’acqua serve tempo e fatica

“Amici per il Centrafrica” ha lanciato un progetto per garantire la potabilità dell’acqua. Aperta una tensostruttura per sperimentare quanto in quel Paese sia difficile. MARCO BISCELLA

12.07.2018 - Marco Biscella
acqua_goccia_centrafrica
Promotori dell'iniziativa "Una goccia d'acqua per il Centrafrica"

Cosa c’è di più semplice che bere, o offrire, un bicchiere d’acqua? Nei Paesi industrializzati è un gesto così comune e frequente che negli Stati Uniti i consumi giornalieri pro capite di acqua potabile superano i 400 litri e in Italia i 200 litri. In Africa, non è così. In Uganda, per esempio, ogni abitante può contare appena su 8 litri di acqua potabile al giorno. E nella Repubblica Centrafricana, nonostante sia ricca di fiumi e cascate, è un’operazione ancor più complicata: richiede spostamenti lunghi, pozzi comuni scavati a mano, recipienti di fortuna per recuperarla e trasportarla.

“In Centrafrica per una goccia d’acqua serve impegno, tempo e fatica”, dice Pierpaolo Grisetti, presidente di Amici per il Centrafrica Carla Maria Pagani Onlus, associazione non profit attiva da 17 nel Paese africano dilaniato dalla guerra e nella cui capitale, Bangui, nel 2015 Papa Francesco si è recato per aprire la porta santa per il Giubileo della Misericordia. “L’acqua è elemento vitale per i progetti della nostra Onlus: senza acqua non si vive, senza formazione non si cresce e si resta schiavi dell’ignoranza”.

Nei giorni scorsi Grisetti ha presentato, a Milano, il progetto “Una Goccia d’Acqua per il Centrafrica”, promosso dall’associazione, in collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio e con il patrocinio del Comune di Milano, coinvolgendo nella conferenza stampa alcuni testimonial d’eccezione, sostenitori di Amici per il Centrafrica Onlus: Elisabetta Dami, creatrice di Geronimo Stilton; il giornalista sportivo Guido Bagatta; l’ex calciatore Francesco Coco. Obiettivo dell’iniziativa: installare depuratori e filtri (tra l’altro, su brevetti di aziende italiane) per dotare di acqua pura un centro sanitario e le scuole prersso le quali ci sono più di 1.500 bambini impegnati in varie attività di educazione e formazione.

“L’acqua rappresenta un diritto – ha detto Ulderico Maggi, referente del progetto Dream per la Comunità di Sant’Egidio -, il diritto alla salute e il diritto alla pace. La pace, nella Repubblica Centrafricana, non si costruisce in modo lineare, perché ha bisogno di un lungo processo. Le guerre negli anni hanno generato morti e malattie e per fronteggiare queste emergenze Sant’Egidio ha strutturato il progetto Dream”.

Claudia Rotondi, docente di Economia dello sviluppo all’Università Cattolica, ha ricordato come l’acqua sia “precondizione assoluta per la stanzialità delle popolazioni. Ci sono milioni di persone che sono costrette a spostarsi a causa della mancanza di questa risorsa fondamentale. E non va sottovalutata la difficoltà di accesso a tale elemento, come per gli abitanti del Centrafrica, che non possono utilizzare l’acqua proprio a causa della non potabilità”.

E per far capire “cosa realmente significa in Africa ottenere anche una sola e semplice goccia d’acqua”, proprio a Milano, fino al 15 luglio, in Piazza Duca d’Aosta è presente lo stand temporary di “Una goccia d’acqua per il Centrafrica”: una tensostruttura – realizzata grazie al contributo di UnipolSai e Acqua Norda – che si sviluppa in due aree e vuole proporre (l’ingresso è libero, dalle 10 alle 19) una vera e propria experience sensoriale tra informazione e intrattenimento, un’interazione immersiva che rende il visitatore parte attiva del progetto.

“Come recita il nostro motto – conclude Grisetti -: se volete che un sogno rimanga solo un sogno, sognatelo da soli; se volete che un sogno divenga realtà, sognatelo insieme”.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori