MORIRE NEGLI USA/ Per le botte della polizia: Tyre Nichols, il male non ha colore

- Riro Maniscalco

Tyre Nichols è stato pestato a morte da 5 poliziotti di colore. Molte manifestazioni spontanee di protesta si svolgono in tutti gli Usa

america newyork protesta 3 lapresse1280 640x300 Protesta a New York dopo la diffusione del video con il pestaggio di Tyre Nichols (LaPresse)

MINNEAPOLIS – Perché tanto accanimento? Ancora risuonano per il Paese i colpi sparati appena pochi giorni fa in California lasciando una lunga scia di sangue, che una nuova drammatica vicenda si materializza. Questa volta siamo a Memphis, Tennessee, la terra di Elvis e della sua Graceland, la patria adottiva di BB King e Johnny Cash, ma anche la tragica ultima tappa di Martin Luther King. Ed a Memphis questa volta ad uccidere senza ragione sono i poliziotti, quelli che ti aspetteresti sempre dalla parte dei buoni – giustamente.

A commettere l’atto violento non sono “i soliti nessuno” disperati e folli, disgustati dalla vita, soffocati dalla solitudine, ossessionati da qualche oscuro e malato pensiero di rivalsa che li porta ad imbracciare un’arma da fuoco e scaricarla su degli ignari “colpevoli”. Questa volta i protagonisti non sono neanche imputabili di motivazioni razziali, a differenza di Derek Chauvin, l’Officer di Minneapolis condannato per la morte di George Floyd e tanti altri poliziotti in giro per gli States. Qui ci sono cinque giovani Officers in forza alla polizia da pochi anni; cinque bravi ragazzi che non hanno mai fatto male ad una mosca. Di colore. Tutti e cinque African-american in una città in cui il capo della polizia, Cerelyn J. Davis, è una donna e di colore anche lei. Forse anche per questo Memphis era rimasta fuori dall’ondata di proteste violente scoppiate in tutto il Paese dopo la morte di Floyd nel maggio 2020. Non questa volta.

Quello che si sa, quello che vari video recordings mostrano, è che per qualche ragione non ancora chiarita, i cinque fermano un ventinovenne, Tyre Nichols, che alla guida della sua vettura se ne sta tornando a casa. Mettiamo pure – tesi peraltro al momento ritenuta infondata dalla polizia stessa – che Nichols stesse guidando “recklessly”, spericolatamente. Nichols non sembra opporre alcuna resistenza eppure da subito viene apostrofato con violenza e ben presto brutalmente immobilizzato, incapacitato a colpi di pepper-spray e taser. Calci, pugni, ai quali Nichols risponde con un tentativo di fuga e implorando clemenza chiamando con la voce che gli resta in corpo la sua mamma. Immagini crude che ricordano Rodney King picchiato dalla polizia di Los Angeles nel ’91.

Finito questo scempio di violenza gratuita, l’attesa dell’ambulanza. Ventidue minuti, poi tre giorni di ospedale e la morte per danni irreparabili causati dalle percosse ricevute. Cosi la polizia torna ad essere il mostro da incatenare. Ma quei cinque sembravano proprio ragazzi normali. Allora, perché tanto feroce accanimento? Libidine del senso di potere su un altro essere umano? Frustrazioni che mordono l’anima e ad un certo punto esplodono incontrollabili?

Cinque giovani normali ed una giovane vittima. La banalità del male, verrebbe da dire con Hannah Arendt.

God Bless America!

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