FINANZA & AUTO/ Le verità nascoste dietro le nuove accuse a Fca

Nuovo capitolo della saga delle case automobilistiche che finiscono sotto inchiesta: si parla infatti di un’inchiesta francese contro Fca. Il commento di FRANCO OPPEDISANO

08.02.2017 - Franco Oppedisano
Fiat_Fca_Logo_CalandraR439
Lapresse

Ricapitolando… Volkswagen sotto inchiesta o sotto accusa anche con i marchi Audi, Seat e Skoda dovunque abbia mai venduto un’auto negli ultimi 20 anni e ci sia un giudice in cerca di un po’ di popolarità. Mitsubishi accusata da Nissan di barare sulle emissioni, prima ha ammesso poi viene comprata dalla stessa Nissan, che, a sua volta viene chiamata alla sbarra, per gli stessi motivi, dalle autorità sudcoreane. Renault indagata per frode dai magistrati francesi che dipendono dallo Stato, il maggior azionista di Renault. Gm che ammette di aver sottostimato i consumi di alcuni dei suoi Suv a benzina, mentre Opel, la sussidiaria europea di General Motors, accusata di barare sulle emissioni dei diesel dai tedeschi. Questi ultimi che fanno fuoco e fiamme contro Fca per poi trovare, almeno sembra, un accordo. Fiat Chrysler messa nel mirino dalla “famigerata” Epa, ente di protezione ambientale degli Usa, appena prima della nomina del presidente Donald Trump che dopo pochi giorni ha incontrato, e probabilmente rassicurato, non solo Fca, ma tutti i costruttori auto made in Usa.

In questo scenario, che abbiamo sommariamente delineato, ma che è anche fatto da mille cause civili, class action, arresti, cosa volete che sia una indagine in Francia contro Fca per frode in commercio? Quisquilie, pinzillacchere, direbbe Totò. Se non fosse l’ennesimo episodio di una guerra stupida, iniziata per colpa di un costruttore che alla stupidità ha unito una buona dose di supponenza e che ha trascinato tutti in un stupido gioco al massacro, non varrebbe nemmeno la pena di parlarne. E, invece, l’accusa francese dimostra che ancora non tutti hanno capito due cose fondamentali.

La prima è che la misurazione esatta delle emissioni di un’auto è come la ricerca della pietra filosofale. Se la si fa nei laboratori il risultato non risponde ai gas nocivi che si producono durante l’uso reale dell’auto. Se si fa su strada non si riescono a ottenere condizioni uguali per tutti perché da una prova all’altra possono variare mille fattori importanti come, ad esempio, le condizioni atmosferiche. In ogni caso, i primi sono migliori (sempre) dei secondi La seconda è la profonda differenza che esiste tra un sistema studiato apposta per passare un test e i “trucchetti”, come le gomme speciali, che le case automobilistiche hanno usato (tutte) per superarli. 

Alla fine di tutto questo bailamme i costruttori di auto avranno speso un bel po’ in avvocati, richiami, risarcimenti. Ma cambierà ben poco. Se non piove le città saranno inquinate e se piove no. Per una reale diffusione dell’auto elettrica ci vorranno ancora anni e anche quando tutti ne avremo una, il problema delle emissioni verrà soltanto spostato dai tubi di scarico dei veicoli ai luoghi dove si produce l’energia. 

Intanto, tutto prosegue come prima. Volkswagen è diventata, nonostante tutti i guai che sta giustamente passando, la prima casa automobilistica del mondo sfruttando il mercato cinese dove nessuno si interessa a quello che succede nel resto del pianeta. E Fca, qualche giorno fa, ha presentato il miglior bilancio di sempre. Tanto che ieri ha annunciato che anche negli stabilimenti italiani distribuirà un premio di produzione ai dipendenti. Nella prossima busta paga i lavoratori di Pomigliano D’Arco riceveranno un bonus che varia dai 1.476 ai 1.940 euro. Quelli di Melfi, Cassino avranno in media 1.320 euro. Soldi veri per persone che hanno lavorato bene. Non sono né quisquilie, né pinzillacchere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori