SPILLO/ Le batoste ai più poveri dietro ecotassa, lotta ai diesel e blocco del traffico

L’ecotassa è solo l’ultimo esempio che mostra come la lotta all’inquinamento delle auto venga fatto a discapito dei più poveri

09.12.2018 - Franco Oppedisano
Lapresse

Robin Hood non sarebbe per niente d’accordo. L’emendamento alla Legge di bilancio 2018 (proposto dai sottosegretari alle Infrastrutture e Trasporti Michele Dell’Orco e allo Sviluppo economico Davide Crippa, del Movimento 5Stelle) approvato alla Camera fa proprio il contrario di quello che farebbe lui: ruba ai poveri per dare ai ricchi. Siamo certi che verrà rivisto al Senato, perché non c’è niente di più impopolare che chiedere tasse a chi ha meno per concedere delle sovvenzioni a chi ha di più.

Credete davvero che qualcuno sano di mente voglia prendere un’utilitaria a gasolio perché non ha una coscienza ambientalista? Tutti farebbero volentieri il sacrifico di intestarsi una Porsche elettrica o una Tesla, ma la maggior parte di noi non ha i soldi per farlo. Esempio esagerato, dirà qualcuno che pensa alle auto elettrice più piccole. Ma anche loro costano circa il 30% in più di quelle a motore termico e se una persona può permettersi di pagare delle rate per un’auto da 10 mila euro, può darsi che non possa farlo per una che ne vale a listino 13 mila. La boutade dei 5Stelleauto un merito però ce l’ha: quello di rendere evidente a tutti che proteggere l’ambiente ha un costo economico. E che, alla fine, lo pagheranno i più poveri.

I blocchi dei vecchi diesel non penalizzano certo chi ha un’auto nuova, ma solo chi non può cambiarla. I primi viaggiano come al solito, i secondi vanno a piedi. Bisognerebbe avere la faccia tosta (o il coraggio, vedete voi) di dire onestamente che i poveri devono usare i mezzi pubblici, mentre i benestanti hanno il permesso, magari scritto, dello Stato per viaggiare in macchina. È molto difficile che troviate un commercialista o un imprenditore alla guida di un veicolo di quindici o vent’anni fa, a meno che non sia il puro sfizio di un’auto d’epoca. Sulle auto che hanno scritto sul libretto di circolazione Euro 1, 2 o 3 trovate il disoccupato, il giovane in cerca di prima occupazione o in stage, l’emigrato. E lo stesso discorso vale per i camion: alla guida di quelli che viaggiano zaffando fumo nero ci sono solo padroncini che, lavorando per terzi, sono riusciti, faticosamente, a mettere insieme il denaro per comprarsi, a rate, un vecchio veicolo commerciale, con un po’ di acciacchi meccanici e qualche botta trascurata sulla carrozzeria.

Vale più o meno lo stesso discorso anche per la battaglia che molti stanno facendo al diesel. Viaggiare su un’auto a gasolio costa meno, sia in termini di carburante che di manutenzione, e oltre un certo chilometraggio (più o meno 15 mila chilometri all’anno) non c’è motore sul mercato che possa stargli alla pari dal punto di vista dell’economicità di gestione. Se non fosse così non si capirebbe come mai il 99% delle auto vendute alle aziende vada a gasolio. Costringiamo un agente di commercio o un venditore ad abbandonare il motore diesel e avremo un disoccupato in più o, ben che vada, un venditore molto più povero, perché le sue spese per lavorare aumenterebbero del 20-30%.
Lo ripetiamo: proteggere l’ambiente, ammesso che quella scelta sia la strada giusta per farlo, ha un costo economico e qualcuno, specie i più poveri, dovrà pagare molto di più degli altri. In Francia se ne sono già accorti da qualche settimana e le reazioni della “gente” le conosciamo tutti. Al Presidente francese Emmanuel Macron e al suo ministro dell’Ambiente François de Rugy l’aumento dei prezzi dei carburanti fossili deve essere parso l’Uovo di Colombo: una misura generalizzata che permetteva forti introiti da destinare all’implementazione di un’infrastruttura elettrica per il trasporto del futuro e il rispetto degli impegni internazionali in termini di emissioni di gas serra. Voilà, fatto. La benzina e il gasolio costano troppo, avranno pensato loro, parigini fino al midollo e con l’autista e le spese pagate, andate in metropolitana o in treno. Un po’ come la frase falsamente attribuita a Maria Antonietta: «Se non hanno più pane, che mangino brioche».

Peccato che Parigi non sia la Francia e che milioni di francesi abitino in campagna. I parigini si possono anche stringere sulle decine di metrò, mentre i “campagnoli” non hanno alternative all’auto. Anzi, sono quelli che la usano di più perché fanno centinaia di chilometri alla settimana per necessità. L’aumento dei carburanti l’avrebbero pagato quasi tutto loro. Ora Macron ha congelato il provvedimento per un anno, ma le proteste continuano. Perché i gilet gialli, dopo aver vinto una battaglia, ora vogliono vincere anche la guerra: avere un Governo che abbia almeno una pallida idea di quali siano i veri problemi della gente normale.

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