MARK LANEGAN/ L’intervista impossibile e i fischi del pubblico: storie di rock’n’roll…

- Luca Franceschini

Anche le leggende della musica rock ahnno i loro momenti no: ma se nel caso di Mark Lamegan fossero sempre e soltanto momenti no? Ce lo racconta LUCA FRANCESCHINI

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I fischi a un concerto di Mark Lanegan non sono certo la prima cosa che ti aspetteresti. Eppure, l’altra sera a Lugano, di fischi ce ne sono stati parecchi. L’ex Screaming Trees si è esibito gratuitamente, nell’ambito della rassegna “Longlake Festival”, una imponente manifestazione che per un mese intero, dal 21 giugno al 21 luglio, vede esibirsi per tutta la città una quantità infinita di artisti, noti ed emergenti. 

Certo, di fronte ad un concerto gratis bisognerebbe sempre sapersi accontentare. Eppure, quando sullo sfumare delle ultime note di “Methamphetamine Blues”, Lanegan e band si congedano dal pubblico, sono passati poco più di cinquanta minuti dall’inizio dello show. Una cosa buona giusto per quelli che passavano a curiosare, dopo un gelato preso sul lungolago. 

Biglietto o meno, in questa tranche estiva del tour di supporto all’ultimo “Blues Funeral”, sta andando sempre così. 

Qualcuno parlerà di libertà artistica, di scelte da rispettare, ecc. Io francamente sono un po’ perplesso e non ho problemi a scriverlo. 

Ma si sa, Mark Lanegan è sempre stato un personaggio scomodo, abituato sempre e comunque a fare a modo suo. Il sottoscritto lo ha provato sulla sua pelle nel pomeriggio, quando si è recato sul posto per un’intervista che era già stata ampiamente concordata in precedenza. 

Sono arrivato un po’ in ritardo e una volta giunto sul luogo dell’incontro (il tour bus della band, parcheggiato al di fuori del parco dove si sarebbe svolto il concerto) scopro che i primi quattro giornalisti sono stati liquidati complessivamente in meno di dieci minuti. Quando viene il mio turno di salire sul pullman, inizialmente vengo mandato via senza troppi complimenti. Poi, complice l’intervento dell’ottimo e professionale staff dell’organizzazione del festival, vengo riammesso alla presenza del singer di Ellensburg, Washington. Quella che segue è la trascrizione integrale dell’interessantissimo dialogo che ne è seguito: 

Ciao Mark, scusa il disturbo, posso farti qualche domanda? 

Perché me lo chiedi? Ho già detto a loro che potevi farlo. 

Bene. Questo è il tuo terzo passaggio in Europa nel giro di un anno e mezzo. Che cosa dobbiamo aspettarci da questi concerti, ora che i doveri promozionali nei confronti di “Blues Funeral” sono finiti? 

Vieni al concerto e saprai cosa accadrà. Perché dovresti chiedermelo prima? Ok? Ci sono altre domande? 

Volevo chiederti qualcosa riguardo a “Black Pudding”, il disco che hai appena registrato con Duke Garwood… 

E’ un disco che ho registrato assieme ad un mio caro amico. Se lo ascolti saprai com’è. 

 

Infatti l’ho ascoltato, mi piace anche molto…

 

Ecco, perfetto. Allora cosa vuoi che ti dica ancora? Tutto ciò che avevo da dire l’ho detto cantando sul disco, non c’è nient’altro da sapere. 

 

Tu sei famoso per le tantissime collaborazioni che porti avanti: c’è differenza, nel tuo modo di lavorare, tra cantare una canzone che hai scritto tu o interpretarne una per conto di qualcun altro? 

 

Cerco di cantare esattamente alla stessa maniera, per me non c’è nessuna differenza. 

 

Senti, ho notato che nell’ultimo periodo dal vivo preferisci concentrarti sulle canzoni di “Bubblegum” e “Blues Funeral”, che sono anche quelli che hanno segnato un deciso cambio di sonorità, rispetto al passato… 

 

Certo. Sono canzoni più nuove e credo siano più interessanti delle cose che ho fatto qualche anno fa, è ovvio. 

 

Bene, invece per quanto riguarda… 

 

Mi hai già fatto quattro domande. Avevi parlato di “qualche domanda”. Mi sembra che possa bastare così. 

 

Gentile e disponibile, non c’è che dire. Anche se forse, al suo posto, avrei fatto lo stesso: i giornalisti non sono certo una categoria con cui si vorrebbe avere a che fare…

 

Quando lui e la band salgono sul palco, alle 22 in punto, sono le note pesanti e avvolgenti di “The gravedigger’s song” a dare vita allo show. Bastano le prime parole pronunciate per incantare. La voce di Lanegan è meravigliosa come sempre: oscura e tenebrosa nel timbro, splendidamente espressiva nella modulazione. Una voce come ce ne sono poche, una delle migliori della storia del rock. Come dire, uno così, quando lo senti cantare, poco importa che ti abbia preso a pesci in faccia solo qualche ora prima! 

Il set, come già detto, è breve, ed è quasi totalmente incentrato sulle ultime fatiche: pochissimo spazio alle rarefatte atmosfere acustiche e alle malinconie da crooner che hanno reso grande la sua carriera solista (la meravigliosa “One Way Street” e la cover di “Creeping Coastline of Lights” sono stati gli unici estratti del luminoso passato).

Per il resto spazio al rock sporco, rumoroso e ipnotico delle varie “Hit the city”, e “Riot in my house”, “Phantasmagoria Blues”, “Gray Goes Black” o “Sleep with me”. 

Interessante la rilettura di “Devil in my mind” delle Smoke Fairies, duo con il quale l’artista americano ha collaborato, che mette in luce una volta di più l’ampiezza dei suoi orizzonti musicali. 

C’è posto inoltre per una breve parentesi dedicata agli Screaming Trees, di cui viene eseguita la splendida “Black Rose Way”. 

Tra una canzone e l’altra, nessuna parola. Qualche grazie bofonchiato, giusto ogni tanto. Per il resto, sguardo fisso davanti a sé, concentrato sull’interpretazione dei pezzi, supportato, come è ormai da anni, da una band valida e decisamente affiatata. 

Come detto, è una sporchissima versione di “Methamphetamine Blues” a mandare tutti a casa. Prestazione maiuscola, da parte di un artista che davvero difficilmente delude. Eppure, l’eccessiva brevità di questa non ha potuto non pesare (ricordiamo che lo show milanese del marzo 2012 era durato il doppio), tanto che le proteste del pubblico in questo frangente sono apparse pienamente giustificate. Passi per la scontrosità sul palcoscenico (fa parte del suo particolare carisma ed è ciò che lo rende affascinante) ma questa sera Mark Lanegan è apparso sicuramente poco disposto a concedersi. 

A settembre uscirà “Imitations”, il suo secondo disco di cover dopo “I’ll take care of you”, del 1999. Dopodiché, stando a fonti certe, si imbarcherà in un tour acustico. Sarà dunque l’occasione per rivederlo nella dimensione che più gli è congeniale. 

Potrei anche rischiare ad intervistarlo di nuovo… 

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