TEATRO DELL’OPERA/ Lo strano caso del “modello Roma”: ecco cosa succede all’estero

- Giuseppe Pennisi

Licenziamenti ed esternalizzazione di coro e orchestra del Teatro dell’Opera di Roma: tutti gridano allo scandalo ma all’estero è prassi comune. di GIUSEPE PENNISI

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Foto di Francesca Di Majo

Mentre la stampa italiana si agitava, evidenziando notevole sorpresa, a proposito della ‘esternalizzazione’ di coro ed orchestra del Teatro dell’Opera di Roma Capitale, il3 ottobre il settimanale telematico britannico Classical Music riportava un’analisi di Opera Now una delle più autorevoli testate  del settore in cui con grande flemma si ricordava che di recente la Scottish National Opera era stata costretta, per ristrettezze finanziarie, a prendere misure analoghe; orchestra e coro ora lavorano per vari teatri e sale di concerto, ma non a tempo pieno. Sempre Classical Music ed Opera Now ricordano che il Teatro Real di Madrid ha esternalizzato da tempo orchestra e coro (anzi da quando è stato riaperto non ne ha mai avuto di propri).

Non è affatto una novità. Ho ricordato altrove, su testate tecniche, che i Beliner Philamoniker e la Dresden Staatkapelle hanno contratti sia con importanti teatri d’opera sia con organizzazione sinfoniche; i Wiener Philarmiker hanno tre datori di lavoro principali e cioè la Staatsoper,il Musikverein e il Festival di Salisburgo. Anche l’orchestra che abitualmente suona nei due maggiori teatri di Monaco è una cooperativa che opera su contratto di servizio con il National Theater ed il Prinzregent Theater. Il modello è diffuso anche in Spagna e in Francia. A Parigi, il teatro des Champs Elysées e lo Châtelet producono opera ma si servono di volta in volta di differenti orchestre, come Les Arts Florissants e Les Musiciens du Louvre . In Olanda e Belgio risale al Rinascimento e non è mutato. Negli Stati Uniti credo che solo il Metropolitan House (che lavora tutto l’anno) ha un’orchestra ‘propria’. Il più ‘nobile’ dei teatri giapponesi, il Bunka Kaikan, opera nello stesso modo. L’elenco potrebbe continuare. Sarebbe molto lungo ed includerebbe teatri tra i più noti e tra i più autorevoli.

Non è solo una ‘prassi foresta’, ossia una (cattiva) abitudine straniera. In Italia , per anni il Teatro Regio di Parma ha utilizzato una cooperativa di musicisti. Due dei migliori spettacoli visti in vari teatri italiani e stranieri (‘Il ritorno di Ulisse in Patria’ di Monteverdi e ‘Rinaldo’ di Hândel) sono stati portati in una decina di teatri da quel gioiello che è l’Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone.In questi giorni l’orchestra milanese ‘I Pomeriggi Musicali’ accompagna in sette teatri italiani e tre francesi una versione radicale di ‘Don Giovanni’ con la regia di Graham Vick.

Quindi, non solo, data la situazione finanziaria della fondazione, l’alternativa sarebbe stata il fallimento (e quindi la perdita del posto di lavoro per tutti e la vendita del manufatto e degli arredi) ma lo ‘strano caso’ di Roma è in linea con i maggiori e migliori modelli stranieri. E’ un evento che devono guardare con attenzione teatri indebitatissimi come il San Carlo, il Petruzzelli, il Maggio Musicale e via discorrendo.

Ora, però, il management del Teatro deve fare il passo successivo: riportare pubblico in teatro, Ciò vuole dire non solo prezzi last minute e tariffe speciali per giovani ed anziani ma anche aprire il teatro anche alla commedia musicale, all’opera contemporanea, al jazz ed al rock. Fare sì che le nuove generazioni si ‘sentano’ a casa propria tra gli ori e gli stucchi, ci vadano anche in  gruppo. Farlo vivere gioiosamente. Come vive gioiosamente il Parco delle Musica.

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