PAT METHENY/ Kin (←→), ecco il primo album dell’Unity Group: la recensione

- Luigi Viva

Pat Metheny non è ancora stanco di esplorare le mille facce della chitarra jazz, arriva la nuova creatura, l’Unity Group. La recensione di LUIGI VIVA

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Il nuovo disco di Pat Metheny

Ogni album di Pat Metheny crea una forte attesa da parte del pubblico, della comunità musicale, della stampa. Metheny muove le grandi platee e rimane uno dei pochi jazzisti  a riempire i teatri e le arene in ogni parte del mondo. Con la scomparsa di Joe Zawinul e  Miles Davis, è, difatti, il più richiesto dagli organizzatori delle grandi kermesse proprio per la qualità ed originalità delle sue proposte, siano esse Pat Metheny Group, il trio, Orchestrion o la recente Unity Band. Proprio nel tour dello scorso anno questa band aveva dato l’impressione di poter diventare una possibile estensione del Pat Metheny Group che fra  tutte le esperienze di Metheny rimane senza alcun dubbio la più rivoluzionaria con album a dir poco memorabili. Nell’ultimo decennio molti sono stati i cambiamenti nella musica del chitarrista  che seppure percorrendo  nuove strade con album di gran livello aveva sollevato qualche perplessità. Lo stesso Pat Metheny Group nell’ultimo tour in quartetto sembrava attraversare un periodo di stasi e di ripensamento.

Il rapporto con Lyle Mays, sempre “positivamente” contrastato, la scarsa disponibilità di quest’ultimo a seguire Metheny nei lunghissimi tour in giro per il mondo, hanno portato alla nascita di questa nuova band capace di suonare qualsiasi repertorio, quello più tradizionale, quello del Pat Metheny Group e quello di Orchestrion. La collaborazione con Lyle Mays al momento si è interrotta, ma dalle indiscrezioni da noi raccolte è quasi certo che i due torneranno a lavorare insieme anche se non si conoscono i tempi e le modalità. Ovvio che per avere una band duttile, capace di suonare un repertorio del genere fosse necessaria la presenza di un elemento che catalizzasse e completasse l’affresco sonoro di Pat Metheny. La scelta è caduta su un formidabile polistrumentista italiano Giulio Carmassi, la cui bravura è stata segnalata da Will Lee, il grande bassista, amico di vecchia data di Metheny. In una  recente intervista Carmassi ha rivelato  che un ruolo importante in questa vicenda lo ha avuto Don Dyza, tastierista e compositore italiano. 

Pat Metheny, una volta visto il video di The First Circle , nel quale Giulio Carmassi canta e suona tutti gli strumenti, decide  di metterlo sotto contratto e non farselo sfuggire. Nel nuovo cd  Kin registrato nel giugno dello scorso anno negli studi MSR di New York, Carmassi, oltre a cantare, suona piano acustico (diploma al conservatorio di Lucca), tromba, trombone, corno francese, cello, vibrafono, clarinetto, flauto, recorder, sax alto, wurlitzer, insomma un autentico  fenomeno. Ciò ha consentito a Metheny di spingersi ancora più avanti, realizzando partiture, orchestrazioni, tessiture sempre più elaborate producendo comunque una musica intrigante, accattivante e di grande impatto. Strepitose le performance di tutta la band dal batterista messicano  Antonio Sanchez  supportato al contrabbasso e al basso elettrico dal giovane e talentuoso Ben Williams,  oltre al gigantesco  Chris Potter al  sax tenore, soprano e clarinetto.

La musica proposta è molto più vicina al Pat Metheny Group di THE WAY UP che all’ultimo bel lavoro della Unity Band. Musica molto arrangiata presenza di diverse parti orchestrate e uso calibrato dei  soli. Apertura con On Day One (15:16) con  citazioni al passato dai claps di The  First Circle, all’uso del contrabbasso in  STILL LIFE (TALKING); Carmassi è impegnato al piano e vibrafono, gran crescendo finale alla PMG con la voce dell’italiano  in gran evidenza. L’ascolto di Rise Up  (11:57), secondo brano del cd, conferma che si è molto più vicini alla musica del Pat Metheny Group che a quella di Unity Band, bravo  Carmassi al piano a sorreggere il solo dell’elettrica del gran maestro. Il solo di Potter in alcuni momenti ricorda la liricità dello scomparso Michael Brecker, il clima è denso, ma la musica è fresca, chiara, seppure incastonata in un mandala di suoni . Sign of The Season, che insieme a Kin è il brano che più rappresenta questo cd , contiene uno strepitoso a solo di  Chris Potter al soprano; grande atmosfera creata dal  piano di Giulio Carmassi quando dialoga con il contrabbasso di Williams ; il trascinante tema riporta ai climi di THE WAY UP ultima monumentale opera del PMG.  


Born, introdotto dal rassicurante suono della baritono a corde metalliche, è una delle due  ballad del cd, improvvisi bagliori riportano  a Farmer’s Trust,  contenuto in TRAVELS, doppio dal vivo del PMG  e testimonianza di un grande passato (che mai ritornerà)  . E’ uno dei momenti più intensi con Metheny impegnato alla elettrica, accompagnato da ritmica con spazzole, piano di Carmassi,con Potter che dimostra di essere solista lirico e funzionale  anche in climi musicali meno roventi .Curiosi i 0:38 di Genealogy nei quali la tromba di Carmassi insieme alla band ricrea climi molto vicini a Ornette Coleman e alla sgangherataForward March  presente in FIRST CIRCLE. Epico l’inizio di Kin (??) brano che da il titolo all’album; Orchestrion e sequenze minimali in loop che  si rincorrono, il tema è presentato da Potter fino all’arrivo  della Roland synth di Metheny che  esegue  il suo  solo più bello  dell’intero album. La tensione cresce con l’ingresso del sax tenore che dialoga con il Williams impegnato al contrabbasso con l’archetto, momenti di grande musica in questa deserto che è il jazz contemporaneo. We Go On è introdotto da sequenze in loop e voci di sottofondo che ricordano  AS FALLS WICHITA, SO FALLS  WICHITA FALLS, inciso da Metheny e Mays nel lontano 1981. Tema accattivante arrangiamenti più da big band con i fiati di Potter e Carmassi che vanno in sezione, supporto di loop con un grande Antonio Sanchez  e un Potter a dir poco incredibile.

 Chiusura conKqu una ballad in stile  Unity Band, clima  rilassante di un cd impegnativo e di gran musica, con un Pat Metheny, meno presente nei soli, ma più impegnato a realizzare e rendere compiuto lo straordinario progetto del Pat Metheny Unity Group. Unico appunto un missaggio più attento non sarebbe stato male, comunque sia, grande musica ed emozioni a non finire e poi permetteteci di mostrare un po’ d’italico orgoglio per la presenza e la performance di Giulio Carmassi. Consigliato più che “vivamente” e soprattutto da ascoltare in concerto. Geniale Mister Metheny!!! Pat Metheny Unity Group, inizia il suo tour il 3 febbraio a Jackson negli Stati Uniti , prima delle circa duecento tappe che toccheranno Stati Uniti, Europa, Asia (Cina inclusa), Australia con dieci concerti nel nostro paese queste le date: Udine (14 giugno), Tortona (Al) (15 giugno), Fiesole (Fi) (16), Roma (18), Avellino (19), Bari (20), San Marino (21), Gardone Riviera (Bs) (22).

(Luigi Viva, autore di questa recensione è anche l’autore della più completa biografia dell’artista americano, da poco ripubblicata in versione aggiornata, “Una chitarra oltre il cielo” edito da Stampa Alternativa. A questo link la presentazione da parte dell’autore stesso)

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