LINUS/ “La generazione selfie riscopra il mistero delle canzoni”

- int. Dj Linus

Al Meeting di Rimini arriva il più noto dj radiofonico d’Italia, LINUS. Parlerà di cosa resta dopo la fine di una canzone. Noi lo abbiamo intervistato per chiederglielo in anteprima

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Linus, ideatore della Deejay Ten

Cosa rimane dopo l’ascolto di una canzone? E’ una domanda che ci si pone da sempre, almeno da parte delle persone più attente e sensibili, quelle per le quali le canzoni non sono qualcosa da ascoltare sotto la doccia, ma qualcosa che ha che fare con le emozioni e i sentimenti del cuore. A rispondere a questo interrogativo (“Cosa rimane quando finisce una canzone”) è stato chiamato al Meeting di Rimini il dj per antonomasia, l’uomo radio, Linus. “Le canzoni sono un po’ come la Madeleine di Proust,  come ogni cosa della vita ci lasciano addosso un profumo che a sua volta diventa poi un ricordo” ci ha detto nel corso di una intervista. “Oggi dove impazzano i selfie e le frasi ad effetto sui social network raramente ci si interroga sul significato e su cosa ci lasciano le cose che viviamo”.

Che cosa conosci del Meeting e cosa ti aspetti di incontrare?

E’ la mia prima volta come ospite, ma c’ero stato già stato come ospite curioso, come visitatore cioè.  Avendo  alcuni amici collegati al Meeting mi ci avevano portato a passare una mezza giornata. Ho una lunga frequentazione con la Romagna, mia moglie è di lì e ci passo le estati. Non saprei cosa aspetto di trovare di così clamoroso, di così diverso da quanto ho provato in altre circostanze analoghe. A me piace l’idea di confrontarmi, di incontrare persone, magari con un approccio più curioso della media.

Del Meeting si parla spesso come di un evento politico, ti ha fatto questa impressione?

La politica fa da cassa di risonanza, è evidente che se viene un capo di governo i giornali ci vanno a nozze ma so bene che non è la politica che fa il Meeting.

Che cosa ti suscita il titolo, in particolare la frase “le periferie del mondo e dell’esistenza”?

E’ un argomento che mi trova molto incuriosito. Lo si può leggere sotto molti punti di vista, quello della comunicazione o quello delle classi sociali. Io stesso sono un ragazzo di periferia arrivato a vivere in centro. Mi sembra poi che le frasi, anche questa, siano fatte per essere riempite, dipenderà da noi dargli un significato.

Il titolo dell’incontro a cui partecipi è molto affascinante, così ti rimpallo la domanda: cosa rimane quando finisce una canzone?

La canzone è una specie di codice di accesso a quella che dovrebbe essere la mia professione. In verità vale come la Madeleine di Proust: ogni cosa che viviamo, ogni momento della nostra vita ci lascia addosso un profumo che a sua volta poi diventa ricordo. Questo per dare un po’ di struttura a un atteggiamento che ultimamente è sempre più effimero. Si postano selfie su twitter, si scrivono frasi ad effetto ma raramente ci si interroga sul significato e cosa queste cose ci lasciano.

Si vivono in modo frenetico anche le emozioni.

Credo che così come ogni canzone quando finisce deve lasciarti una emozione, allo stesso modo quello che noi facciamo ha un significato nel momento in cui ti lascia qualcosa.

Oggi basta un clic e si possono ascoltare milioni di canzoni, una volta bisognava andarsele a cercare con difficoltà. Pensi che questa frenesia della Rete abbia danneggiato la capacità di ascoltare, di gustare le canzoni fino in fondo?

Quando io ero piccolo il menu tra cui scegliere era fatto di – esagero? – dieci cose. Quelle dieci cose erano però buonissime, poi c’erano quelle meno buone e quelle più buone. Adesso il menu a cui possiamo attingere sia musicale che qualunque altra cosa è talmente infinito che è più complicato. Personalmente cerco di essere sempre positivo e di guardare il bicchiere mezzo pieno. L’atteggiamento retrospettivo del tipo era meglio una volta lo trovo un po’ patetico.

 

Tu sei normalmente identificato in Italia come la radio in persona. In questa rivoluzione dei mezzi di comunicazione che cosa vuol dire oggi fare radio?

Sono fresco di una vacanza negli Usa. Quando io ho cominciato si pensava a Wolfman Jack, il leggendario dj Lupo Solitario, quello di American Graffiti, come il punto di riferimento e così tutta la leggenda delle radio americane che era una leggenda che corrispondeva abbastanza alla realtà. Oggi invece le radio in America sono morte, sono tappezzeria.

 

In che senso?

Lo speaker non esiste più, la musica sono dieci canzoni dieci in rotazione continua e questo fa un po’ tristezza. La radio italiana invece rimane per un motivo incomprensibile l’unica eccezione quasi al mondo che si fa ancora con passione quasi artigianale. Siamo un po’ gli ultimi eroi di un mondo che chissà se avrà degli eredi e qui contraddico me stesso…  ci sono cascato anche io nella nostalgia…

 

Una canzone che però per te non è finita mai, una canzone così ce l’hai?

Sono sicuramente troppe, sono uno che vive in mezzo alla musica da sempre e per forza di cose la consuma in maniera molto frenetica. Se penso però a una canzone che ha segnato un momento della mia vita ti dico Rimmel di De Gregori per quella frase iniziale, “e qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure…”, una frase meravigliosa che dice tutto.

 

(Paolo Vites) 

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