KALIGOLA/ “Oltre il giardino” e dopo il Festival di Sanremo: l’intervista

- Claudia Cabrini

E’ stato il più giovane concorrente a prendere parte all’ultimo festival di Sanremo, ma ha vinto il premio della critica come migliro testo. L’intervista a Kaligola, di CLAUDIA CABRINI

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Kaligola

L’avevamo conosciuto a Sanremo, il più giovane tra i concorrenti, romano di nascita, cantante per passione. Si chiama Gabriele e va ancora al liceo. Il suo nome d’arte è Kaligola e dopo la frenetica ma indimenticabile settimana ligure, ci siamo accordati per far due chiacchiere, proprio qualche giorno fa, sulla reciproca “saudade” post Festival. Mi ha raccontato, allora, come stia proseguendo la sua carriera quando tutto torna (quasi) alla normalità. Il suo disco d’esordio Oltre il giardino è già un successo, e la scalata day by day alle prime posizioni delle classifiche italiane non sembra affatto essersi conclusa. “Oltre quel muro puoi vedere il suo destino” canta Kaligola in Oltre il giardino. E allora speriamo tutti insieme a te che oltre quel muro ci sia l’infinito. In bocca al lupo!

Allora, com’è andato il ritorno da Sanremo?

Tutto bene. Sai, sono rincasato a Roma il lunedì post Festival e per prima cosa anziché un po’ di riposo mi è toccata la scuola. In classe mi hanno accolto tutti benissimo, sono stato molto felice di vedere i miei amici così contenti per me. Hanno anche organizzato una piccola festicciola a sorpresa, insieme ai professori. Non me lo aspettavo. Non posso che continuare a ringraziare!

A Sanremo cantavi Otre il giardino, col quale ti sei aggiudicato il premio per il Miglior Testo in gara. Da qualche giorno è uscito il disco omonimo, sempre nato nei tragitti casa-scuola sull’autobus?

Non proprio in realtà. Il singolo Oltre il giardino è davvero stato partorito sul pulllman che in 40 minuti mi porta a lezione. I personaggi che incontro ogni mattina sono gli stessi, e così ho pensato di trarre ispirazione proprio da loro per scrivere quel brano. Ormai fanno un po’ parte del mio quotidiano, anche se io effettivamente non li conosco. Ma di vista sì, siamo “quasi amici”. Il disco, però, non ha a che vedere con le mie mattine assonnate. È un insieme di colori, di esperienze di vita vissuta, di cose capitate qua e là.

Ci sono tre canzoni nell’album che, mi hai raccontato, tu ami un pochino più delle altre. Ti va di spiegarmi come mai tu ci sia tanto affezionato?

Sì esattamente. La prima canzone è Piacere (Nessuno). Ha un testo che mi rappresenta totalmente. Quel ragazzo che canta sono a tutti gli effetti io, e per me quel brano è quasi uno specchio. La seconda “prescelta” è Il Rimorso, perché è un brano nato particolare. Chi mi conosce sa che amo il cinema alla follia. Ecco, registrare Il Rimorso mi ha quasi fatto sentire un regista, sembra un po’ un film. Il terzo pezzo preferito, invece, è Unaruotarotondaruotava

A Sanremo, nella serata di mercoledì, hai cantato diretto da tuo nonno, maestro d’Orchestra. La tua famiglia immagino continui a supportare la tua passione per il canto anche e soprattutto dopo il Festival e dopo l’uscita di questo tuo bel disco…

Sì, per me il loro sostegno è davvero molto importante. Nella mia famiglia sono praticamente tutti musicisti, e quindi capiscono a tutti gli effetti cosa significhi voler suonare e non poterlo fare oppure voler cantare e sentirsi da qualcuno impediti a farlo. Non mi hanno mai ostacolato ma anzi, sin da piccolo mi hanno aiutato a capire quale fosse la passione più adatta a me. Non mi hanno forzato e anche questo è importante. Ho scelto questo percorso, il rap per altro, perché lo volevo. La loro vicinanza è un di più del quale vado felice ed orgogliosissimo.

Anche perché tu fino a qualche anno fa non eri proprio sicuro di voler fare il cantante. Sbaglio?

No, infatti. Hai perfettamente ragione! Ho tanti hobby, come il cinema ad esempio. E poi mi piace studiare. Adoro la letteratura e soprattutto le materie scientifiche. Inizialmente infatti volevo fare il chimico, oppure lo scienziato. Insomma lavorare in laboratorio, con tutte quelle formule e intrugli strani, e giocare coi numeri, mi appassionava e mi appassiona ancora oggi. Anche per questo vorrei proseguire i miei studi, frequento il Liceo Scientifico perché mi piace moltissimo. Però poi è capitato, è capitato che mi avvicinassi alla musica e che quindi mi fosse chiaro quanto fosse bello cantare, scrivere canzoni, fare rap. Un mo(n)do appassionato per sfogarmi e rilassarmi al tempo stesso. Ora sono sicuro, o quasi, di quello che voglio fare.

 

Quello della musica, per altro, è un mondo sempre in evoluzione. Hai già nuove canzoni nel cassetto? E che ne pensi di qualche concerto dal vivo?

Non smetto mai di scrivere, quindi di materiale ne ho molto. Di certo il futuro potrebbe riservare tante belle sorprese. La voglia di fare e la passione non mi mancano, non mi resta che vedere come prosegue la cosa. In fatto di live sì, ci sto pensando. Mi piacerebbe molto tentare anche questa impresa, che per un ragazzo della mia età resta una bella sfida. I live mi ruberebbero tempo anche per lo studio, quindi devo cercare di capire quale potrebbe essere il giusto compromesso di modo da organizzarmi al meglio. Chi vivrà vedrà!

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